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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45202/2024 del 09/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha dichiarato manifestamente infondata la sua richiesta, avanzata in seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024, di riconoscere la circostanza attenuante del fatto di lieve entità ai sensi dell'art. 628 c.p. per i fatti giudicati con sentenza n. 439/2020 (pena applicata: 2 anni, 26 giorni di reclusione e 889 euro di multa per rapina aggravata). Il ricorso sostiene tre censure principali: (1) violazione dell'art. 666 c.p.p. per omissione della udienza in camera di consiglio e decisione de plano nonostante fosse necessaria la celebrazione del contraddittorio e non fosse pacifica la manifesta infondatezza; (2) errata applicazione dell'art. 628 c.p. e vizio di motivazione alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024 che ha dichiarato l'illegittimità della norma nella parte in cui non prevede la diminuzione della pena quando il fatto è di lieve entità; il ricorrente sostiene che la pronuncia costituzionale riguarda anche ipotesi aggravate come quella contestata (comma terzo); (3) questione di legittimità costituzionale dell'art. 628, commi primo e terzo, per violazione del principio di ragionevolezza e del diritto a una pena proporzionata.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo: il provvedimento impugnato è nullo perché adottato de plano senza fissare il contraddittorio, mentre si erano svolte valutazioni di merito che richiedevano accertamento e confronto con la difesa. Perciò la sentenza è annullata con rinvio al Giudice dell'esecuzione per nuovo giudizio nel quale dovrà essere instaurato il contraddittorio in camera di consiglio. I restanti motivi sono stati assorbiti. In sostanza l'annullamento riguarda la nullità procedurale e non si è pronunciato definitivamente sulla questione sostanziale relativa all'applicabilità dell'effetto della sentenza costituzionale al comma terzo dell'art. 628 c.p.

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen.

    La decisione de plano senza udienza in camera di consiglio è ammessa solo se l'istanza è manifestamente infondata per difetto di condizioni di legge non richiedenti valutazioni discrezionali. In presenza di questioni che richiedono accertamenti o valutazioni di merito deve essere celebrata l'udienza con contraddittorio; il provvedimento adottato fuori da questi limiti è nullo e rilevabile d'ufficio.

  • art. 628 cod. pen.

    La Corte costituzionale con la sentenza n. 86/2024 ha dichiarato l'illegittimità della previsione prevista dal comma 2 nella parte in cui non consente la diminuzione della pena quando il fatto risulti di lieve entità; resta controverso e da valutare caso per caso l'estensione degli effetti alla fattispecie aggravata del comma 3, perché ciò richiede accertamento di merito.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 86 del 13/05/2024

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 628, comma 2, nella parte che non prevede la diminuzione della pena quando il fatto è di lieve entità. La pronuncia valorizza il principio di proporzionalità della pena e impone al giudice dell'esecuzione di verificare, caso per caso, se la declaratoria incide sulla posizione del condannato.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 120 del 2023

    Richiamata come precedente che ha affermato analoghi principi di incostituzionalità rispetto a norme che impediscono al giudice di modulare la pena in presenza di fatti di lieve entità, a sottolineare l'orientamento costituzionale sulla proporzionalità.

  • artt. 23 e 24 legge n. 87/1953

    Citati relativamente alla modalita' di sollevare questioni di legittimità costituzionale nel procedimento di esecuzione; permettono di prospettare questioni di costituzionalità anche nell'ambito esecutivo.

  • art. 3 e art. 27 Cost.

    Art. 3 (principio di ragionevolezza e divieto di trattamenti irragionevoli) e art. 27 (finalità rieducativa della pena e proporzionalità) sono i parametri costituzionali invocati per censurare la mancata previsione di una misura attenuante quando il fatto è di lieve entità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite alla esposizione dei motivi nel ricorso per cassazione; disciplina i riassunti dei motivi nel ricorso.

Massime di principio

  • La decisione de plano ai sensi dell'art. 666 c.p.p., comma 2, è possibile solo quando l'istanza è manifestamente infondata per carenza di requisiti di legge che non richiedano alcuna valutazione di merito; se sono necessarie verifiche fattuali o discrezionali va fissata l'udienza con contraddittorio.
  • Se il giudice dell'esecuzione compie valutazioni di merito per escludere l'applicabilità di una pronuncia costituzionale, il provvedimento adottato senza contraddittorio è nullo e la decisione dovrà essere riesaminata con audizione delle parti.
  • La pronuncia della Corte costituzionale che dichiara l'illegittimità di una norma può richiedere un'applicazione caso per caso nel procedimento di esecuzione: l'estensione automatica agli artt. o commi affini (es. comma terzo di una stessa norma) non è automatica e richiede valutazione di merito.
  • Nelle istanze di ricalcolo o rideterminazione della pena a seguito di sentenze costituzionali, il difensore deve sollecitare il contraddittorio e depositare memoria probatoria perché questioni di fatto e di qualificazione giuridica possono incidere sull'esito.
  • In presenza di circostanze aggravanti che alterano l'entità edittale, l'applicabilità di un principio costituzionale (es. lieve entità) va verificata concretamente e può essere suscettibile di diversa soluzione a seconda degli elementi del caso.

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