Prescrizioni del Garante n. 507 del 26/10/2023
Provvedimento del 26 ottobre 2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl Garante decide su un reclamo ex art. 77 GDPR presentato contro Google LLC per ottenere la rimozione dai risultati di ricerca di 7 URL collegati al nome della reclamante. Alcuni URL non erano più visibili o risultavano bloccati/inaccessibili per Google, per cui non vi erano i presupposti per intervenire. Per i restanti URL, relativi a notizie di stampa su attività politica della reclamante tra il 2017 e il 2018, il Garante ritiene infondato il reclamo: le informazioni sono ancora di interesse pubblico, anche in ragione della dimensione pubblica dell'attività politica e del poco tempo trascorso dai fatti. Il reclamo viene quindi respinto nei limiti indicati.
Reclamo di una interessata contro Google LLC per la deindicizzazione di 7 URL da risultati di ricerca associati al proprio nome
Reclamo contro Google LLC per la deindicizzazione di URL associati al nome della reclamante
Il provvedimento riguarda un reclamo ex art. 77 GDPR presentato nei confronti di Google LLC per ottenere la rimozione dai risultati di ricerca, associati al nominativo della reclamante, di sette URL contenenti articoli di stampa relativi alla sua attività politica.
Il fatto e le richieste dell'interessata
La reclamante ha chiesto la deindicizzazione di articoli pubblicati tra il 2017 e il 2019, riguardanti la sua candidatura per l'assemblea regionale di un partito, il ruolo di capolista a sostegno di una candidata alla segreteria regionale e la successiva elezione a segretaria di un circolo locale. Ha rappresentato che si trattava di fatti risalenti nel tempo, riferiti a una militanza politica non più sussistente, svolta in ruoli locali, non remunerati e non assimilabili a cariche pubbliche. Ha inoltre sostenuto che il collegamento con quel passato politico potesse pregiudicare la sua carriera di dirigente pubblico.
Le osservazioni di Google LLC
A seguito della richiesta del Garante, Google ha distinto gli URL in tre gruppi. Per un URL ha dichiarato che la pagina non risultava più visualizzata tra i risultati di ricerca associati al nome della reclamante. Per due URL ha riferito che i contenuti erano bloccati o comunque inaccessibili. Per gli altri quattro URL ha negato la deindicizzazione, sostenendo che:
- le informazioni conservavano attualità per il ruolo pubblico ricoperto dalla reclamante;
- i contenuti riguardavano incarichi e dichiarazioni rese nell'ambito di attività politica;
- le Linee guida WP29 del 26 novembre 2014 valorizzano l'interesse generale quando l'interessato esercita un ruolo pubblico;
- la reclamante sarebbe tuttora dirigente pubblico;
- gli articoli erano di data relativamente recente e non potevano essere considerati obsoleti.
Competenza del Garante e quadro normativo richiamato
Il Garante richiama il principio di stabilimento di cui all'art. 3, par. 1, GDPR, osservando che, pur essendo Google LLC stabilita negli Stati Uniti, il trattamento connesso al motore di ricerca è gestito anche per il territorio UE attraverso le sedi europee. Richiama inoltre l'art. 55, par. 1, GDPR quale base della propria competenza a decidere i reclami relativi al territorio nazionale.
Nel merito, il provvedimento fa riferimento agli artt. 17 e 21, par. 1, GDPR, nonché alle Linee guida WP29 del 2014 sul diritto all'oblio e alle Linee guida EDPB n. 5/2019 adottate il 7 luglio 2020.
Valutazione del Garante sui primi tre URL
Per l'URL indicato nel primo elenco e per i due URL indicati nel secondo elenco, il Garante prende atto di quanto dichiarato da Google: nel primo caso l'URL non era visibile in associazione al nome della reclamante; negli altri due i contenuti risultavano bloccati. Conseguentemente, il Garante ritiene che non vi siano i presupposti per l'adozione di provvedimenti.
Valutazione sui restanti quattro URL e bilanciamento degli interessi
Quanto ai quattro URL residui, il Garante osserva che essi rinviano a notizie di stampa pubblicate tra il 2017 e il 2018 su attività politica svolta dalla reclamante all'interno del partito, in particolare in relazione alla sua candidatura e alla successiva elezione a segretaria di un circolo locale. Gli articoli si limitano a riportare tali vicende, senza ulteriori elementi o dettagli.
Il Garante ritiene che, anche per il tempo relativamente breve trascorso dai fatti e per la natura pubblica dell'attività politica, tali notizie conservino un interesse per la collettività. In questa prospettiva, reputa infondata la richiesta di deindicizzazione, escludendo la prevalenza del diritto all'oblio sull'interesse pubblico all'informazione.
Esito del procedimento
Il Garante, ai sensi dell'art. 57, par. 1, lett. f), GDPR:
- prende atto delle dichiarazioni di Google relative a un URL del primo elenco e a due URL del secondo elenco, ritenendo insussistenti i presupposti per intervenire;
- dichiara infondato il reclamo con riferimento ai quattro URL del terzo elenco.
Impugnazione
Il provvedimento indica la possibilità di opposizione davanti all'autorità giudiziaria ordinaria ai sensi dell'art. 78 GDPR, degli artt. 152 Codice privacy e 10 del d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, ovvero 60 giorni se il ricorrente risiede all'estero.
Punti principali
Oggetto del reclamo e richieste della reclamante
La reclamante ha chiesto a Google LLC la deindicizzazione, in associazione al proprio nome e cognome, di 7 URL che rinviavano ad articoli di stampa pubblicati tra il 2017 e il 2019. Gli articoli riguardavano la sua candidatura all'assemblea regionale di un partito, il ruolo di capolista e la successiva elezione a segretaria di un circolo locale. La reclamante ha sostenuto che si trattasse di vicende risalenti nel tempo, relative a una militanza politica non più attuale e non idonee a incidere sulla sua carriera di dirigente pubblico.
Posizione di Google LLC
Google ha distinto gli URL in tre gruppi: per uno di essi ha rilevato che la pagina non risultava visibile nei risultati di ricerca associati al nome della reclamante; per altri due ha rappresentato che i contenuti erano bloccati o comunque inaccessibili; per i restanti quattro ha negato la deindicizzazione, richiamando la persistente attualità delle informazioni, il ruolo pubblico della reclamante e l'interesse generale all'accesso a notizie relative ad attività politica.
Valutazioni del Garante sui primi URL
Per l'URL indicato nel primo elenco e per i due URL del secondo elenco, il Garante prende atto delle dichiarazioni di Google: il primo non era visibile in associazione al nominativo della reclamante, mentre gli altri due risultavano bloccati. In tali casi il Garante ritiene che non sussistano i presupposti per adottare provvedimenti.
Valutazioni sul diritto all'oblio e sull'interesse pubblico
Per i quattro URL residui, il Garante richiama gli artt. 17 e 21, par. 1, GDPR, le Linee guida WP29 del 26 novembre 2014 e le Linee guida EDPB n. 5/2019 del 7 luglio 2020. Valuta il trascorrere del tempo, la natura delle notizie e il contesto: gli URL rinviano ad articoli di stampa del 2017-2018 su attività politica della reclamante, senza ulteriori dettagli, e tali vicende mantengono interesse per la collettività anche per la dimensione pubblica di ogni attività politica. Il reclamo è quindi dichiarato infondato.
Come è indicizzato
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