Cassazione Penale, Sentenza n. 33841/2025 del 15/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
De Rosa impugna l'ordinanza del Tribunale di Salerno che ha respinto l'appello ai sensi dell'art. 310 c.p.p. avverso il rigetto della sua istanza di revoca o sostituzione degli arresti domiciliari. Egli è indagato per due reati di turbata libertà degli incanti e per un reato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, in quanto, nella veste di presidente del cda e legale rappresentante della Dervit S.p.A., sarebbe stato beneficiario di un sistema di condizionamento di gare d'appalto orchestrato dal sindaco Alfieri, versando somme e utilità mascherate. Il ricorrente deduce vizi di motivazione e violazione di legge, sostenendo che il quadro cautelare è mutato, che non vi sono elementi concreti a carico del suo comportamento attivo nella condotta del sindaco, che ha formalmente dismesso le cariche sociali e detiene una quota marginale del capitale, e che eventuali esigenze cautelari residue potrebbero essere soddisfatte con misure interdittive meno afflittive.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la permanenza delle esigenze cautelari, descrivendo un articolato sistema corruttivo e collegando De Rosa al ruolo di principale beneficiario del sistema. La decisione ha valorizzato elementi quali le modalità cautelative e comunicative del sindaco Alfieri, le abilità acquisite dalle parti nei rapporti con l'amministrazione comunale, la persistente partecipazione della Dervit S.p.A. in altre gare e la natura formale della dismissione delle cariche da parte dell'indagato, nonché la presenza di familiari che mantengono controllo societario. Per tali ragioni è stata ritenuta plausibile la prognosi di rischio di reiterazione e di inquinamento probatorio, e destituita di fondamento la mera affermazione che misure interdittive sarebbero state sufficienti. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 310 cod. proc. pen.
norma richiamata quale base procedurale per l'appello avverso provvedimenti cautelari; la Corte ne ha utilizzato la procedura di riesame senza rilevare vizio nella motivazione del Tribunale
art. 616 cod. proc. pen.
norma invocata per la condanna alle spese del ricorrente in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- La mera formulazione di affermazioni generiche sul mutamento del quadro cautelare non è sufficiente: il ricorrente deve fornire un confronto puntuale e prove concrete che smentiscano le ragioni poste dal giudice a sostegno della misura
- La formalità di una dismissione di cariche societarie non elimina il rischio cautelare se permangono rapporti economici, quote rilevanti o controllo di fatto attraverso familiari o amministratori di diritto
- Quando il contesto indiziario descrive un sistema organizzato di condizionamento e stratagemmi per eludere controlli (modalità di comunicazione, protezione dalle investigazioni), il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione criminosa può essere ritenuto concreto e persistente
- Le misure interdittive sono in generale alternativa alle misure custodiali, ma la loro idoneità va dimostrata con argomentazioni specifiche che attestino l'effettiva capacità di impedire la commissione di nuovi reati o l'inquinamento probatorio; in assenza di tali prove, il giudice può ritenere necessaria la custodia cautelare
- In sede di gravame il rigetto si fonda spesso sulla valutazione di contesto e sulla prognosi di pericolosità: per ottenere la revoca o sostituzione della misura è necessario dimostrare la concreta e stabile cessazione delle esigenze cautelari con elementi documentali attuali
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