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Sentenza

Sentenza n. 4373/2026 - Roma, Sezione 2Q

per l'annullamento dell'ordinanza di demolizione n. 13 emessa il 26.10.23 dal Comune di Marcellina, registro generale n. 85, notificata il 28.10.2023 (doc. 1), recante l'ordine di demolizione e messa in pristino dei luoghi, in danno dei ricorrenti, inerente opere eseguite in Marcellina, VIA Vocabolo Campetella n. 34/b, sul terreno distinto in catastato al foglio n. 10, particella 73, per come individuate nell'ordinanza impugnata;

Giustizia amministrativa202400912

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza di demolizione e messa in pristino relativa a strada interna, muri di contenimento, struttura in calcestruzzo per cancello, scala esterna e difformità dei muri di sostegno

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza comunale di demolizione adottata ai sensi dell’art. 31 d.P.R. n. 380/2001 e degli artt. 15 e 18 l.r. Lazio n. 15/2008, deducendo, con il primo motivo, violazione e falsa applicazione della disciplina edilizia, travisamento dei fatti, carenza di istruttoria e violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità. In particolare, hanno sostenuto che i muri contestati fossero meri muri di cinta o recinzione, di altezza inferiore a un metro e non soggetti a permesso di costruire; che l’accesso alla strada provinciale fosse stato autorizzato dalla Città Metropolitana; che la movimentazione del terreno fosse oggetto di una domanda di permesso di costruire in sanatoria; che la struttura in calcestruzzo per il cancello costituisse attività edilizia libera per le sue modeste dimensioni. Con il secondo motivo hanno dedotto ulteriore violazione dell’art. 31 d.P.R. n. 380/2001 e degli artt. 15 e 18 l.r. Lazio n. 15/2008, difetto di istruttoria e violazione dell’art. 97 Cost., lamentando il difetto di motivazione dell’ordinanza, che non avrebbe indicato le ragioni dell’incompatibilità delle opere con la disciplina vigente.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto decisiva la circostanza che le opere insistessero in un’area gravata da plurimi vincoli, anzitutto paesaggistico, per la ricadenza nella fascia di rispetto di un corso d’acqua pubblico, oltre che sismico e idrogeologico. Dal sopralluogo congiunto della polizia forestale e del Comune era emersa la difformità delle opere rispetto alla SCIA e la realizzazione di ulteriori interventi privi dei necessari titoli edilizi e autorizzatori. Il Collegio ha escluso che i due muri potessero essere qualificati come semplici muri perimetrali o recinzioni: essi delimitavano una strada interna alla proprietà, avevano dimensioni rilevanti e svolgevano una funzione diversa dalla mera separazione del fondo. L’autorizzazione successivamente rilasciata dalla Città Metropolitana per l’accesso alla strada provinciale riguardava soltanto la sicurezza della circolazione, faceva salvi i nulla osta relativi ai vincoli e non sostituiva il titolo edilizio comunale. La presentazione della domanda di permesso di costruire in sanatoria non incideva sulla legittimità dell’ordinanza, ma soltanto sulla sua efficacia ed eseguibilità fino alla definizione della domanda; nel caso concreto, la domanda era stata definita con silenzio-rigetto. Anche la struttura in calcestruzzo per il cancello richiedeva un titolo autorizzatorio, almeno paesaggistico, avendo prodotto una permanente e apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi. Il secondo motivo è stato respinto perché l’ordine di demolizione è atto vincolato e dovuto; è sufficiente che individui le opere abusive e indichi la loro abusività, senza una specifica ponderazione dell’interesse pubblico o una motivazione ulteriore. Le spese sono state poste a carico solidale dei ricorrenti e liquidate in euro 2.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. n. 380/2001

    L’ordine di demolizione è una misura vincolata e dovuta quando sia accertata la realizzazione di opere senza titolo o in difformità dal titolo; la domanda di sanatoria successiva non ne elimina l’illegittimità.

  • artt. 15 e 18 l.r. Lazio n. 15/2008

    Costituiscono la base normativa regionale dell’ordine di demolizione e ripristino impugnato.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    La presentazione della domanda di accertamento di conformità non incide sulla legittimità dell’ordine di demolizione, ma ne sospende temporaneamente efficacia ed eseguibilità fino alla definizione negativa della domanda.

  • artt. 134, comma 1, lett. b), e 142, comma 1, d.lgs. n. 42/2004

    Il vincolo paesaggistico derivante dalla fascia di rispetto del corso d’acqua impone l’acquisizione dei necessari titoli paesaggistici per le opere realizzate.

  • art. 167 d.lgs. n. 42/2004

    L’accertamento di compatibilità paesaggistica è distinto dal titolo edilizio e non rende legittime opere prive dei necessari titoli.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    È richiamato con riferimento al preavviso di diniego relativo alla SCIA e alla necessità di acquisire i nulla osta paesaggistico, idrogeologico e sismico.

  • art. 93 d.P.R. n. 380/2001

    È richiamato per l’obbligo di deposito del progetto strutturale in area soggetta a vincolo sismico.

  • art. 97 Cost.

    La dedotta violazione dei principi di buon andamento e imparzialità è stata respinta, non risultando viziata la motivazione dell’ordine demolitorio.

Massime di principio

  • L’ordine di demolizione adottato per opere edilizie abusive è un atto vincolato e dovuto: una volta accertata l’assenza del titolo edilizio o la difformità dal titolo, l’amministrazione non deve svolgere una specifica ponderazione tra interesse pubblico e affidamento del privato.
  • La motivazione dell’ordine di demolizione è sufficiente quando descrive le opere contestate e indica la loro realizzazione senza titolo o in difformità da quello assentito; non è necessaria un’ulteriore motivazione sulle ragioni di interesse pubblico alla demolizione.
  • La presentazione di una domanda di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. n. 380/2001 non incide sulla legittimità dell’ordine di demolizione già adottato, ma ne determina temporaneamente l’inefficacia e l’ineseguibilità fino alla definizione della domanda; in caso di rigetto, riprende a decorrere il termine per l’esecuzione.
  • Un muro realizzato lungo i cigli di una strada interna, con rilevanti lunghezza, spessore e altezza e con funzione di contenimento o delimitazione della viabilità, non è qualificabile come mera recinzione o muro perimetrale del lotto, anche se insiste sul fondo privato.
  • L’autorizzazione rilasciata dall’ente proprietario o gestore della strada per l’apertura di un accesso carrabile, se limitata alla sicurezza della circolazione e rilasciata fatti salvi i nulla osta relativi ai vincoli e i titoli edilizi comunali, non sostituisce il titolo edilizio o paesaggistico necessario per le opere connesse.
  • In area soggetta a vincoli paesaggistico, sismico e idrogeologico, la realizzazione di opere che alterano stabilmente e apprezzabilmente lo stato dei luoghi richiede l’acquisizione dei pertinenti titoli e nulla osta, anche quando le opere siano funzionali a un cancello o a un accesso carrabile.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAutorizzazione paesaggisticaSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezzaEfficacia ed esecutorietà

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