Cassazione Penale, Sentenza n. 48346/2023 del 04/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente deduceva errori di fatto ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p.: 1) travisamento e utilizzazione di due conversazioni intercettate (progressivi 953 e 1470 del 17/2/2014) che il Tribunale di Benevento non aveva valutato a carico del D'Auria (perché il perito aveva escluso la sua presenza tra i conversanti), ma richiamate dalla Corte d'Appello e poi considerate in Cassazione; 2) fondatezza motivazionale ritenuta affetta da errore perché la sentenza dava rilievo ai contatti con Pugliese e Ventura, soggetti in realtà assolti dall'addebito associativo e dunque non qualificabili automaticamente come sodali. Il primo motivo deduceva che la censura non poteva essere oggetto di devoluzione in appello essendo sopravvenuta e non valutata dal primo giudice; il secondo denunciava un errore percettivo sulla qualificazione di terzi come membri del sodalizio.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: c'era un errore percettivo consistente nella mancata considerazione che le due conversazioni contestate non erano state valutate dal Tribunale e dunque non potevano essere devolute in appello. Perciò ha revocato la sentenza di questa Corte n. 8720/23 (1/2/2023), ha annullato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 7/12/2021 nei confronti di Alberico D'Auria e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Napoli. Ha ordinato altresì l'immediata rimessione in libertà del condannato, se non detenuto per altro titolo. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che l'errata qualificazione di alcuni contatti come con sodali non fosse, di per sé, decisiva alla luce della giurisprudenza sulla fattispecie associativa e delle altre valutazioni probatorie.
Norme richiamate
art. 74 D.P.R. 309/90 (norma sul traffico di stupefacenti)
presente nel testo come art. 74 D.P.R. 309/0.2 (probabile refuso riferito al D.P.R. 309/90)
Norma contestata in relazione all addebito di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la qualificazione del reato resta il quadro della contestazione sostanziale.
art. 625-bis c.p.p.
richiamato testualmente come criterio per l'errore di fatto rilevante
Consente la censura per errore di fatto nelle decisioni giudiziarie quando emerge un palese errore percettivo o una misconoscenza degli elementi di fatto decisivi; qui usato per sostenere che la Corte aveva erroneamente ritenuto devoluta in appello una censura su prove che il primo giudice non aveva valutato.
Giurisprudenza di legittimità citata (Sez. 6, n. 564 del 29/10/2015 e Sez. 5, n. 51400 del 26/11/2013)
citazioni di massime su partecipazione associativa e ruolo dell'acquirente continuativo
Richiama il principio secondo cui anche l'acquirente che riceve droga in forma continuativa e secondo regole predeterminate può integrare la partecipazione all'associazione finalizzata allo spaccio; ciò giustifica che l'errata attribuzione di qualitativi a terzi non sia necessariamente decisiva se sussistono altri elementi comprovanti il vincolo.
Sez. F, n. 35981 del 25/08/2015 e altre pronunce sulla rescissione del giudicato
citata nel testo a supporto della caducazione del titolo esecutivo
Richiama il principio per cui la revoca di una sentenza di legittimità comporta la caducazione del titolo esecutivo e, quindi, la possibile rimessione in libertà del condannato se non detenuto per altro titolo.
Sez. 1, n. 2476 del 17/12/2008 (dep. 2009) e Sez. 1, n. 37329 del 08/07/2015
citazioni su restituzione nel termine per l'impugnazione e rapporti con l'eventuale detenzione
Riferimenti giurisprudenziali usati a conferma degli effetti processuali della revoca e dell'annullamento in ordine ai termini e alle conseguenze sulla detenzione.
Massime di principio
- Se il primo giudice non ha valutato una prova (es. intercettazioni) perchè la riteneva non riferibile all'imputato, quella prova non può essere ritenuta utilizzabile in appello né in cassazione come se fosse stata oggetto di devoluzione: l'utilizzo successivo può costituire errore percettivo rilevante.
- L'errore di fatto ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. è efficace quando consiste in una palese svista o misconoscimento degli atti/processuali che incide sul percorso motivazionale e sull'equilibrio probatorio decisivo per la decisione.
- La qualificazione errata di terzi come 'sodali' non è automaticamente decisiva se esistono altri elementi probatori che fondano la partecipazione del condannato; tuttavia l'uso improprio di contatti con soggetti assolti può compromettere la correttezza della motivazione e giustificare la verifica dell'autonoma valenza delle rimanenti prove.
- La revoca di una sentenza di legittimità che abbia formato titolo esecutivo determina la caducazione del titolo e può comportare l'immediata rimessione in libertà dell'imputato, salvo che permangano altri titoli di detenzione.
- In situazioni analoghe è necessario distinguere sempre tra prove effettivamente valutate dal giudice di primo grado e materiale processuale che risulta escluso dalla piattaforma probatoria: l'eventuale riutilizzo di quest'ultimo materiale in sede superiore può integrare vizio correggibile con annullamento e rinvio.
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