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Sentenza

Sentenza n. 949/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza) n. 1115/2022.

Giustizia amministrativa202303417

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Toscana che aveva annullato parzialmente l'ordinanza comunale di acquisizione gratuita al patrimonio comunale, limitatamente all'area ulteriore rispetto al sedime dei manufatti abusivi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime di una tettoia e di un fabbricato abusivi, nonché di un'ulteriore porzione di terreno ritenuta necessaria a garantire l'accesso funzionale al fabbricato. Il TAR aveva accolto il ricorso soltanto nella parte concernente l'area ulteriore, rilevando l'insufficienza della motivazione comunale sull'estensione della pertinenza urbanistica. Gli appellanti hanno dedotto, con il primo motivo, la violazione dell'art. 196 della legge regionale Toscana n. 65/2014, dell'art. 34 c.p.a. e dell'art. 112 c.p.c., sostenendo che l'ordinanza contenesse determinazioni ablatorie inscindibili e che, pertanto, avrebbe dovuto essere annullata integralmente, anziché soltanto parzialmente. Con il secondo motivo hanno sostenuto che, essendo l'area inedificabile, l'acquisizione avrebbe dovuto essere limitata al solo sedime degli abusi, senza estensione ad altra superficie.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha escluso che l'ordinanza fosse inscindibile: l'acquisizione dell'area di sedime e quella dell'area ulteriore hanno infatti diversa natura. L'acquisizione del sedime si produce ipso iure alla scadenza del termine di novanta giorni fissato dall'ingiunzione di demolizione, mentre l'acquisizione dell'area ulteriore, quando venga individuata per la prima volta nell'ordinanza, ha natura parzialmente costitutiva e richiede una specifica motivazione circa la sua estensione. Il difetto di motivazione relativo all'area ulteriore non incide quindi sull'acquisizione del sedime. È stato inoltre ritenuto infondato il motivo secondo cui l'inedificabilità dell'area imporrebbe l'acquisizione del solo sedime. In tale situazione, non essendo applicabili concreti indici urbanistici per determinare la pertinenza urbanistica, l'acquisizione di un'area ulteriore può essere necessaria e dovuta, anche in ragione della maggiore gravità dell'abuso commesso in area inedificabile. Il limite delle dieci volte la superficie utile abusivamente realizzata costituisce comunque un limite massimo, non un parametro che attribuisce all'amministrazione una discrezionalità illimitata o esonera dall'obbligo di motivare la concreta estensione dell'area ulteriore. Le spese sono state poste a carico degli appellanti e liquidate in euro 3.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 196 l.r. Toscana n. 65/2014

    La norma regionale disciplina l'acquisizione al patrimonio comunale conseguente all'inottemperanza all'ordine di demolizione; la sua applicazione non impedisce l'annullamento parziale dell'atto quando siano distinguibili l'acquisizione del sedime e quella dell'area ulteriore.

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    L'acquisizione dell'area di sedime si produce ipso iure alla scadenza del termine previsto dall'ordine di demolizione. L'area ulteriore deve essere individuata in base agli indici di edificabilità della zona e alla superficie necessaria per opere analoghe; il limite delle dieci volte la superficie utile abusivamente realizzata è un limite massimo. In area inedificabile, ove non siano applicabili parametri urbanistici concreti, può comunque essere acquisita un'area ulteriore, la cui estensione deve essere motivata in relazione alla rilevanza e gravità dell'abuso.

  • art. 34 c.p.a.

    La disposizione è richiamata dall'appellante in relazione ai limiti della pronuncia giudiziale, ma il Consiglio di Stato non ravvisa una violazione derivante dall'annullamento parziale dell'ordinanza.

  • art. 112 c.p.c.

    Il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, richiamato dall'appellante, non impedisce l'annullamento parziale di un provvedimento quando le sue determinazioni siano giuridicamente distinguibili.

  • Adunanza Plenaria n. 16/2023

    l’atto di acquisizione del bene al patrimonio comunale, emesso ai sensi dell’art. 31, comma 3, del d.P.R. n. 380 del 2001, ha natura dichiarativa e comporta – in base alle regole dell’obbligo propter rem - l’acquisto ipso iure del bene identificato nell’ordinanza di demolizione alla scadenza del termine di 90 giorni fissato con l’ordinanza di demolizione

    Quando l'area ulteriore sia identificata per la prima volta nell'ordinanza di acquisizione, quest'ultima ha natura parzialmente costitutiva soltanto rispetto a tale area, con conseguente necessità di motivare l'estensione.

Massime di principio

  • L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime conseguente all'inottemperanza all'ordine di demolizione si produce ipso iure alla scadenza del termine previsto dall'ingiunzione; l'ordinanza successiva ha natura dichiarativa rispetto a tale effetto.
  • Quando l'area ulteriore rispetto al sedime viene individuata per la prima volta nell'ordinanza di acquisizione, l'atto ha natura parzialmente costitutiva in relazione a tale area e deve motivare specificamente le ragioni e la misura dell'estensione.
  • Il difetto di motivazione relativo all'acquisizione dell'area ulteriore non travolge necessariamente l'acquisizione dell'area di sedime, poiché le due componenti sono giuridicamente distinguibili e possono formare oggetto di annullamento parziale.
  • In area inedificabile, l'assenza di indici urbanistici applicabili non comporta la limitazione dell'acquisizione al solo sedime: può essere acquisita anche una superficie ulteriore, in considerazione della gravità dell'abuso, purché la concreta estensione sia adeguatamente motivata.
  • Il limite pari a dieci volte la superficie utile complessiva abusivamente realizzata costituisce un limite massimo all'acquisizione e non attribuisce all'amministrazione il potere di determinare arbitrariamente la superficie acquisibile né sostituisce la motivazione sulla sua concreta quantificazione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiDifetto di motivazioneEffetto conformativo e riedizione del potere

Testo integrale

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