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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33475/2026 del 14/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (non_determinabile)

La controversia

Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la loro responsabilità per l'abusiva occupazione di un immobile. I ricorsi, con motivi comuni, deducevano: la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione all'erronea identificazione dell'immobile occupato; l'omesso esame di prove decisive prodotte dalla difesa riguardo alla sussistenza dello stato di necessità quale causa di giustificazione; la violazione di legge e il vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di cassazione ha rilevato che le doglianze erano pedissequamente reiterative di quelle già proposte in appello e puntualmente disattese dalla sentenza impugnata. Quanto all'identificazione dell'immobile, la Corte d'appello aveva fatto riferimento alle risultanze catastali. Quanto allo stato di necessità, aveva esaminato la documentazione relativa alle condizioni di invalidità degli imputati, escludendone la decisività in ragione della lunga durata dell'occupazione abusiva e della mancata prova dell'attualità del pericolo. Quanto alla particolare tenuità del fatto, aveva escluso la causa di non punibilità valorizzando l'offensività non minimale della condotta, protrattasi anche dopo la condanna di primo grado.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ritenendo tutti i motivi non consentiti perché meramente reiterativi delle censure d'appello e comunque manifestamente infondati. Ha confermato la correttezza della motivazione sulla precisa identificazione dell'immobile, sull'insussistenza dello stato di necessità per difetto della prova di un pericolo attuale e sulla non applicabilità della particolare tenuità del fatto in considerazione della durata e della protrazione dell'occupazione. I ricorrenti sono stati condannati ciascuno al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 54 c.p.

    La scriminante richiede un pericolo attuale, rigorosamente accertato e dimostrato, di un danno grave alla persona; non è applicabile alla condotta di chi viola la legge penale per soddisfare una generica esigenza abitativa o per attuare un principio di giustizia sociale.

  • art. 131-bis c.p.

    causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto

    Il riconoscimento richiede una offensività non particolarmente significativa; il giudizio sulla tenuità, se fondato sugli indici normativi e adeguatamente motivato, non è censurabile in sede di legittimità.

  • art. 610 c.p.

Massime di principio

  • Lo stato di necessità non è configurabile quando l'occupazione abusiva di un immobile sia giustificata soltanto da un'esigenza abitativa, se non è rigorosamente provata l'attualità di un pericolo grave alla persona.
  • La lunga durata dell'occupazione abusiva e la sua protrazione anche dopo una condanna di primo grado possono escludere la particolare tenuità del fatto, evidenziando un'offensività non minimale.
  • In sede di legittimità sono inammissibili i motivi che reiterano pedissequamente censure già proposte in appello e puntualmente disattese con motivazione pertinente, logica e giuridicamente corretta.
  • Il giudizio sulla particolare tenuità del fatto, quando è condotto secondo gli indici normativi e adeguatamente motivato, costituisce valutazione di merito non censurabile in cassazione se il ricorso si limita a contrapporre una diversa lettura delle risultanze.

Come è indicizzato

MaterieDanneggiamentoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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