Cassazione Penale, Sentenza n. 8357/2023 del 24/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di applicazione dell'indulto (legge n. 241/2006) rispetto alla sentenza di condanna a 5 anni e 2 mesi per vari reati. Il ricorrente sosteneva che il delitto associativo ex art. 416 c.p. (reato permanente) non ostava all'indulto perché i reati 'satellite' erano stati consumati prima dell'entrata in vigore della legge n. 241/2006 e, pur avendo subito aumento per continuazione, per ciascuno di essi la pena sarebbe risultata inferiore a due anni, rendendoli teoricamente compatibili con il beneficio.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha ritenuto infondata la tesi del ricorrente, osservando che, anche se l'indulto fosse stato concedibile per i reati consumati anteriormente, l'eventuale beneficio sarebbe stato comunque revocato per effetto della condanna per il delitto associativo permanente consumato anche dopo l'entrata in vigore della legge. Per evitare una ipotetica applicazione e contestuale revoca dell'indulto, la Corte aveva legittimamente rigettato la richiesta. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende per responsabilità nella presentazione del ricorso.
Norme richiamate
legge n. 241 del 2006 (indulto)
Prevede una causa di revoca automatica del beneficio dell'indulto; la Corte interpreta che, se la condanna per un reato ostativo esiste, non ha senso concedere l'indulto per altri reati e poi revocarlo: la richiesta deve essere respinta onde evitare un'applicazione e revoca contestuale del beneficio
codice penale
L'art. 416 punisce il delitto associativo considerato reato permanente; la Corte ha ritenuto che, essendo permanenza del reato protratta oltre l'entrata in vigore dell'indulto e avendo la condanna colpito una pena superiore ai due anni, tale condanna è ostativa alla concessione dell'indulto
Massime di principio
- Un reato qualificato come permanente che abbia avuto effetti o prosecuzione dopo l'entrata in vigore di una misura di clemenza può rendere il beneficiario incompatibile con l'indulto, specie se la pena inflitta è superiore al limite previsto dalla norma
- Se esiste una causa di revoca automatica dell'indulto per un reato posto a base della condanna, il giudice può e deve rigettare richieste di indulto relative ad altri reati nella stessa sentenza per evitare una concessione seguita da immediata revoca
- Nel caso di più reati con calcolo di aumento per continuazione, l'applicabilità dell'indulto va valutata complessivamente: non basta che alcuni reati siano consumati prima dell'entrata in vigore della legge, se altri reati nella stessa pena risultano ostativi
- Chi propone ricorso manifestamente infondato assume il rischio di essere condannato alle spese e a una somma a titolo di ammenda; valutare criticamente l'appello prima della sua proposizione
- In situazioni simili, la verifica preventiva dovrebbe riguardare: natura permanente o istantanea dei reati, date di consumazione relative all'entrata in vigore del beneficio, entità complessiva della pena e presenza di cause di revoca previste dalla norma che disciplina il beneficio
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