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Sentenza

Sentenza n. 330/2026 - Salerno, Sezione 2

per l'annullamento del provvedimento prot. n. 70890 del 12.11.2025 di diniego dell'istanza di pdc in sanatoria del 20.06.2025 prot.n. 39834 ai sensi dell'art. 36 bis del DPR 380/01 per l'intervento di ampliamento pertinenziale a servizio di n. 2 edifici adibiti a struttura turistico - ricettiva, e di ogni atto, anche endoprocedimentale, comunque non conosciuto, consequenziale, connesso, preordinato e presupposto.

Giustizia amministrativa202600189

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di permesso di costruire in sanatoria ex art. 36-bis d.P.R. 380/2001 per un manufatto in legno destinato a deposito e sgombero e per una piscina, con contestuale previsione di demolizione di volumetrie non sanabili

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato il diniego comunale dell’istanza di permesso di costruire in sanatoria presentata ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001. L’istanza riguardava un manufatto in legno di circa 420 mc, destinato a deposito e locale di sgombero, e una piscina di circa 80 mc, posti a servizio di una struttura turistico-ricettiva composta da due fabbricati già interessati da precedenti titoli edilizi in sanatoria e da titoli relativi al cambio di destinazione d’uso e alla demolizione e ricostruzione. Era inoltre prevista la demolizione di circa 129 mc di volumetrie non sanabili. Dal testo non risultano specificamente enunciati i singoli motivi di ricorso; emerge tuttavia che la controversia concerneva la riconducibilità delle opere alla sanatoria prevista dall’art. 36-bis, anche in relazione alla loro eventuale natura pertinenziale, nonché l’invocata formazione del silenzio-assenso sull’istanza.

La decisione

Il TAR ha deciso la causa con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a. e ha rigettato il ricorso, ritenendo il diniego manifestamente infondato e l’atto impugnato vincolato. L’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 consente il rilascio del permesso di costruire in sanatoria, per quanto rilevante nella decisione, soltanto quando gli abusi siano realizzati in parziale difformità o in variante essenziale rispetto a un permesso di costruire precedentemente rilasciato. Le opere oggetto dell’istanza, invece, sono state ritenute eseguite in carenza di permesso di costruire. Non potevano configurarsi come parziale difformità o variante essenziale rispetto ai titoli rilasciati in sanatoria, perché questi ultimi avevano legittimato uno stato di fatto già interamente realizzato prima del loro rilascio. Né potevano riferirsi ai titoli concernenti il cambio di destinazione d’uso del primo fabbricato o la demolizione e ricostruzione del secondo, poiché il manufatto e la piscina erano fisicamente separati dagli edifici oggetto di tali interventi. Una volta escluso il presupposto applicativo dell’art. 36-bis, il giudice ha ritenuto irrilevanti sia la qualificazione delle opere come pertinenze o nuove costruzioni, sia la questione della formazione del silenzio-assenso sulla domanda. Le spese sono state compensate in ragione della novità della questione.

Norme richiamate

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    La norma invocata impone, ai fini del permesso di costruire, che gli abusi siano configurabili come interventi realizzati in parziale difformità od in variante essenziale rispetto ad un permesso di costruire precedentemente rilasciato.

    Il permesso di costruire in sanatoria previsto dalla disposizione presuppone che l’abuso sia una parziale difformità o una variante essenziale rispetto a un precedente permesso di costruire; non è applicabile a opere realizzate autonomamente in assenza di titolo edilizio.

  • art. 60 c.p.a.

    ex art. 60 cod. proc. amm.

    Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, quando ne ricorrono i presupposti e le parti siano state sentite.

Massime di principio

  • Il permesso di costruire in sanatoria previsto dall’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 presuppone che l’abuso sia stato realizzato in parziale difformità o in variante essenziale rispetto a un precedente permesso di costruire; la disposizione non si applica alle opere eseguite integralmente in assenza di titolo edilizio.
  • Un’opera autonoma e fisicamente separata dagli edifici interessati da precedenti titoli edilizi non può essere qualificata come parziale difformità o variante essenziale rispetto ai titoli relativi a quegli edifici, se manca uno specifico collegamento materiale con gli interventi assentiti.
  • I titoli edilizi rilasciati in sanatoria, in quanto diretti a legittimare uno stato di fatto già interamente realizzato prima del loro rilascio, non possono costituire il parametro rispetto al quale qualificare come parziale difformità o variante essenziale opere ulteriori realizzate autonomamente.
  • Quando manca il presupposto applicativo della fattispecie di sanatoria invocata, diventano irrilevanti, ai fini dell’accoglimento della domanda, sia la qualificazione dell’opera come pertinenza o nuova costruzione sia l’eventuale questione della formazione del silenzio-assenso sull’istanza.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioTitoli abilitativi ediliziTermini del procedimento e silenzio
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazionePrincipio di legalità e tipicitàDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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