Cassazione Penale, Sentenza n. 29767/2026 del 05/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
L'imputato aveva proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, lo aveva condannato a due anni e un mese di reclusione per un reato sessuale continuato. Il ricorso articolava quattro doglianze: 1) violazione di legge processuale per difetto di condizione di procedibilità, assumendo che la denuncia-querela non contenesse la formale richiesta di procedere nei confronti del ricorrente; 2) violazione di legge processuale per il mancato riconoscimento delle pene sostitutive ex art. 20-bis cod. pen.; 3) violazione di legge per il diniego della sospensione condizionale della pena, nonostante l'età ultrasettantenne e l'assunto venir meno dei precedenti ostativi per effetto dell'indulto; 4) vizio di motivazione per l'omesso riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Prima della decisione, il difensore ha depositato certificato di morte attestante il decesso dell'imputato in pendenza del giudizio di cassazione e ha chiesto dichiararsi l'estinzione del reato per morte dell'imputato.
La decisione
La Corte ha rilevato che, nelle more del giudizio di legittimità, era sopravvenuta la morte dell'imputato. Ha quindi ritenuto estinto il reato ai sensi dell'art. 150 cod. pen. e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. La Corte ha precisato che, a fronte del decesso dell'imputato dopo la proposizione del ricorso, il rapporto processuale si esaurisce e non può essere adottata una pronuncia di proscioglimento nel merito ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen. se non risulti già evidente dal testo della decisione impugnata una causa di proscioglimento nel merito. Il dispositivo ha dunque accolto la richiesta difensiva di estinzione per morte dell'imputato, pur con la formula dell'annullamento senza rinvio.
Norme richiamate
art. 81 c.p.
richiamato per descrivere la continuazione contestata unitamente al reato sessuale oggetto della condanna
art. 609-bis, comma 3, c.p.
norma incriminatrice del reato per cui vi è stata condanna in appello
art. 173 disp. att. c.p.p.
richiamato per la sintetica enunciazione dei motivi di ricorso
art. 20-bis c.p.
richiamato quale norma sulle pene sostitutive invocate nel ricorso
art. 150 c.p.
norma applicata per dichiarare l'estinzione del reato per morte del reo
art. 620, lett. a), c.p.p.
base normativa indicata per l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata
art. 129, comma 2, c.p.p.
richiamato per escludere la possibilità di una pronuncia di proscioglimento nel merito in assenza di evidenza decisoria nel provvedimento impugnato
art. 52 d.lgs. 196/03
richiamato nel monito finale sulla diffusione del provvedimento e sull'omissione dei dati identificativi
Massime di principio
- La sopravvenuta morte dell'imputato nel corso del giudizio di cassazione comporta l'estinzione del reato e impone l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
- Quando il decesso dell'imputato intervenga dopo la proposizione del ricorso, il rapporto processuale si esaurisce e non può essere coltivata una decisione di merito sulla responsabilità, salvo che dal provvedimento impugnato emerga già in modo evidente una causa di proscioglimento nel merito.
- In presenza di morte dell'imputato, la formula di dispositivo preferibile è l'annullamento senza rinvio per estinzione del reato, ai sensi dell'art. 620, lett. a), c.p.p., piuttosto che altre formule meramente processuali.
- Il giudice di legittimità non può procedere a una valutazione ex art. 129, comma 2, c.p.p. se non ricorre l'evidenza della causa di proscioglimento nel testo della decisione impugnata.
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