Sentenza n. 2470/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'annullamento del decreto revoca nulla osta all’ingresso emesso dalla Prefettura di Napoli – Sportello Unico Immigrazione - in data 6/03/2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di revoca del nulla osta all’ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la revoca del nulla osta all’ingresso, rilasciato nel maggio 2023, deducendo la violazione dell’art. 22 del d.lgs. 286/1998, del principio di legittimo affidamento e dei termini del procedimento, nonché la mancata considerazione degli elementi sopravvenuti favorevoli e della circolare n. 3836 del 2007. Ha rappresentato di essere entrato legittimamente in Italia il 22 giugno 2023, di non avere ricevuto comunicazioni utili dal datore di lavoro originario né dallo Sportello Unico e di avere successivamente trovato un’occupazione con altro datore di lavoro, documentata da CUD e buste paga. La revoca, adottata il 6 marzo 2025, era stata preceduta da un preavviso rivolto al datore di lavoro originario e da una richiesta di integrazione documentale, mentre l’appuntamento per il primo ingresso fissato al 6 febbraio 2025 non risultava notificato al ricorrente. L’amministrazione ha chiesto il rigetto del ricorso.
La decisione
Il TAR ha preliminarmente ritenuto tempestivo il ricorso, considerando che il provvedimento di revoca era stato conosciuto dal lavoratore soltanto a seguito dell’istanza di accesso agli atti presentata dal difensore munito di delega. Nel merito ha accolto il ricorso e annullato la revoca. Il giudice ha ritenuto decisivi la buona fede del cittadino straniero, il lungo lasso di tempo trascorso dall’ingresso, l’avvenuta assunzione da parte di un diverso datore di lavoro e il positivo inserimento nella vita economica e sociale italiana. La Prefettura ha applicato la revoca in modo automatico e formalistico, senza effettuare il necessario bilanciamento tra l’interesse pubblico e la posizione del lavoratore, né valutare la possibilità di regolarizzazione mediante permesso di soggiorno per lavoro o per attesa occupazione. Non possono essere imputate al lavoratore le omissioni del datore di lavoro originario. La revoca è stata pertanto giudicata sproporzionata e irragionevole, lesiva del legittimo affidamento e dell’integrazione già avviata. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 22 d.lgs. 286/1998
La disciplina del nulla osta all’ingresso per lavoro subordinato deve essere applicata considerando, in presenza di buona fede del lavoratore e di sopravvenienze favorevoli, la sua posizione concreta e non imputandogli automaticamente le omissioni del datore di lavoro originario.
art. 5 d.lgs. 286/1998
Le sopravvenienze in materia di immigrazione devono essere valutate, in applicazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, quando incidono favorevolmente sulla posizione dello straniero.
circolare n. 3836 del 2007
La circolare è richiamata quale criterio favorevole alla valutazione della posizione del lavoratore straniero in caso di omissioni del datore originario e di possibilità di regolarizzazione.
Massime di principio
- Quando il nulla osta all’ingresso per lavoro subordinato viene revocato dopo un lungo periodo dall’ingresso regolare dello straniero, l’amministrazione non può procedere automaticamente, ma deve valutare la buona fede del lavoratore e le circostanze concrete sopravvenute.
- L’avvenuta assunzione dello straniero da parte di un diverso datore di lavoro costituisce una sopravvenienza rilevante che impone alla Prefettura di considerare la possibilità di regolarizzare la posizione mediante rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro o per attesa occupazione.
- Le omissioni o inadempimenti del datore di lavoro originario non possono essere automaticamente imputati al lavoratore straniero che abbia fatto ingresso legittimamente e abbia agito in buona fede.
- La revoca del nulla osta è illegittima quando, senza adeguata ponderazione degli interessi e delle sopravvenienze favorevoli, sacrifica in modo sproporzionato e irragionevole il legittimo affidamento e il positivo inserimento economico e sociale dello straniero.
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