Cassazione Penale, Sentenza n. 29077/2022 del 22/07/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato il rigetto dell'istanza di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Fatti: detenzione di 226,8 g netti di eroina (23 ovuli ingeriti, circa 4.794 dosi medie) e condanna in primo grado (14/10/2021) a 3 anni e 5 mesi di reclusione e 12.000 euro di multa. La difesa ha censurato la motivazione per apoditticità, illogicità e contraddittorietà, ha sostenuto che il tempo trascorso, la collaborazione dell'imputato, l'assenza di precedenti e il rispetto delle prescrizioni avrebbero dovuto far ritenere attenuate le esigenze cautelari; ha altresì dedotto che gli arresti domiciliari con mezzi elettronici sarebbero idonei e ha invocato il principio dell'extrema ratio della custodia cautelare.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile (anche per manifesta infondatezza). Ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la motivazione del Tribunale che ha confermato il persistere del pericolo di reiterazione, valorizzando la gravitaà del reato, l'ingente quantitativo di stupefacente e la condanna di primo grado (pena > 3 anni). Ha osservato che il mero decorso del tempo e l'osservanza delle prescrizioni durante la detenzione non sono idonei, da soli, a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari; sono necessari elementi sintomatici del mutamento della situazione. Ha inoltre ritenuto non idonei gli arresti domiciliari con strumenti di controllo ex art.275-bis cod. proc. pen. a scongiurare il rischio di reiterazione nella specie. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende ex art.616 cod. proc. pen. Non è disposta la rimessione in libertà; la decisione va trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art.94 disp. att. cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 299 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la modificazione delle misure cautelari: richiede verifica della perdurante legittimità della misura e motiva la possibilità di modifica solo per fatti sopravvenuti, mutamenti processuali o fatti preesistenti non valutati.
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma sostanziale che disciplina i delitti in materia di stupefacenti; indica la qualificazione del reato per cui l'imputato è stato condannato (detenzione di sostanze stupefacenti).
art. 275-bis cod. proc. pen.
Prevede l'utilizzo di strumenti tecnici (es. controllo elettronico) negli arresti domiciliari; nel caso concreto la Corte ha ritenuto tali strumenti non idonei, dato il rischio concreto di reiterazione.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna al pagamento di somme in favore della cassa delle ammende; applicata per la somma di 3.000 euro per i profili di colpa nella presentazione del ricorso.
art. 94, disp. att. cod. proc. pen.
Prevede l'obbligo di informare il direttore dell'istituto penitenziario sulla decisione giudiziaria quando da essa non consegue la rimessione in libertà; la Corte ha ordinato la trasmissione della copia alla direzione carceraria.
art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137
Norma citata come riferimento procedurale per le conclusioni scritte della Procura generale; la Procura ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 12890/2019 (Bettassa)
Principio secondo cui, dopo la sentenza di condanna anche non definitiva, il giudice del riesame o della cautela deve mantenersi nell'ambito della ricostruzione operata dalla pronuncia di merito quanto alle circostanze del fatto, che non possono essere rivalutate in maniera difforme.
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 43113/2015; Sez. 2, n. 1856/2013 (Scalamana)
Principio secondo cui l'attenuazione delle esigenze cautelari non può essere desunta esclusivamente dal mero decorso del tempo di esecuzione della misura o dal puntuale rispetto delle prescrizioni, occorrono elementi sintomatici del mutamento.
Massime di principio
- La gravitaà del reato e l'ingente quantitativo di droga, unitamente a una condanna di primo grado a pena superiore a tre anni, possono giustificare il mantenimento della custodia in carcere per il pericolo di reiterazione.
- Il mero decorso del tempo e il rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura detentiva non sono, di per se', sufficienti per dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari: servono elementi sintomatici e concreti di mutamento della situazione.
- Dopo una condanna, il giudice del riesame deve attenersi alla ricostruzione dei fatti operata dalla sentenza di merito; non è libero di rivedere i fatti in modo difforme senza nuovi elementi.
- Gli arresti domiciliari anche con controllo elettronico non sono automaticamente idonei a sostituire la custodia in carcere: la loro efficacia va valutata rispetto alla concreta capacità di prevenire la reiterazione del reato.
- La inidoneità del domicilio indicato dall'imputato può costituire motivo autonomo per il rigetto della richiesta di concessione degli arresti domiciliari.
- Per ottenere una modifica cautelare favorevole occorre allegare e provare fatti sopravvenuti o elementi nuovi e concreti non valutati in precedenza; censure generiche sulla motivazione rischiano l'inammissibilità del ricorso.
- I ricorsi devono confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata; la carenza di un confronto specifico con i passaggi decisivi della motivazione espone al rigetto per difetto di prospettazione.
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