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Sentenza

Sentenza n. 3007/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202409004

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lazio-Roma che aveva respinto il ricorso contro il diniego della concessione della cittadinanza italiana

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

L’interessato aveva impugnato il diniego della concessione della cittadinanza italiana richiesta ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), l. n. 91/1992. Il TAR aveva respinto il ricorso ritenendo adeguatamente motivato il provvedimento, fondato su informazioni riservate degli organismi di informazione e sicurezza relative alla segnalazione dell’istante come trafficante di armi illecitamente detenute in ambito locale. In appello è stato dedotto un unico motivo, articolato in difetto di motivazione ed eccesso di potere per arbitrarietà, perplessità, sproporzione, ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, incongruenza e illogicità manifeste. L’appellante ha sostenuto che il diniego non dimostrasse l’effettiva sussistenza di pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblici collegabili alla concessione della cittadinanza e che la mera segnalazione, non accompagnata da provvedimenti amministrativi o penali e non risultando l’interessato indagato, non fosse sufficiente. Ha inoltre valorizzato l’integrazione lavorativa e sociale, l’assenza di precedenti penali o di polizia, la positiva reputazione attestata dalla stazione dei Carabinieri competente e l’avvenuta concessione della cittadinanza ad alcuni familiari.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e, in riforma della sentenza del TAR, ha accolto il ricorso di primo grado annullando il diniego di cittadinanza per difetto di motivazione, fatti salvi gli ulteriori atti dell’Amministrazione. Il Collegio ha ribadito che la concessione della cittadinanza per naturalizzazione è un atto discrezionale di alta amministrazione e che lo straniero non vanta un diritto soggettivo alla cittadinanza; tuttavia, il diniego resta soggetto al sindacato giurisdizionale di legittimità, anche quanto all’eventuale eccesso di potere. Nel caso concreto, la motivazione è stata ritenuta insufficiente alla luce delle risultanze documentali: da un lato, la stazione dei Carabinieri aveva fornito elementi favorevoli sull’integrazione, sulla condotta morale e civile e sulla reputazione dell’interessato; dall’altro, il provvedimento si era limitato a richiamare per relationem informazioni riservate concernenti un generico traffico locale di armi, senza esplicitare adeguatamente gli elementi concreti che rendessero attuale e significativo il pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici. Il fatto che le informazioni riservate non fossero comunicabili neppure all’Arma non è stato ritenuto decisivo. L’annullamento non comporta il riconoscimento della cittadinanza, ma impone il riesercizio del potere amministrativo. Le spese di entrambi i gradi sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. n. 91/1992

    Disciplina la concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione; il relativo provvedimento è qualificato come atto discrezionale di alta amministrazione, subordinato alla verifica dell’integrazione stabile e dell’assenza di elementi incompatibili con l’ordine e la sicurezza nazionale.

  • art. 73 c.p.a.

    Richiamato quale disposizione relativa al deposito della memoria difensiva dell’appellante.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla normativa nazionale in materia di protezione dei dati personali, a fondamento dell’oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione costituisce esercizio di un’ampia discrezionalità amministrativa e non consegue a un diritto soggettivo dello straniero; l’Amministrazione deve formulare una valutazione prognostica sulla capacità di stabile integrazione e sulla compatibilità dell’acquisto dello status civitatis con l’ordine e la sicurezza nazionale.
  • Anche il diniego di cittadinanza fondato su valutazioni di alta amministrazione è soggetto al sindacato del giudice amministrativo quanto alla legittimità dell’esercizio del potere, alla sufficienza dell’istruttoria e all’adeguatezza della motivazione, senza che il giudice possa sostituirsi all’Amministrazione nelle valutazioni di merito.
  • Il richiamo per relationem a informazioni riservate degli organismi di informazione e sicurezza non esonera l’Amministrazione dall’indicare, nei limiti consentiti dalla riservatezza, gli elementi concreti e individualizzati dai quali desumere l’effettiva incidenza delle informazioni sull’ordine e sulla sicurezza pubblici.
  • Il diniego di cittadinanza è illegittimo per difetto di motivazione quando, a fronte di elementi documentali favorevoli sull’integrazione, sulla condotta morale e civile e sull’assenza di precedenti, si fondi soltanto su una generica segnalazione relativa ad attività illecite senza esplicitare il collegamento concreto tra tale informazione e l’insussistenza dei presupposti per la naturalizzazione.
  • L’annullamento giurisdizionale del diniego di cittadinanza per difetto di motivazione non comporta l’automatica concessione della cittadinanza, ma impone all’Amministrazione di riesercitare il potere tenendo conto dei vincoli derivanti dalla sentenza.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaAppello
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEccesso di potereEffetto conformativo e riedizione del potere

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