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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41407/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di differimento della pena o di detenzione domiciliare in comunità terapeutica per motivi di salute. Il ricorrente contestava il vizio di motivazione del Tribunale, sostenendo che fosse stata data valutazione meramente assertiva dell'adeguatezza delle cure carcerarie (in prevalenza farmacologiche), che mancasse una verifica peritale nonostante la gravità delle diagnosi psichiche e che la valutazione della pericolosità sociale fosse approssimativa, specie alla luce dell'esperienza favorevole di detenzione domiciliare nel 2024 e dell'assenza di violazioni in quel periodo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio. La Corte ha censurato la motivazione del Tribunale che aveva accolto in modo formale la valutazione di 'compenso' della patologia basata sul trattamento farmacologico senza verificare concretamente l'adeguatezza delle terapie in ambiente carcerario (anche mediante perizia quando necessario) e senza una motivazione specifica sulla bilanciatura con la pericolosità sociale.

Norme richiamate

  • art. 146 cod. pen. comma 1 numero 3

    Esclude il bilanciamento con esigenze specialpreventive e richiede una condizione di particolare gravità dell'infermità tale da determinare incompatibilità con lo stato detentivo (tutela dignità e impossibilità di fornire trattamenti utili in carcere).

  • art. 147 cod. pen. comma 1 numero 2

    «condizioni di grave infermità fisica»

    Prevede la sospensione facoltativa della pena per grave infermità fisica; richiede che la restrizione di libertà risulti contraria al senso di umanità per le sofferenze derivanti o che il trattamento sanitario non sia praticabile in carcere; consente un bilanciamento con la pericolosità sociale (art. 147 comma 4 esclude l'accesso se sussiste concreto pericolo di commissione di delitti).

  • art. 47-ter ord. pen. comma 1

    «condizioni di salute particolarmente gravi che richiedono costanti contatti con i presidi sanitari territoriali»

    Regola la detenzione domiciliare per motivi di salute; in presenza di tali condizioni e di residuo pena contenuto la misura può risultare obbligatoria, in funzione sia di esigenze umanitarie sia assistenziali.

  • art. 47-ter ord. pen. comma 1-ter

    Consente l'applicazione della detenzione domiciliare in deroga ai limiti ordinari (residuo pena e ostatività dell'art. 4-bis), ma il suo ambito si rapporta ai presupposti di art. 146 e 147, richiedendo valutazioni sia sanitarie sia di tutela della collettività.

  • art. 4-bis ord. pen.

    Elenca fattispecie ostative che, salvo deroga, impediscono l'accesso a misure alternative o attenuate; è parametro da considerare nel bilanciamento tra cure e tutela sociale.

  • Corte costituzionale, sent. n. 99/2019

    Estende l'applicazione delle norme sulla detenzione domiciliare anche alle ipotesi di infermità psichica che non incidono sulla capacità di intendere e volere, ampliando la tutela sanitaria in ambito detentivo.

  • Corte EDU, sentenza Libri contro Italia (11 gennaio 2024)

    Ribadisce che la valutazione della qualita' delle cure fornite ai detenuti va fatta concretamente; carenze nella qualità/adeguatezza delle cure possono integrare violazione dell'art. 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani o degradanti).

Massime di principio

  • Il giudice di sorveglianza deve valutare concretamente non solo l'esistenza della patologia ma anche l'adeguatezza effettiva delle terapie erogate in carcere; non sono sufficienti valutazioni astratte sul 'compenso' basate solo sulla terapia farmacologica.
  • Quando la documentazione sanitaria è contrastante o la diagnosi è grave, il Tribunale dovrebbe disporre o valutare la necessità di una consulenza peritale specifica per accertare l'adeguatezza delle cure e l'incompatibilità con la detenzione.
  • Il bilanciamento tra tutela della salute e contenimento della pericolosità sociale è obbligatorio nelle ipotesi facoltative (art. 147 e disciplina della detenzione domiciliare): la valutazione della pericolosità deve essere motivata con riferimento a fatti concreti e non in termini generici.
  • La pregressa esperienza favorevole di detenzione domiciliare e l'assenza di violazioni durante quel periodo sono elementi rilevanti da considerare nella valutazione complessiva, e vanno esplicitamente valutati e motivati dal giudice.
  • Sotto il profilo dei diritti umani, la Corte EDU impone una verifica concreta della qualità delle cure: la mera somministrazione di farmaci può non essere sufficiente a dimostrare l'adeguatezza terapeutica richiesta dalla Convenzione.
  • La mancata istruttoria o una motivazione formale/assuntiva sul tema sanitario può comportare annullamento dell'atto e rinvio per nuovo giudizio; è pertanto necessario che il giudice si confronti dettagliatamente con le certificazioni sanitarie e con le deduzioni della difesa.
  • L'applicazione della detenzione domiciliare secondo art. 47-ter richiede attenzione ai limiti soggettivi e oggettivi (residuo pena, reati ostativi) e all'eventuale deroga conformemente ai presupposti sanitari e di tutela della collettività.

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