Sentenza n. 879/2026 - Palermo, Sezione 3
per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione odierna resistente sull’istanza della ricorrente del 25.06.2025, recante “Richiesta di variante urbanistica per l’immobile sito in Via E. Morselli nn. 2, 4, 6”, nonché sul successivo atto di invito e sollecito del 30.07.2025; nonché per l’accertamento dell’obbligo dell’Area Urbanistica e della Rigenerazione Urbana, della Mobilità e del Centro Storico del Comune di Palermo di definire il procedimento amministrativo avviato sulla detta istanza.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sull’istanza di ripianificazione urbanistica e successiva comunicazione interlocutoria di avvio del procedimento
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
La società proprietaria ha chiesto al Comune di Palermo l’attribuzione di una nuova destinazione urbanistica, indicata in B3, all’area sulla quale sorge un edificio. Il Comune ha comunicato l’avvio del procedimento di ripianificazione, ma non lo ha concluso con un provvedimento espresso. La ricorrente ha quindi dedotto l’illegittimità del silenzio e chiesto l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere, nonché, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta incaricato di attribuire direttamente la destinazione B3 all’area. Il presupposto sostanziale della domanda è stato individuato nella natura espropriativa del vincolo a sede stradale e nella sua conseguente decadenza, che impone al Comune di assegnare una nuova destinazione urbanistica.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso nei limiti indicati. Ha qualificato come espropriativo il vincolo a sede stradale, ritenendolo incompatibile con la permanenza del fondo in proprietà privata perché la strada è destinata a pubblica utilizzazione. A seguito della decadenza del vincolo, il Comune era pertanto tenuto a procedere alla nuova pianificazione dell’area ai sensi dell’art. 9 d.P.R. 380/2001. La comunicazione di avvio del procedimento è stata ritenuta un atto meramente interlocutorio ed endoprocedimentale, inidoneo a interrompere il silenzio, poiché solo un provvedimento conclusivo può definire il procedimento. Il Comune è stato condannato a provvedere sull’istanza entro 180 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per l’eventuale ulteriore inerzia è stato nominato commissario ad acta il Dirigente Generale del Dipartimento Urbanistica dell’Assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente, con facoltà di delega, che dovrà provvedere nel successivo termine di 180 giorni. Il TAR ha invece respinto la richiesta di attribuzione giudiziale della specifica destinazione B3, anche tramite il commissario, poiché le scelte urbanistiche sono connotate da ampia discrezionalità amministrativa e, inoltre, non risultavano esclusi ulteriori accertamenti istruttori. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in 1.000 euro oltre accessori e rimborso del contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
art. 9 d.P.R. 380/2001
A seguito della decadenza del vincolo preordinato all’esproprio, l’area resta soggetta alla disciplina prevista per le aree prive di destinazione urbanistica e il Comune è tenuto ad attribuire una nuova destinazione.
art. 31, comma 3, c.p.a.
Il giudice può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attività vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione.
Nel giudizio avverso il silenzio il giudice può pronunciarsi direttamente sulla fondatezza della pretesa soltanto quando l’attività amministrativa sia vincolata, non residuino margini di discrezionalità e non siano necessari ulteriori adempimenti istruttori; tali condizioni non ricorrevano per l’attribuzione della destinazione B3.
Massime di principio
- Il vincolo urbanistico a sede stradale ha natura espropriativa quando la destinazione è incompatibile con la permanenza del fondo in proprietà privata, poiché la strada è funzionalmente destinata alla pubblica utilizzazione.
- Decaduto un vincolo preordinato all’esproprio, il Comune ha l’obbligo di attribuire all’area una nuova destinazione urbanistica; l’inerzia dell’ente può essere fatta valere dal proprietario mediante il giudizio avverso il silenzio.
- La comunicazione di avvio del procedimento o altro atto meramente interlocutorio, soprassessorio o endoprocedimentale non definisce il procedimento e non esclude l’illegittimità del silenzio; a tal fine è necessario un provvedimento conclusivo.
- Nel giudizio contro il silenzio il giudice amministrativo non può imporre una specifica destinazione urbanistica quando la scelta resta affidata alla discrezionalità pianificatoria dell’amministrazione o richiede ulteriori accertamenti istruttori.
- Il commissario ad acta nominato per l’ulteriore inerzia dell’amministrazione può essere incaricato di concludere il procedimento in via sostitutiva, ma deve rispettare i margini di discrezionalità amministrativa e non può essere vincolato all’attribuzione di una destinazione urbanistica non giuridicamente predeterminata.
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