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Sentenza

Sentenza n. 307/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell’illegittimità, previa tutela cautelare, del silenzio inadempimento dell’Ambasciata Italiana ad Islamabad rispetto al dovere di ricezione e formalizzazione della domanda di visto di ingresso da parte del lavoratore in possesso di un nulla osta in corso di validità.

Giustizia amministrativa202409733

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla ricezione e formalizzazione della domanda di visto d'ingresso per lavoro

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al resistente (amministrazione competente per i visti)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha agito per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad rispetto al dovere di ricevere e formalizzare la domanda di visto d'ingresso per lavoro, essendo in possesso di un nulla osta in corso di validità. L'amministrazione si è costituita resistendo al ricorso. Nel corso del giudizio, dopo la regolarizzazione della procura, la reiezione dell'istanza cautelare e lo svolgimento di ulteriori incombenti istruttori, sono intervenuti sviluppi del procedimento culminati nel rilascio del visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, prendendo atto del rilascio del visto nel corso del giudizio e quindi del venir meno dell'interesse alla decisione sulla domanda relativa al silenzio inadempimento. Le spese sono state compensate nella misura del 25%; per il residuo 75%, pari a 750 euro oltre accessori di legge e, se versato, il contributo unificato, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è stato condannato al pagamento in favore dei difensori antistatari della parte ricorrente. La sentenza dispone inoltre l'esecuzione da parte dell'autorità amministrativa e l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

Norme richiamate

  • art. 31 c.p.a.

    La domanda proposta era diretta all'accertamento dell'illegittimità del silenzio inadempimento, ma il testo non indica espressamente l'articolo; il riferimento è coerente con la tipologia di azione esercitata.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, quale base della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, nel corso di un giudizio avverso il silenzio inadempimento, l'amministrazione adotta l'atto o conclude l'attività richiesta, viene meno l'interesse alla decisione sulla domanda e il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere.
  • La sopravvenuta definizione del procedimento amministrativo durante il giudizio non impedisce una regolazione delle spese a carico dell'amministrazione, anche mediante compensazione parziale e condanna al pagamento della quota residua, ove il giudice ravvisi giusti motivi.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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