Cassazione Penale, Sentenza n. 40327/2022 del 25/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di cui all'art. 416‑bis c.p. (associazione mafiosa, clan "Putina-Pillera"). Il Procuratore deduceva vizio di motivazione (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.) sostenendo che gli elementi raccolti (frequentazione del bar "Over the rainbow" dove si incontravano esponenti del clan; contatti con chi consegnava somme destinate al mantenimento in carcere di un familiare; conversazioni intercettate che evidenziavano preoccupazione per una collaborazione; richiesta di intervento per un'estorsione; dichiarazioni di collaboratori) costituivano gravi indizi di adesione del Bonfiglio all'associazione mafiosa e imponevano la conferma della misura cautelare.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non contraddittoria la motivazione del Tribunale del riesame, che aveva esaminato puntualmente le condotte attribuite al Bonfiglio e concluso che, sebbene vi fossero rapporti con esponenti del clan, mancavano elementi idonei a provare l'adesione al progetto criminoso e la disponibilità dell'indagato al sodalizio. Il Tribunale ha osservato che molte intercettazioni non consentivano di stabilire il contenuto degli incontri o avevano significato equivoco, e che le dichiarazioni dei collaboratori erano generiche (es. Messina: "fa gruppo con i Pillera e camminava con Nuccio Ieni"). Il ricorrente, secondo la Corte, si limitava a proporre una diversa valutazione del materiale probatorio, il che non è consentito in sede di legittimità.
Norme richiamate
art. 416‑bis cod. pen.
Norma sostanziale contestata: il giudice del riesame ha valutato che gli elementi acquisiti non dimostravano l'adesione dell'indagato al programma criminoso richiesto per la sussistenza dell'associazione mafiosa.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Norma procedurale invocata dal ricorrente per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che non sussistesse contraddittorietà o illogicità della motivazione tale da integrare il vizio dedotto.
Massime di principio
- La mera frequentazione di luoghi o rapporti sociali con esponenti di un clan non è di per sé sufficiente a provare l'appartenenza a un'associazione mafiosa: è necessaria la prova dell'adesione al programma criminoso e della disponibilità concreta al sodalizio.
- Intercettazioni il cui contenuto è equivoco o non riguarda direttamente attività illecite possono non costituire gravi indizi se non collegati a elementi circostanziali chiari che ne chiariscano il significato criminoso.
- Le dichiarazioni di collaboratori devono essere specifiche e riferite a comportamenti o ruoli concreti dell'indagato; dichiarazioni generiche non sono necessariamente decisive per la misura cautelare.
- In sede di Cassazione non è consentito un nuovo esame del merito probatorio finalizzato a proporre una diversa valutazione degli elementi già valutati dal giudice del riesame; il controllo è limitato alla sussistenza di vizi logico‑giuridici della motivazione.
- Per impugnare con successo un'ordinanza di annullamento di misura cautelare è necessario dimostrare errori logici, omissioni o contraddizioni nella motivazione del giudice del riesame, non semplicemente riproporre elementi probatori in termini alternativi.
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