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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 733/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte di Appello di Lecce (Sez. dist. di Taranto) che aveva confermato la condanna per tentata estorsione (art. 629 c.p.) ritenendo che le minacce rivolte alla vittima per ottenere il pagamento di una somma (euro 10.000, credito di lavoro vantato da Davide Capodiferro) fossero sproporzionate e quindi integrassero estorsione. Entrambi i ricorrenti denunciavano violazione di legge per errata qualificazione del fatto quale estorsione anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.); Domenico lamentava inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi in parte, annullando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'Appello di Lecce per nuovo giudizio. La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito non hanno adeguatamente applicato i principi di diritto fissati dalle Sezioni Unite (sent. n. 29541/2020) sulla distinzione tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni: è necessario verificare preliminarmente se la pretesa fosse in astratto tutelabile davanti all'autorità giudiziaria e accertare l'elemento soggettivo (la convinzione ragionevole del diritto). Inoltre la Corte ha indicato di valutare, nel caso di concorso tra il titolare della pretesa e terzi, se i terzi perseguivano un interesse proprio (che conduce a concorso in estorsione) oppure agivano solo in funzione di adiuvandum del creditore (che porta a esercizio arbitrario delle proprie ragioni). Le restanti censure sono state assorbite.

Norme richiamate

  • art. 393 c.p.

    Rilevata come norma che disciplina l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia: richiede che l'agente agisca con la convinzione, anche se infondata, ma ragionevole, di esercitare un proprio diritto che sia in astratto tutelabile giudizialmente.

  • art. 629 c.p.

    Norma che sanziona l'estorsione: caratterizzata dalla volontà dell'agente di conseguire un profitto riconosciuto come ingiusto, cioè privo di legittima tutela; la distinzione rispetto all'art. 393 è fondata sull'elemento psicologico.

  • Sentenza SS.UU. 16/07/2020 n. 29541 (Filardo)

    "[...] i delitti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alla persona e di estorsione, pur caratterizzati da una materialità non esattamente sovrapponibile, si distinguono essenzialmente in relazione all'elemento psicologico: nel primo, l'agente persegue il conseguimento di un profitto nella convinzione non meramente astratta ed arbitraria, ma ragionevole...; nel secondo, invece, l'agente persegue il conseguimento di un profitto nella piena consapevolezza della sua ingiustizia."

    Le Sezioni Unite chiariscono che il discrimine è l'elemento psicologico e la verificabilità della pretesa davanti all'autorità giudiziaria; inoltre precisano le regole per valutare il concorso dei terzi: se i terzi perseguono un interesse proprio la fattispecie sarà estorsiva, se agiscono soltanto per l'interesse del creditore può configurarsi l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

  • Giurisprudenza collegata (es. Sez. 2 n. 52525/2016, Sez. 5 n. 2819/2014, Sez. 2 n. 46288/2016, Sez. 5 n. 23923/2014, Sez. 2 n. 24478/2017)

    Richiamati principi secondari: la pretesa deve corrispondere all'oggetto della tutela apprestata dall'ordinamento (non può essere più ampia), non è richiesta la fondatezza assoluta della pretesa ma una base non del tutto arbitraria, e l'accertamento dell'elemento psicologico segue le ordinarie regole probatorie.

Massime di principio

  • Per distinguere estorsione (art. 629) ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) il punto decisivo è l'elemento soggettivo: verificare se l'agente agisse con la ragionevole convinzione di esercitare un proprio diritto o con la consapevolezza dell'illiceità della pretesa.
  • Prima di qualificare la condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, il giudice deve accertare se la pretesa era in astratto tutelabile davanti all'autorità giudiziaria (anche se poi inesatta o infondata).
  • La modalità violenta o minacciosa della condotta, anche se grave o minacciosa verso il nucleo familiare, non è di per sé sufficiente a escludere la ragion fattasi: conta soprattutto la finalità soggettiva.
  • Nel caso di concorso tra creditore e terzi, occorre valutare se i terzi perseguivano un interesse proprio; se sì, il reato tende a qualificarsi come estorsione per tutti i concorrenti; se agivano solo per l'interesse del creditore, può configurarsi il concorso in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
  • L'accertamento della convinzione soggettiva (buona fede/ragionevole convinzione del diritto) va svolto con le ordinarie regole probatorie e motivato chiaramente in sentenza.
  • Se le motivazioni del giudice di merito non valutano espressamente la tutelabilità della pretesa e la soggettività degli agenti (incluso il ruolo e l'interesse dei terzi), la decisione è vulnerabile in cassazione e può essere annullata con rinvio.
  • Quando si agisce per far valere un credito, è consigliabile documentare la base giuridica del credito e dimostrare l'esistenza di un tentativo di tutela giudiziaria o la ragionevolezza della convinzione del diritto per ridurre il rischio di configurazione dell'estorsione.

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