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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00118/2026 del 02/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa denunciava vizio di motivazione e errata applicazione della legge penale contestando la valutazione sulle esigenze cautelari: si sosteneva che, dopo l'importazione di stupefacenti di fine ottobre 2019, il ricorrente non aveva compiuto ulteriori violazioni in materia di stupefacenti; che la detenzione inframuraria era in esecuzione da oltre due anni; e che il rischio di recidiva sarebbe stato adeguatamente contenuto con gli arresti domiciliari, eventualmente accompagnati dal divieto di contatti con persone estranee al nucleo familiare.

La decisione

Ricorso per cassazione rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo, sottolineando che il Tribunale del Riesame non ha presentato vizi di legittimità nella valutazione delle esigenze cautelari: ha correttamente richiamato la presunzione di cui all'art. 275 comma 3 c.p.p. e ha valorizzato la gravità dei reati (con condanna ad oltre dieci anni), la qualificata propensione del ricorrente a organizzare attività criminali con ruolo di primo piano, i pericolosi contatti fino a febbraio 2023 e i precedenti penali numerosi ed eterogenei. La Corte ha precisato che le censure difensive si risolvevano in diverse valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità e ha confermato che il ricorso in materia di misure cautelari è ammissibile solo per violazioni di norme specifiche o manifesta illogicità della motivazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e rinvio alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale in materia di stupefacenti; indicata per descrivere il tipo di reato contestato all'imputato

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che disciplina la detenzione e il traffico di sostanze stupefacenti; richiamata in relazione ai fatti contestati

  • art. 512 bis c.p.

    Norma penale eventualmente richiamata nel capo d'imputazione; citata nel riepilogo dei reati a carico del ricorrente

  • art. 275 comma 3 c.p.p.

    Presunzione sulla persistenza delle esigenze cautelari; il Tribunale del Riesame ha richiamato tale presunzione per ritenere fondata la custodia cautelare in carcere

  • art. 616 c.p.p.

    Disciplina l'imposizione delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese ai sensi di questa norma

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione

Massime di principio

  • Nelle richieste di sostituzione della custodia cautelare la valutazione delle esigenze cautelari è ancorata alla gravità dei fatti, ai precedenti e all'effettiva pericolosità sociale: il mero decorso del tempo in custodia non è di per sé sufficiente a superare la presunzione di persistenza delle esigenze cautelari
  • Il giudice di merito può ritenere sussistenti esigenze cautelari sulla base della presunzione di cui all'art. 275 c.p.p.; spetta al ricorrente fornire elementi concreti e convincente per superare tale presunzione
  • La ricostruzione dei fatti e la rivalutazione delle circostanze di rischio sono valutazioni di merito che la Corte di Cassazione sindaca limitatamente alla presenza di vizi di motivazione manifesti o alla violazione di norme di diritto
  • Per impugnare con successo in Cassazione una decisione cautelare occorre denunciare la violazione di specifiche norme ovvero dimostrare la manifesta illogicità della motivazione secondo canoni rigorosi, non semplicemente proporre una diversa lettura dei fatti
  • Contatti recenti con controparti criminali, precedenti penali anche se non recentissimi e una condanna significativa possono giustificare la permanenza in carcere nonostante l'assenza di nuove violazioni dopo l'illecito contestato
  • Misure alternative come gli arresti domiciliari possono essere ritenute adeguate solo se accompagnate da concrete garanzie idonee a neutralizzare i rischi (per esempio restrizioni specifiche, controllo effettivo dei contatti), ma ciò richiede una valutazione motivata che sovverta la presunzione di persistenza delle esigenze cautelari

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