Sentenza n. 1324/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio che aveva annullato l’avviso di pagamento relativo al canone demaniale e all’indennizzo per asserita occupazione e uso difforme di aree demaniali marittime
Esito
Favorevole al resistente (concessionario demaniale)
Prevale il privato
La controversia
Roma Capitale ha impugnato la sentenza del TAR deducendo error in iudicando. Secondo l’appellante, il rapporto concessorio sarebbe cessato alla scadenza della concessione originaria e sarebbe poi proseguito mediante un nuovo e distinto rinnovo discrezionale; ne sarebbe conseguita la devoluzione al patrimonio demaniale delle opere non amovibili e la legittimità della qualificazione come pertinenze demaniali di aree pari a 200 mq e 25,76 mq, assoggettate ai valori OMI per il calcolo del canone. Il Comune ha inoltre sostenuto che l’ispezione del 26 aprile 2016, svolta in contraddittorio con la concessionaria, avrebbe accertato difformità rispetto alla concessione originaria e avrebbe consentito la corretta determinazione del canone e dell’indennizzo. La società appellata ha chiesto la conferma della sentenza, contestando sia la devoluzione delle opere sia la motivazione e la quantificazione delle somme richieste.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Quanto alla natura delle aree, ha ritenuto applicabile l’indirizzo secondo cui le proroghe ex lege delle concessioni demaniali marittime non determinano soluzione di continuità del rapporto concessorio, né cessazione della concessione o devoluzione automatica delle opere non amovibili ai sensi dell’art. 49 cod. nav. La prosecuzione ininterrotta del rapporto escludeva quindi l’acquisizione delle opere al demanio alla data indicata dal Comune. Il Collegio ha inoltre valorizzato le oscillazioni e contraddizioni delle superfici qualificate dall’amministrazione come pertinenze demaniali, passate in diversi atti da 468 mq a 76 mq, 149,76 mq e infine a 225,76 mq, senza adeguata spiegazione e senza coincidenza con la superficie indicata nel titolo concessorio. Anche la nota della Capitaneria di Porto, dalla quale risultava che lo stabilimento non era inserito nell’elenco dei beni incamerati dallo Stato, è stata considerata elemento ulteriore a sostegno dell’illegittimità dell’atto. Quanto all’indennizzo per uso difforme, il verbale di sopralluogo non dimostrava né l’effettivo svolgimento di un contraddittorio tecnico né gli elementi concreti delle difformità. La scheda tecnica e la nota esplicativa depositate dal Comune non coincidevano con le superfici indicate nell’avviso e non consentivano di ricostruire l’iter seguito per la classificazione e quantificazione delle aree. È stato quindi confermato il difetto di motivazione dell’avviso, inidoneo a rendere comprensibili le ragioni della pretesa e a consentire la difesa della concessionaria e il sindacato giurisdizionale. Il Consiglio di Stato ha richiamato anche l’effetto conformativo della sentenza di annullamento, che vincola l’amministrazione nel successivo eventuale riesercizio del potere. Le spese del giudizio di appello sono state compensate tra tutte le parti per la complessità delle questioni.
Norme richiamate
art. 49 cod. nav.
La devoluzione delle opere non amovibili al demanio non si verifica quando le proroghe ex lege determinano la prosecuzione senza soluzione di continuità del rapporto concessorio; in assenza di cessazione del rapporto non opera l’effetto acquisitivo.
l. 241/1990
L’avviso di pagamento deve consentire al destinatario di comprendere le ragioni della pretesa amministrativa, i presupposti fattuali e il percorso logico-giuridico seguito per la determinazione degli importi.
Massime di principio
- Le proroghe ex lege delle concessioni demaniali marittime, in quanto assicurano la prosecuzione senza soluzione di continuità del rapporto concessorio, non determinano la cessazione della concessione né la devoluzione automatica delle opere non amovibili al demanio ai sensi dell’art. 49 cod. nav.
- La qualificazione di opere o superfici come pertinenze demaniali deve poggiare su dati coerenti, verificabili e adeguatamente documentati; oscillazioni significative delle superfici indicate dall’amministrazione nei diversi atti, non spiegate e non conciliabili con il titolo concessorio, compromettono la legittimità della pretesa patrimoniale.
- Un verbale di sopralluogo può fondare la determinazione del canone o di un indennizzo soltanto se documenta in modo comprensibile le difformità riscontrate, le superfici interessate e, ove invocato dall’amministrazione, l’effettivo svolgimento del contraddittorio tecnico.
- Sussiste difetto di motivazione quando l’atto impositivo non consente al destinatario di ricostruire le ragioni della classificazione delle aree, delle superfici considerate e degli importi richiesti; documenti successivi, non notificati, non richiamati o non coerenti con l’atto, non possono colmare tale lacuna motivazionale.
- L’annullamento giurisdizionale dell’atto produce, oltre all’effetto demolitorio, un effetto conformativo che vincola l’amministrazione alle regole individuate nella sentenza per l’eventuale successivo riesercizio del potere.
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