Cassazione Penale, Sentenza n. 47369/2024 del 23/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità delle censure e per mancata controargomentazione puntuale rispetto alla motivazione del Tribunale, che aveva considerato anche le condanne e le condotte successive al periodo di detenzione come elementi ostativi alla liberazione anticipata. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva respinto l'istanza di liberazione anticipata relativa a quattro periodi di detenzione dal 2014 al 2022. Il Tribunale aveva ritenuto l'imputato incline alla reiterazione di condotte delittuose, rilevando: mancata risposta a controlli delle Forze dell'Ordine nel 2014; condanna dell'8/7/2021 per associazione per delinquere (fatti fino al 6/2017) e furti aggravati (4-5/2017); condanne per furti del 14/9/2019 e 27/9/2019; denunce e arresto in flagranza nel 2022. Il ricorrente deduceva, fra l'altro, la mancata notificazione del provvedimento di rigetto del Magistrato di sorveglianza e la mancata valutazione complessiva della sua partecipazione al percorso rieducativo.
Norme richiamate
Principio giurisprudenziale (Cass. Sez. 1, n. 4020 del 13/07/2020, dep. 2021, Gulisano; conformi Sez. 1, n. 42571 del 19/04/2013, Cagnoni; Sez. 1, n. 20889 del 13/05/2010, Monteleone)
«in tema di liberazione anticipata, anche il comportamento del condannato, posto in essere dopo il ritorno in libertà, può giustificarne retroattivamente il diniego, quando venga considerato quale espressione di una non effettiva partecipazione alla precedente opera di rieducazione. (Fattispecie relativa al rigetto del beneficio in considerazione delle plurime condanne riportate dall'interessato successivamente alla rinnessione in libertà)»
Il principio è stato applicato per ritenere che le condotte successive alla detenzione (nuove denunce, arresti, condanne) possono giustificare il diniego della liberazione anticipata, allargando la valutazione oltre il solo periodo di detenzione formale.
Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in relazione all'obbligo di valutare se l'inammissibilità del ricorso sia imputabile a fattori non colposi; in mancanza di elementi contrari, è stato disposto il versamento equitativo alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Il giudice valuta la richiesta di liberazione anticipata nel suo complesso: rilevano non solo i comportamenti durante la detenzione ma anche quelli successivi al ritorno in libertà; condotte criminose successive possono retroagire come indice di mancata rieducazione.
- La mancata risposta a controlli delle forze dell'ordine e le condanne reiterate per reati contro il patrimonio sono elementi decisivi che possono giustificare il diniego del beneficio.
- Un'accusa o un'assoluzione parziale (es. assoluzione per evasione) non esclude automaticamente la valutazione negativa se sussistono altri elementi contrari alla rieducazione.
- Eccezioni procedurali (es. mancata notificazione) devono essere specificamente e dettagliatamente dedotte: censure generiche in Cassazione sono frequentemente dichiarate inammissibili.
- In Cassazione, l'assenza di argomentazioni puntuali rispetto alla motivazione del giudice di merito porta all'inammissibilità del ricorso; può seguire condanna alle spese e un versamento alla Cassa delle ammende se non è provata l'assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.
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