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Sentenza

Sentenza del 20/07/2018 n. 19369 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della CTR dell'Abruzzo, che aveva annullato un avviso di accertamento relativo a IVA, IRPEG e IRAP per l'anno 2000. I rilievi riguardavano sopravvenienze attive non dichiarate, la rettifica delle rimanenze finali, la deducibilità dei compensi agli amministratori, gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato (TFM) e alcune spese per brevetti, studio, ricerca e servizi commerciali. In Cassazione l'Agenzia ha dedotto, tra l'altro, omessa pronuncia, violazione delle norme sulla valutazione delle rimanenze, illegittima deduzione degli accantonamenti TFM, erronea esclusione del controllo di congruità sui compensi agli amministratori e violazione delle regole sull'inerenza dei costi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il primo e il quinto motivo di ricorso, ritenendo corretta la pronuncia implicita della CTR e la deducibilità delle spese relative ai brevetti, poiché funzionali all'attività dell'impresa anche se i brevetti appartenevano a un'altra società del gruppo. Ha invece accolto il secondo motivo, stabilendo che la maggiorazione del 20% delle rimanenze doveva essere adeguatamente documentata e giustificata; il terzo motivo, affermando che gli accantonamenti TFM sono deducibili solo se il diritto all'indennità risulta da un atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto; e il quarto motivo, precisando che i compensi agli amministratori sono astrattamente deducibili anche nelle società di capitali, ma l'Amministrazione può verificarne la congruità economica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla CTR dell'Abruzzo, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • Art. 112 c.p.c.

    Non sussiste omessa pronuncia quando la decisione adottata implica logicamente il rigetto della domanda o della censura, anche senza una specifica trattazione di ogni argomento.

  • Art. 59 TUIR, testo vigente nel 2000

    Le rimanenze finali di un esercizio nell'ammontare indicato dal contribuente costituiscono le esistenze iniziali dell'esercizio successivo.

    La norma esprime il principio di continuità dei valori di bilancio. Le rimanenze devono essere valorizzate secondo criteri documentati e coerenti; una variazione in aumento non può essere riconosciuta se il contribuente non dimostra la composizione dei costi di produzione.

  • Art. 14, comma 1, L. n. 289/2002

    Le società [...] che si avvalgono delle disposizioni di cui all'art. 8 possono specificare in apposito prospetto i nuovi elementi attivi e passivi o le variazioni di elementi attivi e passivi.

    L'assenza del prospetto richiesto impedisce di attribuire rilevanza, nel successivo accertamento, alle variazioni degli elementi patrimoniali collegate al condono.

  • Art. 16, comma 1, lett. c), TUIR, testo previgente

    il diritto all'indennità risulta da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto

    Il requisito della data certa anteriore all'inizio del rapporto è necessario per la deducibilità degli accantonamenti destinati al trattamento di fine mandato degli amministratori.

  • Art. 70, comma 3, TUIR, testo previgente

    Il rinvio all'art. 16, comma 1, lett. c), TUIR è un rinvio pieno e comprende anche il requisito dell'atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto.

  • Art. 62, comma 3, TUIR, testo previgente, richiamato dall'art. 95, comma 1

    I compensi spettanti agli amministratori delle società di capitali sono astrattamente deducibili, ma la loro deduzione non è automaticamente garantita dall'approvazione societaria: l'Amministrazione finanziaria può verificarne congruità e attendibilità economica.

  • Art. 75 TUIR, testo previgente

    nell'esercizio dell'impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell'attività imprenditoriale e dell'aumento della redditività della stessa

    La deducibilità dei costi dipende dalla loro inerenza e strumentalità all'attività d'impresa, non necessariamente dalla proprietà del bene cui il costo si riferisce. Occorrono comunque documentazione contabile e assenza di fittizietà o frode.

  • Art. 2697 c.c.

    L'Amministrazione deve provare i fatti costitutivi della maggiore pretesa tributaria; il contribuente deve provare l'esistenza, la certezza, l'inerenza e la corretta quantificazione dei costi e degli oneri dedotti.

Massime di principio

  • Le rimanenze di magazzino devono essere valorizzate con criteri coerenti tra esercizi e supportate da prospetti e documentazione analitica; una rettifica percentuale non adeguatamente giustificata può essere recuperata a tassazione.
  • Il contribuente che deduce un costo non può limitarsi alla sua contabilizzazione: deve dimostrarne effettività, importo, causa, inerenza e coerenza economica.
  • Gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori richiedono un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto; una delibera priva di tale requisito non è sufficiente.
  • I compensi agli amministratori sono deducibili anche nelle società di capitali, ma l'approvazione da parte degli organi societari non impedisce all'Amministrazione di contestarne la congruità o l'eccessività.
  • Un costo può essere deducibile anche se il bene o il diritto cui si riferisce appartiene a un'altra società del gruppo, purché sia provata la strumentalità concreta del bene all'attività del soggetto che sostiene la spesa e non emergano costi fittizi o fraudolenti.
  • In presenza di contestazioni specifiche dell'Ufficio, l'onere della prova si sposta sul contribuente per gli elementi che giustificano la deduzione o la valorizzazione contabile.

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