Cassazione Penale, Sentenza n. 43932/2023 del 31/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in cassazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di dissequestro di tre conti bancari. Il ricorrente deduceva un unico motivo composto: violazione di legge con riferimento agli artt. 240-bis cod. pen. e 321, comma 2, cod. proc. pen., e difetto assoluto di motivazione. Si lamentava che il Tribunale avesse semplicemente riproposto argomentazioni già espresse nei confronti della sorella senza considerare la diversa posizione soggettiva del ricorrente; che non fosse stata verificata la sproporzione tra valore dei beni e redditi dichiarati; e che non fosse stata valutata la documentazione difensiva prodotta a sostegno della legittima provenienza delle somme.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che le somme sequestrate provenissero da bonifici effettuati dalla sorella, a loro volta ricevuti dal padre, e che tali somme erano collegabili all'attività della Ottantasei S.r.l., riferibile ai fratelli Mario e Umberto Artusa, indagati per reati associativi (art. 416-bis). La Corte ha richiamato la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione derivante dall'accertata sproporzione fra guadagni e patrimonio, onere probatorio della pubblica accusa e possibilità per l'interessato di superarla con allegazioni specifiche e verificate. Ha ritenuto le censure del ricorrente generiche e prive di puntuale indicazione delle prove non valutate. Conseguentemente ha confermato il mantenimento del sequestro, ha dichiarato inammissibile il ricorso, ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen. (confisca per sproporzione/illecita accumulazione)
Dalla accertata sproporzione tra redditi e patrimonio nasce una presunzione iuris tantum di accumulazione illecita che la pubblica accusa deve provare; il soggetto interessato può superare la presunzione con allegazioni specifiche e verificate che dimostrino la legittima provenienza dei beni.
art. 321, comma 2, cod. proc. pen. (motivazione dei provvedimenti cautelari)
Il suo richiamo riguarda il dovere del giudice di motivare adeguatamente le decisioni sui provvedimenti cautelari; nel caso concreto la Corte ha ritenuto che la motivazione, seppur sintetica, fosse sufficiente e coerente con la ricostruzione della provenienza illecita.
art. 416-bis cod. pen. (delitto associativo) - contestazione di fatto nel procedimento
Non è norma centrale del provvedimento di sequestro ma la presenza di indagati per reato associativo nei soggetti collegati (fratelli) è stata elemento fattuale che ha rafforzato il nesso sospetto tra somme e attività illecita.
art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (richiamato come presupposto storico, ora art. 240-bis)
Richiamato in motivazione per spiegare il principio della presunzione di illecita accumulazione e la dinamica probatoria tra pubblica accusa e soggetto interessato.
Giurisprudenza: Sez. 2, n. 43387 del 08/10/2019, Rv. 277997-04
Precedente richiamato che chiarisce: dall'accertata sproporzione scatta una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione; l'interessato può superarla con specifiche e verificabili allegazioni, anche producendo elementi per provare la legittima provenienza dei beni.
Massime di principio
- Se esiste una sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio, si instaura una presunzione iuris tantum di accumulazione illecita che grava sull'interessato l'onere di dimostrare la legittima provenienza dei beni con allegazioni e documenti specifici e verificabili.
- Trasferimenti tra familiari (bonifici da/tra parenti) possono essere sottoposti a sequestro quando risultano collegati a soggetti indagati e a fonti di reddito sospette; l'uso successivo delle somme per acquisti leciti non prova automaticamente la liceità della loro origine.
- Contestazioni generiche sulle mancata valutazioni probatorie non sono sufficienti in cassazione: il ricorrente deve indicare in modo preciso quali documenti o circostanze non siano stati valutati e in che modo avrebbero inciso sulla decisione.
- La motivazione anche se sintetica può essere sufficiente se indica il nesso logico-fattuale che giustifica il provvedimento (es. provenienza dei fondi, collegamento a soggetti indagati, sproporzione rispetto ai redditi).
- In tema di misure reali cautelari/permancenza del sequestro, è fondamentale disporre di allegazioni e prove documentali puntuali (bancarie, contabili, giustificativi di reddito/patrimonio) per superare la presunzione di illiceità.
- La mancata proposizione di elementi specifici per la ricostruzione alternativa della provenienza legittima espone il ricorrente al rigetto e a possibili condanne per spese e contributi alla Cassa delle ammende.
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