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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06102/2026 del 13/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società impugnava l'ordinanza che dichiarava inammissibile la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP il 16/04/2025. Il motivo principale dedotto in cassazione era violazione e falsa applicazione di legge (art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.) in relazione all'art. 322 c.p.p.: la ricorrente sosteneva che il Tribunale avesse errato ritenendo invalida la nomina del difensore della società perché effettuata dal legale rappresentante Neagu, ritenuto non legittimato; la società affermava che il sequestro era stato disposto anche "per equivalente" nei confronti della società ai sensi dell'art. 321 c.p.p. e che il decreto e il verbale di sequestro non avevano concretamente qualificato la Macos s.r.l. come soggetto destinatario di responsabilità amministrativa ex d.lgs. 231/2001, sicché la nomina del difensore doveva ritenersi valida. In sede di memoria depositata la società ha prodotto ulteriore documentazione a sostegno della qualificazione della società quale terzo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale del riesame che aveva ritenuto inesistente la nomina del difensore della società perché effettuata dal legale rappresentante che, essendo indagato per il reato presupposto, era incompatibile ai sensi dell'art. 39 d.lgs. 231/2001. La Corte ha richiamato il consolidato orientamento secondo cui il divieto di rappresentanza è presunto iuris et de iure e la carenza di legittimazione può essere rilevata d'ufficio (art. 591, comma 1, lett. a) c.p.p.). Per tali ragioni le censure svolte dalla società sono state ritenute questioni di fatto o di motivazione non valutabili in questa sede. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 39

    "L'ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo"

    Il divieto di rappresentanza dell'ente da parte del suo rappresentante imputato è assoluto e presunto iuris et de iure: la nomina del difensore effettuata da tale rappresentante è invalida e la carenza di legittimazione può essere rilevata d'ufficio.

  • codice di procedura penale, art. 321

    Norma che consente il sequestro preventivo per equivalente; nel caso il decreto di sequestro ha colpito le disponibilità finanziarie della società per equivalente.

  • codice di procedura penale, art. 591, comma 1, lett. a)

    Prevede che il difetto di legittimazione sia rilevabile d'ufficio; la Corte lo ha richiamato per dichiarare inammissibile la richiesta di riesame presentata da soggetto non legittimato.

  • codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b)

    Norma indicata come base formale del motivo di cassazione (violazione di legge) mediante la quale la parte ha dedotto la presunta errata applicazione dell'art. 322 c.p.p.

  • cod. proc. pen., art. 322

    Richiamato nel motivo di ricorso come norma cui sarebbe stata data falsa applicazione; la Corte non ha però statuuto sul merito della contestazione, avendo dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione.

  • d.lgs. 231/2001, artt. 5 e 24

    Indicano le fattispecie di illecito amministrativo contestate all'ente (illeciti collegati al reato presupposto); la Corte ha rilevato che il decreto di sequestro contestava la responsabilità amministrativa all'ente, collocando il caso nell'ambito dell'art. 39.

  • codice penale, art. 640-bis

    Reato originariamente contestato e poi richiamato nella vicenda; la Corte segnala che la fattispecie presupposta è stata riqualificata dal GIP ai sensi dell'art. 316-ter c.p.

  • codice penale, art. 316-ter

    Norma per la quale il reato originario è stato riqualificato dal GIP; rilevante perché collegata alla responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del d.lgs. 231/2001.

Massime di principio

  • Se il legale rappresentante di una società è indagato/imputato per il reato presupposto della responsabilità amministrativa dell'ente, egli è escluso dalla rappresentanza dell'ente nel procedimento penale (art. 39 d.lgs. 231/2001): qualsiasi atto di nomina del difensore compiuto da lui è invalido.
  • La mancanza di legittimazione della parte può essere rilevata d'ufficio e comporta l'inammissibilità degli atti processuali compiuti da soggetto non legittimato (art. 591 c.p.p.): la carenza non è sanabile con documentazione successiva se il vizio è sostanziale.
  • La qualificazione dell'ente come parte destinataria di responsabilità amministrativa nel decreto di sequestro (anche se il sequestro è disposto per equivalente) rafforza l'applicazione dell'art. 39 e quindi l'incompatibilità della rappresentanza da parte dell'imputato.
  • Il conflitto previsto dall'art. 39 d.lgs. 231/2001 è presunto iuris et de iure: il giudice non ha l'onere di compiere un accertamento probatorio per affermarlo e non deve motivare ulteriormente sulla sussistenza del conflitto.
  • In situazioni analoghe, la società che intende impugnare atti (es. riesame di sequestro) deve assicurarsi che la nomina del difensore sia effettuata da soggetto effettivamente legittimato (es. altro organo sociale, amministratore sostitutivo o soggetto appositamente nominato) prima di proporre il rimedio processuale.
  • Le questioni di fatto o di motivazione sulle quali si fondano le censure sostanziali non possono essere esaminate se il ricorso è inammissibile per vizi di legittimazione; pertanto, è essenziale curare preliminarmente la regolarità della rappresentanza.

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