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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29981/2024 del 22/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto il riesame contro il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 464.000 €, contestato in relazione alla presunta commissione, in concorso con altri (Salvatore Scandurra), del reato di truffa aggravata. Si contesta che l'asseverazione dello stato di avanzamento lavori (SAL) al 60% fosse falsa per ottenere crediti d'imposta (bonus ex legge n.34/2020). La ricorrente deduce: (i) motivazione apparente in relazione al fumus boni iuris perché i crediti connessi al primo SAL erano già stati ceduti e quindi non sarebbe conseguito un nuovo profitto; (ii) la condotta sarebbe al più tentativo o recesso attivo (richiamo agli artt. 56, 81 e 640-bis c.p.), ossia l'asseverazione revocata degraderebbe la fattispecie a tentativo; (iii) illegittimità del sequestro per mancata pertinenzialità dei beni sequestrati rispetto al presunto profitto; (iv) erronea valutazione della falsità del SAL senza considerare forniture, costi e attività tecniche comprese nel SAL.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato e basato su motivi non consentiti. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione adeguata sul fumus del reato: emergeva dagli atti e dalle denunce che le certificazioni di avanzamento (30% poi 60%) avevano consentito la creazione di crediti d'imposta per complessivi oltre 464.000 €, e la ricorrente avrebbe consapevolmente contribuito a un disegno criminoso unitario. Il Tribunale aveva correttamente escluso la qualificazione della condotta come mero tentativo e aveva valorizzato l'esistenza di un accordo fraudolento unitario tra i professionisti. Conseguentemente è stato confermato il sequestro preventivo. Inoltre la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di 3.000 euro a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti del ricorso avverso misure cautelari reali: il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per vizio della motivazione; quindi non è sindacabile in Cassazione la valutazione del fumus se la motivazione è congrua.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa in tema di tentativo; il Tribunale ha ritenuto che, nel contesto di un disegno criminoso unitario, la revoca dell'asseverazione non fosse sufficiente a qualificare la condotta come mero tentativo.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla continuazione e al concorso di persone nel reato; la Corte ha valorizzato il principio secondo cui, in caso di concorso, a ciascun concorrente può essere imputata l'intera dinamica delittuosa nel quadro di un progetto unitario.

  • art. 640-bis cod. pen.

    Norma incriminatrice (truffa aggravata per il conseguimento di indebiti crediti d'imposta) centrale nel quadro accusatorio; il Tribunale ha ritenuto sussistente il fumus in relazione alle asseverazioni sovrastimate finalizzate all'accesso ai benefici fiscali.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla ricorrente per censurare il sequestro dei beni; il Tribunale ha ritenuto che sussistessero i presupposti per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, essendo sufficiente, per una misura cautelare reale, il fumus del reato.

  • Legge n. 34 del 30/04/2020

    Fonte normativa che ha istituito il bonus/credito d'imposta oggetto della frode contestata; il profitto illecito contestato consiste nell'indebito conseguimento e cessione di crediti d'imposta derivanti dalle asseverazioni di stati di avanzamento lavori.

Massime di principio

  • Il ricorso in sede di riesame/legittimità avverso misure cautelari reali è ammesso prevalentemente per violazione di legge: i vizi della motivazione sono difficilmente sindacabili se la motivazione del giudice è coerente e argomentata.
  • Per misure cautelari reali (sequestro preventivo finalizzato alla confisca) è sufficiente l'esistenza del fumus del reato; non è necessario definire in questa fase l'apporto quantificato di ciascun indagato nel complesso meccanismo fraudolento.
  • La revoca di una dichiarazione o asseverazione non determina automaticamente la trasformazione del reato consumato in tentativo se l'atto si inserisce in un progetto criminoso unitario che ha già prodotto, o era idoneo a produrre, il profitto complessivo.
  • In ipotesi di concorso tra professionisti, il principio di responsabilità solidale / concorso di persone può portare all'imputazione dell'intera dinamica delittuosa anche a chi ha operato in fasi diverse, quando sussista un accordo (anche tacito) volto al profitto illecito.
  • Per contestare efficacemente il sequestro preventivo occorre documentare l'assenza di pertinenzialità tra i beni sequestrati e l'illecito profitto oppure dimostrare l'inesistenza del presunto profitto; semplici argomentazioni giuridiche sulla possibilità di fatturare materiali o sulla valutazione del SAL sono insufficienti se contrastate da elementi documentali e denunce.
  • Le questioni non sollevate nel giudizio di merito o non attinenti al motivo concreto coltivato in riesame rischiano di essere considerate inammissibili in sede di legittimità; è quindi essenziale concentrare il gravame sui profili effettivamente decisi dalla corte territoriale.

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