Sentenza del 24/08/2022 n. 25316 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
AC impugnava un avviso di accertamento relativo all'anno 2004 per IRES, IRAP e IVA basato su plurime riprese: operazioni fittizie/soggettivamente inesistenti, costi ritenuti indeducibili e IVA ritenuta indetraibile. In sede d'appello la CTR accolse parzialmente l'appello di AC ritenendo deducibili i costi (malgrado la soggettiva inesistenza) ma dichiarando indetraibile l'IVA per insussistenza della buona fede della contribuente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale proposto da AC e il ricorso incidentale dell'Agenzia, confermando in sostanza la valutazione di merito della CTR: la deducibilità dei costi è stata ritenuta fondata (la CTR aveva implicitamente accertato inerenza, competenza, certezza e determinabilità), mentre in tema di IVA la CTR aveva correttamente escluso la buona fede di AC per insufficiente diligenza nella verifica dei fornitori (cartiere). I rilievi di merito sulle valutazioni probatorie sono stati dichiarati inammissibili in cassazione; le spese del giudizio sono compensate e la Corte ha rilevato l'eventuale obbligo per la ricorrente del versamento aggiuntivo del contributo unificato previsto dalla normativa sopracitata.
Norme richiamate
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54
Norma richiamata nel quadro della disciplina IVA: la CTR e la Cassazione hanno valutato la detraibilità dell'IVA alla luce della buona fede del cessionario; l'Amministrazione deve provare anche la consapevolezza del destinatario nella frode.
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19, 21, comma 7, art. 8
Riferimenti procedurali e sostanziali sulle fatture e sugli adempimenti relativi all'IVA; la Corte ha ritenuto che i controlli formali svolti dal contribuente fossero insufficienti ai fini della buona fede.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 109, comma 5 (TUIR)
Richiamato dalla difesa dell'Agenzia nel ricorso incidentale in tema di deducibilità dei costi; la Corte ha ritenuto che la CTR avesse implicitamente accertato i requisiti di inerenza, competenza, certezza e determinabilità.
Codice Civile, art. 2697
Richiama la regola sulla ripartizione dell'onere della prova: l'Amministrazione deve fornire elementi indiziari specifici sulla consapevolezza del destinatario; incombe poi al contribuente provare l'assenza di consapevolezza e l'adozione della diligenza richiesta.
Codice di procedura civile, art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4, 5
Norme richiamate per i motivi di cassazione (violazione di legge, omessa pronuncia, omesso esame di fatti decisivi): la Corte ha applicato il nuovo limite interpretativo al vizio di motivazione e ha dichiarato inammissibili come sindacato di merito le censure che riguardano valutazioni probatorie.
D.L. 2 marzo 2012, n. 16 conv. L. 26 aprile 2012, n. 44 (ius superveniens)
Cited dalla parte resistente come successive modifiche normative; la Corte ha ritenuto che la CTR non abbia applicato illegittimamente norme sopravvenute né abbia omesso la necessaria valutazione sui requisiti dei costi.
L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (modifica D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13)
Norma sulla sussistenza dei presupposti processuali per l'eventuale versamento aggiuntivo del contributo unificato a carico della ricorrente; la Corte ha rilevato l'applicabilità per il ricorso rigettato dopo la data indicata.
Massime di principio
- Nel conflitto tra deducibilità dei costi (TUIR) e indeducibilità dell'IVA (DPR 633/1972), la giurisprudenza può separare i profili: i costi possono essere considerati deducibili anche se collegati a operazioni soggettivamente inesistenti, purché il giudice accerti inerenza, competenza, certezza e determinabilità.
- Per l'IVA la detrazione richiede la prova non solo della fittizietà del fornitore ma anche della consapevolezza del destinatario: l'Amministrazione deve fornire elementi oggettivi e specifici che indichino che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere dell'evasione.
- Sul contribuente grava l'onere di dimostrare di aver agito senza consapevolezza e di aver adottato la diligenza massima esigibile (controlli proporzionati alla rilevanza delle operazioni e alla natura dei fornitori).
- L'assoluzione penale dell'amministratore non vincola il giudice tributario e non è di per sé prova decisiva della buona fede fiscale; il giudice tributario valuta autonomamente elementi indiziari e diligenza.
- In sede di Cassazione i vizi di merito relativi alla valutazione delle prove sono in gran parte inammissibili: può essere censurata solo l'assenza, l'apparenza, la contraddittorietà o l'incomprensibilità della motivazione, non la mera diversa valutazione degli stessi fatti.
- Se alcune partite sono definite in via agevolata la controversia può estinguersi parzialmente; la Cassazione esamina solo le parti ancora vive.
- I giudici di merito possono ritenere implicitamente accertati requisiti (es. inerenza dei costi); l'Amministrazione dovrebbe contestarli espressamente in modo che la questione sia valutabile in sede d'appello e di legittimità.
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