Sentenza n. 1537/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: delibere comunali di adozione e approvazione del Piano Urbanistico Comunale, della VAS e degli atti relativi all’esame delle osservazioni
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il Piano Urbanistico Comunale del Comune di Serino, deducendo che aree precedentemente classificate come zona omogenea B, residenziale esistente, erano state riclassificate come zona B1 - Tessuto Urbano Saturo, con previsione di totale inedificabilità. Hanno sostenuto che le aree fossero inserite in contesti urbani antropizzati, pienamente infrastrutturati e solo parzialmente edificati, e che almeno una delle aree fosse concretamente idonea al completamento edilizio. È stata inoltre dedotta la violazione delle condizioni apposte dalla Provincia di Avellino al parere di coerenza del PUC con il PTCP: secondo i ricorrenti, la delibera consiliare di approvazione non avrebbe contenuto una dichiarazione espressa e dettagliata dell’avvenuto recepimento delle prescrizioni provinciali, né la motivazione dell’eventuale dissenso rispetto a singole prescrizioni. Sono stati altresì denunciati il difetto di motivazione nell’esame delle osservazioni, la disparità di trattamento tra situazioni asseritamente uguali, il travisamento dello stato dei luoghi e l’erronea rappresentazione cartografica di una costruzione inesistente, che avrebbe indotto a qualificare l’area come satura. In udienza, la parte ricorrente ha precisato che l’oggetto effettivo del ricorso era la mancata qualificazione delle proprie aree come edificabili, mentre i riferimenti ad altre aree avevano soltanto funzione comparativa.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso manifestamente irricevibile, ritenendo che il termine per impugnare decorresse dalla pubblicazione della delibera di approvazione del PUC nel BURC. Secondo il Collegio, al momento della pubblicazione i ricorrenti conoscevano sia la volontà dell’amministrazione sia la lesione derivante dal mancato accoglimento delle loro osservazioni; la notificazione del ricorso è quindi intervenuta oltre il termine di legge. Il giudice ha comunque esaminato il merito in via subordinata, ritenendo il ricorso infondato: le censure investivano scelte riconducibili alla discrezionalità tecnica dell’amministrazione, senza dimostrare effettivi profili di irragionevolezza. Ha inoltre valorizzato il rilievo della Provincia secondo cui l’eventuale accoglimento delle pretese avrebbe comportato maggiore saturazione urbanistica, maggiore danno ambientale e maggiore consumo di suolo. Le spese di lite sono state compensate in ragione della peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
SENTENZA ex art. 60 cod. proc. amm.
Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, anche all’esito della fase cautelare, quando la causa è matura per la decisione.
L.R. Campania n. 16/2024
redatti ai sensi della L.R. n. 16/2024 e ss.mm.ii.
Richiamata quale disciplina regionale applicabile alla formazione del Piano Urbanistico Comunale.
Regolamento regionale Campania n. 3/2011
del relativo Regolamento di Attuazione n. 3/2011
Richiamato quale regolamento di attuazione della disciplina regionale urbanistica.
Massime di principio
- Quando l’interessato impugna una previsione di piano urbanistico deducendo che le proprie osservazioni non siano state accolte e che l’area non sia stata resa edificabile, la piena conoscenza della lesione si perfeziona, in linea generale, con la pubblicazione dell’atto di approvazione del piano, se da tale atto risultano conoscibili sia la volontà amministrativa sia il mancato accoglimento delle osservazioni.
- Il termine per impugnare una previsione urbanistica lesiva decorre dalla pubblicazione dell’atto di approvazione quando l’interessato sia posto in condizione di conoscere la classificazione attribuita all’area e il mancato accoglimento delle proprie osservazioni; la notificazione successiva oltre il termine di legge rende il ricorso irricevibile.
- Le scelte di pianificazione urbanistica costituiscono espressione di discrezionalità tecnica e amministrativa e non possono essere sostituite dal giudice in assenza della dimostrazione di specifici profili di irragionevolezza, illogicità, travisamento dei fatti o manifesta contraddittorietà.
- La richiesta di riclassificare aree urbanistiche come edificabili deve essere valutata anche alla luce degli effetti sul carico urbanistico, sul consumo di suolo e sulla sostenibilità ambientale; tali esigenze possono giustificare il mantenimento della qualificazione dell’area come tessuto urbano saturo.
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