Cassazione Penale, Sentenza n. 18334/2022 del 09/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per corruzione in atti giudiziari (artt. 319-ter, 321 cod. pen.), sostenendo che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato come induzione indebita. Lamenta che le due notificazioni non andate a buon fine lo avrebbero costretto a recarsi dall'ufficiale giudiziario non per ottenere un vantaggio illecito ma per impedire pregiudizi rilevanti, e chiede l'integrazione probatoria per acquisire atti di altro procedimento che, secondo lui, dimostrerebbero prassi consolidate a sostegno della sua ricostruzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e per essere fondato su motivi non consentiti nel giudizio di legittimità, ritenendo che la Corte d'appello avesse fornito una motivazione congrua e logica. Ha confermato la valutazione che il denaro fu consegnato spontaneamente dal privato e accettato dall'ufficiale senza sollecitazioni, esclusa l'induzione indebita; ha ritenuto non necessaria l'integrazione probatoria, anche in considerazione del rito abbreviato e della non decisività della documentazione richiesta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 319-ter cod. pen.
Rilevata la configurabilità della corruzione in atti giudiziari sulla base della consegna spontanea del denaro e della sua accettazione da parte dell'ufficiale, senza che emerga sollecitazione dell'agente; la Corte ha quindi ricostruito un accordo retributivo tra le parti.
art. 321 cod. pen.
Norma richiamata nell'imputazione insieme al 319-ter; la sentenza si concentra sulla qualificazione del fatto come corruzione piuttosto che su altre fattispecie alternative.
art. 319-quater cod. pen.
Richiamato in via alternativa nell'imputazione originaria ma non ritenuto applicabile dalla Corte sulla base della ricostruzione fattuale operata.
art. 603, comma 3, cod. proc. pen.
Citato in relazione alla valutazione sulla richiesta di integrazione probatoria: la Corte d'appello ha ritenuto esercizio non necessario ex officio per la non decisività degli atti richiesti rispetto al compendio probatorio.
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 12818 del 14/02/2020 (Bergmann), Rv. 279324
Richiamata per il principio secondo cui, nel rito abbreviato, specifici limiti gravano sulle richieste di giudizio abbreviato probatoriamente condizionato e sulle integrazioni istruttorie non riproposte tempestivamente.
Massime di principio
- Differenziare corruzione e induzione indebita: la corruzione richiede un accordo e l'accettazione del pubblico ufficiale; l'induzione indebita presuppone sollecitazione o pressione da parte del pubblico ufficiale o di terzi.
- La spontaneità della dazione del denaro e l'assenza di sollecitazioni o comportamenti costrittivi osservati rafforzano la qualificazione come corruzione anziché come induzione.
- La modestia dell'importo non esclude il reato ma costituisce elemento valutabile nel contesto probatorio e può influire sulla valutazione dell'esistenza di una condotta prevaricatrice.
- Quando il pagamento è finalizzato a favorire l'interesse di un terzo rispetto al donatore, la mancata partecipazione del diretto interessato può indebolire la tesi di costrizione o di ingerenza abusiva.
- Nel rito abbreviato le richieste di produzione probatoria ed integrazione sono soggette a limiti: il giudice può ritenere superflua l'acquisizione se la prova richiesta non è decisiva per il compendio probatorio complessivo.
- In Cassazione il sindacato sulle valutazioni di fatto è fortemente limitato: sono sindacabili solo vizi di motivazione, illogicità manifeste o violazioni di diritto; non è consentita una nuova valutazione delle fonti di prova.
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