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Sentenza

Sentenza n. 4552/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari - del provvedimento protocollo n. V-5050 del 04.05.2025, notificato in pari data, con cui l'Ambasciata d'Italia a Dhaka ha respinto l'istanza di rilascio di visto di reingresso del ricorrente; - del parere negativo al reingresso nel territorio dello Stato italiano espresso dalla Questura di Bergamo in data 29.4.2025, richiamato nel provvedimento di rigetto e mai notificato; - di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, ove lesivo degli interessi del ricorrente.

Giustizia amministrativa202511298

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR, definendo il giudizio con sentenza ai sensi dell'art. 60 c.p.a., ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che il sopravvenuto rilascio del visto aveva determinato il pieno soddisfacimento della pretesa azionata. Le spese di lite sono state poste a carico dell'Amministrazione resistente e liquidate in euro 1.000,00, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato se versato.

TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto di reingresso adottato dall'Ambasciata d'Italia a Dhaka, unitamente al parere negativo della Questura di Bergamo

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego dell'Ambasciata d'Italia a Dhaka relativo alla richiesta di visto di reingresso, nonché il parere negativo della Questura di Bergamo richiamato nel provvedimento. Nel corso del giudizio, a seguito del riesame dell'istanza, la sede diplomatica ha rilasciato il visto richiesto. Il ricorrente ha quindi chiesto la declaratoria di cessata materia del contendere.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti, quando ricorrono i presupposti processuali e sostanziali.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La sopravvenuta soddisfazione integrale della pretesa azionata giustifica la definizione del giudizio mediante declaratoria di cessazione della materia del contendere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, unitamente alla disciplina nazionale sulla privacy, a sostegno dell'oscuramento delle generalità della parte.

Massime di principio

  • Il sopravvenuto rilascio, nel corso del giudizio, del titolo amministrativo richiesto determina la cessazione della materia del contendere quando realizza integralmente l'utilità sostanziale perseguita con il ricorso.
  • La cessazione della materia del contendere presuppone il pieno e concreto soddisfacimento della pretesa fatta valere, non la mera adozione di un nuovo provvedimento non satisfattivo.
  • Quando l'Amministrazione soddisfa la pretesa del ricorrente soltanto dopo la proposizione del ricorso, le spese di lite possono essere poste a suo carico secondo il criterio della soccombenza virtuale o della causalità, anche se il giudizio si conclude senza una decisione sul merito dell'illegittimità dell'atto originario.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti specialiSpese di lite
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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