Cassazione Civile, Sentenza n. 9657/2023 del 11/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Comune impugna il decreto provinciale del 2.7.2019 che dichiara la decadenza della concessione per piccola derivazione idroelettrica per mancata attivazione dell’impianto nel termine previsto. Il Comune sostiene che la Provincia avrebbe dovuto prorogare il termine perché l’esecuzione dell’opera (condotta forzata) era impedita dall’assenza di erogazione di incentivi da parte del GSE; contesta inoltre l’applicazione dell’art.30 l.p. 2/2015 e la mancata considerazione degli interessi pubblici previsti dall’art.55 T.U. 1775/1933, nonché la qualificazione come mero atto procedimentale della nota dell’Ufficio Elettrificazione. La Provincia eccepisce l’omessa impugnazione immediata del diniego di proroga (19.11.2018) e l’infondatezza delle censure.
La decisione
La Corte rigetta il ricorso del Comune. Le Sezioni Unite ritengono che il ricorrente abbia agito con censure generiche e non abbia dimostrato di aver dedotto in sede di merito le specifiche contestazioni relative all'incompetenza del provvedimento dirigenziale o alla non definitività del diniego di proroga. Inoltre la Corte afferma che il diniego di proroga aveva efficacia lesiva immediata e doveva essere tempestivamente impugnato: l’atto endoprocedimentale, ove determini un arresto procedimentale e una lesione dell'interesse pretensivo, è impugnabile autonomamente. Quanto alla normativa invocata (art.55 T.U. 1775/1933 vs art.30 l.p. 2/2015), la Corte ritiene applicabile e decisiva la disciplina provinciale vigente ratione temporis (art.30 l.p. 2/2015) che prevede il termine triennale e la possibilità di proroga fino a cinque anni e conferma la legittimità della pronuncia di decadenza in assenza di proroga. Per questi motivi il ricorso è rigettato, il Comune condannato alle spese di cassazione e al pagamento del contributo unificato.
Norme richiamate
art.30 l.p. Bolzano n.2/2015
Stabilisce che l’impianto deve essere realizzato e messo in esercizio entro tre anni dal rilascio della concessione, con possibilità motivata di proroga fino a cinque anni; la valutazione in ordine alla proroga è il momento in cui va effettuata la comparazione degli interessi e la norma provinciale è applicabile ratione temporis al rapporto concessorio in esecuzione.
art.55 T.U. 11.12.1933 n.1775
Prevede la possibilità di dichiarare la decadenza per mancato rispetto dei termini e consente la proroga da parte dell’autorità; secondo la giurisprudenza citata, non produce automatismo della decadenza ma richiede valutazione motivata degli interessi pubblici; nella fattispecie la Corte ritiene prevalente e applicabile la disciplina provinciale.
art.34 l.p. n.2/2015 (disciplina transitoria)
Regola l’ambito di applicazione temporale della nuova legge provinciale per domande pendenti e pubblicate; le Sezioni Unite precisano che la transizione rileva per procedimenti in itinere ma la vicenda qui riguarda l’esecuzione di una concessione già rilasciata, per cui trova applicazione la disciplina vigente ratione temporis.
art.35 co.1 lett. b) e art.40 co.1 c.p.a.
Richiamati dalla sentenza impugnata in relazione ai limiti dell’azione giurisdizionale rispetto a provvedimenti interni; la Cassazione ne usa i principi per valutare l’effetto lesivo degli atti endoprocedimentali.
art.360 co.1 n.3 c.p.c.
Richiamato in relazione alla doglianza sulla violazione del principio iura novit curia; la Corte richiede che le questioni di diritto siano state adeguatamente dedotte e riferite alla sentenza impugnata.
art.360 co.1 n.5 c.p.c.
Sulla denunciabilità del vizio di motivazione: dopo le modifiche normative, è ammessa la censura per omesso esame di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti; la Corte applica questo criterio per escludere la generica doglianza di motivazione.
art.112 c.p.c.
Citato dalla parte come possibile violazione per omessa valutazione di atti; la Corte richiede però specificità su quali affermazioni in diritto il giudice di merito ha disatteso.
art.9 punto 9 d.P.R. 31.8.1972 n.670
Richiama la potestà legislativa delle province in materia di utilizzazione delle acque pubbliche; la Corte osserva che non giustifica un diverso rapporto di gerarchia normativa rispetto alla disciplina provinciale applicata.
art.97 e art.3 Cost.
Riferimenti costituzionali richiamati per riaffermare la legittimità e la ragionevolezza della disciplina provinciale che fissa termini certi per l’esecuzione delle concessioni e tutela l’interesse pubblico nella gestione delle risorse.
art.13 d.P.R. n.115/2002
Norma sul contributo unificato; la Corte dichiara l’obbligo per la parte soccombente di versare un ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso principale.
Massime di principio
- Un atto endoprocedimentale (es. diniego di proroga) che determina un arresto procedimentale e produce un’immediata lesione dell'interesse pretensivo è impugnabile autonomamente e deve essere tempestivamente impugnato altrimenti la parte perde la possibilità di ottenere tutela rispetto a quella specifica lesione.
- Nel gravame in Cassazione occorre specificità: i motivi devono riferirsi a questioni già trattate nel giudizio di merito e indicare dove e come esse siano state dedotte; censure generiche e frammentate sono inammissibili.
- La valutazione comparativa degli interessi pubblici rispetto alla conservazione di una concessione va operata al momento della decisione sulla proroga/permesso: se il provvedimento negativo sul subprocedimento è definitivo e lesivo, la parte deve impugnarlo subito.
- La disciplina provinciale vigente ratione temporis (quando applicabile) prevale e determina i termini e le modalità di decadenza della concessione; va verificata l’applicabilità temporale delle norme transitorie alle diverse fasi procedimentali.
- Le doglianze sul vizio di motivazione in sede di legittimità sono oggi ammissibili solo se concernono l'omesso esame di fatto decisivo già dibattuto tra le parti oppure vizi gravi e macroscopici della motivazione (mancanza assoluta, motivazione incoerente o incomprensibile).
- In casi simili, per tutelare la posizione del concessionario conviene: (a) impugnare immediatamente atti interlocutori/di diniego che paralizzano il procedimento; (b) documentare puntualmente dove le contestazioni sono state sollevate in primo grado; (c) fornire elementi probatori e ricostruzione giuridica specifica per ciascuna censura.
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