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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6559/2023 del 15/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in tre motivi: (1) censura della qualificazione del fatto come associazione ex art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 anziché mero concorso di persone, con contestazione della sussistenza di elementi quali cassa comune, sede operativa (la cosiddetta "casuzza"), accordo associativo e reiterazione dei reati fine; critica anche la discordanza tra il riconoscimento di Profeta come capo e l'esclusione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis c.p.; (2) contestazione della gravità indiziaria rispetto al capo 17) (detenzione di stupefacente nella "casuzza"), per mancanza di collegamento probatorio tra Taormina e il locale e per l'eccessiva distanza temporale di alcune intercettazioni rispetto al sequestro; (3) vizio di motivazione circa l'attualità delle esigenze cautelari, per una motivazione ritenuta generica e non specifica sui pericoli concretamente sussistenti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile (manifestamente infondato). Ha ritenuto corretta e logicamente motivata l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per l'associazione ex art. 74 DPR 309/1990 (capo 9) e per la detenzione contestata al capo 17), mentre il Tribunale di merito aveva già annullato l'ordinanza sul capo 16) per difetto di autonoma valutazione. La Corte ha giudicato ampiamente fondata la valutazione del giudice di merito sull'interpretazione delle intercettazioni (ruoli gerarchici, suddivisione dei compiti, cassa comune e disponibilità del locale), sul collegamento fra partecipazione all'associazione e detenzione della droga nel locale e sull'attualità delle esigenze cautelari (continuità e professionalità dell'attività illecita, prosecuzione dei traffici anche dopo l'arresto di un associato). Condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende; disposizione di adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 74)

    art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La norma sull'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti è stata ritenuta applicabile: il Tribunale ha ricostruito, con riferimento alle intercettazioni, l'esistenza di un sodalizio gerarchico, con ripartizione di ruoli, cassa comune e luogo di deposito della droga, elementi ritenuti sufficienti per la gravità indiziaria.

  • codice penale (art. 416-bis)

    Citata in relazione all'aggravante di tipo mafioso: la Corte osserva che, pur essendo stato indicato Profeta come capo e come appartenente a "Cosa Nostra", il Tribunale di merito ha correttamente valutato in negativo l'applicabilità dell'aggravante quando non risultano elementi provanti i presupposti dell'art. 416-bis.

  • codice di procedura penale (art. 274)

    La norma che disciplina i presupposti per le misure cautelari (periculum libertatis) è richiamata: la Corte conferma che il giudice di merito ha specificamente motivato l'attualità delle esigenze cautelari sulla base della continuità e della professionalità dell'attività illecita e della persistenza dei traffici.

  • disposizioni di attuazione del codice di procedura penale (art. 94, comma 1-ter)

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; la Corte ordina l'inoltro degli atti alla cancelleria per le procedure previste.

Massime di principio

  • La qualificazione di comportamenti come "associazione" ex art. 74 DPR 309/1990 dipende dalla valutazione complessiva degli elementi indiziari (gerarchia, ripartizione dei compiti, cassa comune, sede/luogo di deposito, ripetizione dei reati): il giudice di merito ha ampia discrezionalità nell'interpretare intercettazioni e fatti, e tale valutazione è sindacabile in Cassazione solo per manifesta illogicità o travisamento della prova.
  • Le intercettazioni, anche se criptiche o datate, possono costituire elemento decisivo se il giudice di merito le interpreta logicamente e coerentemente con le massime di esperienza; per contrastare tale valutazione occorre dimostrare che il contenuto è stato travisato in modo evidente e decisivo.
  • Per attribuire la detenzione di stupefacente a un indagato sulla base della presenza della droga in un locale comune, è necessario dimostrare il collegamento probatorio tra l'indagato e la disponibilità del locale (disponibilità materiale o partecipazione organizzativa): la partecipazione abituale all'associazione e la disponibilità collettiva possono integrare la gravità indiziaria.
  • La sussistenza e l'attualità delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, inquinamento probatorio, fuga) vanno motivate con riferimento a fatti concreti: continuità, professionalità dell'attività criminosa e la persistenza dei traffici nonostante arresti di altri associati sono elementi idonei a giustificare la custodia cautelare.
  • Per impugnare con successo in sede di legittimità una misura cautelare confermata in sede di riesame, il ricorrente deve evidenziare errori logici o travisamenti probatori decisivi, o la totale assenza di elementi indiziari: mere argomentazioni alternative o critiche sulla valutazione non sono in genere sufficienti.

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