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Sentenza

Sentenza n. 748/2026 - Palermo, Sezione 3

per l’annullamento quanto al ricorso n. 1398 del 2024: - del provvedimento di diniego n. 13 del 9 maggio 2024, n. prot. AREG/12668/2024 del Comune di Palermo, Area Urbanistica della Rigenerazione Urbana della Mobilità e del Centro Storico, Ufficio Condono, Sanatorie edilizie ed Abusivismo, U.O. 7 con il quale è stata denegata l’istanza di condono edilizio prot. n. 46583 del 26 novembre 2004; - ove occorra, del provvedimento N. prot. AREG/193714/2024 del 21 febbraio 2024 e notificato in data 5 marzo 2024 del Comune di Palermo, Area Urbanistica della Rigenerazione Urbana della Mobilità e del Centro Storico, Ufficio Condono, Sanatorie edilizie ed Abusivismo, U.O. 7 avente ad oggetto “Comunicazione adozione provvedimento di Diniego ex art. 11 bis della L.R. 10/91 introdotto dall’art. 23 comma 1 lett. e, e della L.R. 17/2004” quanto al ricorso n. 62 del 2025: - del provvedimento di diniego n. 33 del 17 ottobre 2024, n. prot. AREG/1225772/2024 del Comune di Palermo, Area Urbanistica della Rigenerazione Urbana della Mobilità e del Centro Storico, Ufficio Condono, Sanatorie edilizie ed Abusivismo, U.O. 7 con il quale è stata denegata l’istanza di condono edilizio prot. n. 46577 del 26 novembre 2004; - ove occorra, del provvedimento N. prot. AREG/193680/2024 del 21 febbraio 2024 e notificato in data 18 giugno 2024 del Comune di Palermo, Area Urbanistica della Rigenerazione Urbana della Mobilità e del Centro Storico, Ufficio Condono, Sanatorie edilizie ed Abusivismo, U.O. 7 avente ad oggetto “Comunicazione adozione provvedimento di Diniego ex art. 11 bis della L.R. 10/91 introdotto dall’art. 23 comma 1 lett. e, e della L.R. 17/2004”

Giustizia amministrativa202401398

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: dinieghi di due istanze di condono edilizio relative a due unità immobiliari realizzate in sopraelevazione, nonché le comunicazioni di preavviso di diniego

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato due dinieghi relativi a istanze di condono presentate ai sensi della l. n. 326/2003, deducendo, da un lato, la violazione dell’art. 10-bis della l. n. 241/1990, perché il Comune avrebbe omesso di esaminare le osservazioni presentate per una pratica e non avrebbe indicato le ragioni del loro superamento per l’altra; dall’altro, l’eccesso di potere per difetto di istruttoria, sostenendo che le opere costituivano un ampliamento in sopraelevazione di un piano terra già interessato da altra istanza di condono e che, pertanto, il Comune avrebbe dovuto acquisire i pareri delle amministrazioni preposte alla tutela paesaggistica.

La decisione

Il TAR ha riunito i due ricorsi per connessione soggettiva e oggettiva. Ha respinto il motivo relativo al difetto di istruttoria, ritenendo che l’art. 32 del d.l. n. 269/2003, e in particolare il comma 27, lett. d), precluda la sanatoria delle opere realizzate in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, anche quando il vincolo non comporti inedificabilità assoluta e indipendentemente dal fatto che l’opera costituisca estensione di altra istanza di condono. In presenza di tale vincolo, l’amministrazione era tenuta a negare il condono, senza necessità di acquisire i pareri paesaggistici prospettati dai ricorrenti. Il TAR ha riconosciuto che i dinieghi erano illegittimi nella parte in cui non avevano dato conto delle osservazioni procedimentali, ma ha ritenuto il vizio non invalidante ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, primo periodo, della l. n. 241/1990, poiché si trattava di provvedimenti vincolati e il loro contenuto non avrebbe potuto essere diverso. I ricorsi sono stati quindi respinti. I ricorrenti sono stati condannati, in solido, al pagamento di 2.000 euro di spese di lite, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 32 d.l. n. 269/2003

    «riguarda non solo i termini e le forme della richiesta di concessione in sanatoria, ma anche i limiti entro i quali questa deve essere rilasciata»

    La disposizione disciplina anche i limiti sostanziali della sanatoria e, mediante il comma 27, lett. d), attribuisce carattere ostativo ai vincoli paesaggistici e ambientali anteriori all’esecuzione delle opere, quando l’intervento non sia conforme alla disciplina urbanistica.

  • art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003

    «i vincoli imposti a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di tali opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici»

    I vincoli indicati hanno carattere ostativo alla sanatoria anche se non comportano inedificabilità assoluta; per opere realizzate in area vincolata il diniego del condono è obbligatorio nei presupposti indicati dalla norma.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    Il mancato esame delle osservazioni presentate nel procedimento o l’omessa indicazione delle ragioni del loro superamento integra una violazione procedimentale.

  • art. 21-octies, comma 2, primo periodo, l. n. 241/1990

    «non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato»

    La violazione dell’art. 10-bis non comporta l’annullamento quando il provvedimento è vincolato e risulta palese che, anche rinnovando il procedimento, l’amministrazione dovrebbe adottare lo stesso diniego.

  • art. 10-bis l.r. Sicilia n. 10/1991, come introdotto dall’art. 23, comma 1, lett. e), l.r. Sicilia n. 17/2004

    La disposizione è richiamata nelle comunicazioni comunali di adozione del diniego, senza incidere sull’esito della controversia.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 252/2022

    È richiamata quale conferma del carattere ostativo alla sanatoria dei vincoli paesaggistici rientranti nell’art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003.

Massime di principio

  • Il condono edilizio relativo a opere realizzate, prima dell’istituzione del vincolo, in area sottoposta a vincolo paesaggistico è precluso nei casi previsti dall’art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003, anche quando il vincolo non comporti inedificabilità assoluta.
  • La preclusione derivante dal vincolo paesaggistico opera indipendentemente dal fatto che l’opera oggetto della domanda di condono costituisca sopraelevazione o ampliamento di altra parte dell’immobile già interessata da una distinta istanza di sanatoria.
  • Quando la disciplina del condono rende obbligatorio il diniego per la localizzazione dell’opera in area vincolata, l’amministrazione non è tenuta ad acquisire pareri paesaggistici che non potrebbero modificare l’esito vincolato del procedimento.
  • La violazione dell’art. 10-bis della l. n. 241/1990, consistente nell’omesso esame delle osservazioni o nella mancata indicazione delle ragioni del loro superamento, non determina l’annullamento del provvedimento se, per la sua natura vincolata, è palese che il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso ai sensi dell’art. 21-octies, comma 2, primo periodo, della stessa legge.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioVincoli e piani paesaggisticiPartecipazione al procedimentoInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
IstitutiVizi formali non invalidantiPartecipazione procedimentalePrincipio di legalità e tipicitàDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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