Cassazione Civile, Ordinanza n. 41709/2021 del 28/12/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (danneggiato)
La controversia
La controversia nasce da infiltrazioni d'acqua provenienti dal cavedio di un appartamento di proprietà della ricorrente, sovrastante gli immobili dei danneggiati. I giudici di merito hanno condannato la proprietaria al risarcimento dei danni subiti da una società e da alcuni privati, ritenendo inoltre corresponsabile, nella misura del 40%, la società appaltatrice dei lavori di posa dei serramenti sul cavedio, per inesatto adempimento degli obblighi contrattuali. È stata anche respinta la domanda di manleva proposta dalla proprietaria nei confronti dell'assicuratrice, per prescrizione del diritto all'indennizzo. La ricorrente ha proposto otto motivi: (1) contestazione della ricostruzione causale delle infiltrazioni e della mancata attribuzione integrale della responsabilità all'appaltatrice; (2)-(3) censura della motivazione e del rigetto della garanzia impropria verso l'appaltatrice; (4) doglianza sulla mancata ammissione di una consulenza tecnica d'ufficio; (5) contestazione dell'interpretazione della domanda di manleva, ritenuta non estesa a tutti i danneggiati; (6)-(7) censura della decisione che ha ritenuto prescritta la pretesa assicurativa e ha escluso la decadenza dell'assicuratrice dall'eccezione di prescrizione, nonché della valutazione della documentazione stragiudiziale; (8) omesso esame del dies a quo della prescrizione anche con riferimento alla domanda relativa alla società danneggiata.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi relativi alla ricostruzione dei fatti, alla motivazione della sentenza d'appello, alla mancata ammissione della CTU, all'interpretazione della domanda di manleva e alle censure sulla prescrizione dell'indennizzo assicurativo. In particolare, ha ribadito che, nei confronti dei terzi danneggiati dall'esecuzione di opere in appalto, il committente conserva la qualità di custode del bene e risponde ex art. 2051 c.c., salvo il caso fortuito; l'inadempimento dell'appaltatore non coincide automaticamente con il caso fortuito. Ha altresì confermato che l'apprezzamento della domanda, delle prove e delle allegazioni documentali resta riservato al giudice di merito, e che nel ricorso per cassazione devono essere specificamente indicati atti e documenti rilevanti ai sensi degli artt. 366 n. 6 e 369 n. 4 c.p.c. Conseguentemente, ha condannato la ricorrente alle spese e dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 113 c.p.c.
Richiamato tra le norme invocate dalla ricorrente per censurare la decisione di merito, senza accoglimento delle doglianze.
art. 115 c.p.c.
Invocato per contestare la valutazione delle prove; la Corte ribadisce che la selezione delle risultanze probatorie compete al giudice di merito.
art. 116 c.p.c.
Invocato per contestare l'apprezzamento delle prove e della consulenza tecnica; la Corte respinge le censure come dirette a sollecitare una rivalutazione di merito.
art. 132 c.p.c.
La nullità per difetto di motivazione ricorre solo se la motivazione manchi del tutto o sia incomprensibile per contraddizioni irriducibili; nel caso concreto la motivazione d'appello è stata ritenuta esistente e comprensibile.
art. 111 Cost.
Richiamato a sostegno delle censure sulla motivazione, ma non ritenuto violato.
art. 2051 c.c.
Il committente di opere su un proprio bene conserva la custodia verso i terzi e risponde dei danni salvo caso fortuito; la consegna del bene all'appaltatore non trasferisce la custodia in modo idoneo a escludere la responsabilità.
art. 2043 c.c.
La Corte precisa che la responsabilità ex art. 2051 c.c. non esclude eventuali ulteriori responsabilità aquiliane del committente e/o dell'appaltatore.
art. 1218 c.c.
Richiamato nei motivi relativi all'inadempimento dell'appaltatrice e alla garanzia impropria; la Corte non accoglie le doglianze.
art. 1176 c.c.
Invocato in relazione agli obblighi di diligenza dell'appaltatore e alla responsabilità contrattuale.
art. 1655 c.c.
Richiamato per qualificare il rapporto di appalto e gli obblighi dell'appaltatore.
art. 1667 c.c.
Richiamato nei motivi relativi all'inadempimento dell'appaltatore e alla garanzia per difformità/vizi.
art. 2952 c.c.
La Corte conferma la prescrizione del diritto all'indennizzo assicurativo nei termini ritenuti dai giudici di merito.
art. 2943 c.c.
Richiamato in relazione agli atti interruttivi della prescrizione; le doglianze sono dichiarate inammissibili o infondate.
art. 99 c.p.c.
Invocato sulla dedotta errata delimitazione della domanda di manleva.
art. 106 c.p.c.
Richiamato in tema di chiamata in causa e garanzia impropria.
art. 112 c.p.c.
Invocato per lamentare un preteso vizio di omessa pronuncia, escluso dalla Corte.
art. 163 c.p.c.
Richiamato con riguardo alla formulazione della domanda e degli atti introduttivi.
art. 164 c.p.c.
Richiamato con riguardo alla validità della citazione e alla dedotta nullità dell'atto di chiamata.
art. 366 n. 6 c.p.c.
Il ricorrente deve indicare specificamente atti e documenti posti a fondamento delle censure, con il relativo contenuto e la sede processuale in cui sono rinvenibili.
art. 369 n. 4 c.p.c.
I documenti richiamati nel ricorso per cassazione devono essere allegati o comunque specificamente individuati; in difetto, il motivo è inammissibile.
art. 360 n. 3 c.p.c.
Utilizzato come parametro per i motivi di violazione di legge.
art. 360 n. 4 c.p.c.
Utilizzato come parametro per i motivi di nullità della sentenza e del procedimento.
art. 360 n. 5 c.p.c.
Il vizio di omesso esame riguarda un fatto storico decisivo e non può tradursi in una nuova valutazione del merito.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.
Massime di principio
- Nei confronti dei terzi danneggiati dall'esecuzione di opere affidate in appalto, il committente conserva la custodia del bene e risponde ex art. 2051 c.c.; la mera consegna del bene all'appaltatore non comporta trasferimento della custodia.
- Il caso fortuito, quale limite alla responsabilità da cose in custodia, richiede un evento imprevedibile e inevitabile dotato di autonoma efficacia causale; non coincide automaticamente con l'inadempimento dell'appaltatore nei rapporti interni col committente.
- L'eventuale responsabilità dell'appaltatore nei confronti del committente per inesatto adempimento non esclude la responsabilità del committente verso i terzi danneggiati, potendo al più rilevare sul piano dei rapporti interni o della ripartizione del regresso/manleva.
- Il vizio di motivazione rilevante ex art. 132, n. 4, c.p.c. ricorre solo quando la motivazione manchi del tutto o sia radicalmente incomprensibile; non basta una motivazione ritenuta insufficiente o non condivisa dalla parte.
- Nel ricorso per cassazione, le censure che presuppongono l'esame di atti o documenti devono rispettare l'onere di specifica indicazione e allegazione di cui agli artt. 366 n. 6 e 369 n. 4 c.p.c.; in mancanza, il motivo è inammissibile.
- Il sindacato di legittimità non consente una rivalutazione del merito né una nuova lettura delle prove; il giudice di merito conserva il potere esclusivo di selezionare le risultanze ritenute decisive.
- L'omesso esame ex art. 360 n. 5 c.p.c. deve riguardare un fatto storico decisivo effettivamente trascurato, non una diversa valutazione delle risultanze istruttorie o una questione già affrontata dal giudice di merito.
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