Cassazione Penale, Sentenza n. 27884/2023 del 27/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che ha confermato la condanna per appropriazione indebita (art. 646 c.p.), usura ed estorsione. I punti di doglianza sono: (1) presunta violazione del principio di correlazione tra accusa e decisione (art. 521 c.p.p.), sostenendo che la sentenza avrebbe attribuito all'imputato una condotta diversa rispetto al capo di imputazione; (2) illogicità della motivazione circa l'elemento soggettivo dell'appropriazione indebita, deducendo che vi sarebbe stato un accordo con la parte offesa e l'intenzione di restituire il denaro; (3) mancanza di prova della consapevolezza della natura usuraria del prestito e del ruolo dell'imputato nella pattuizione del prestito tra Fiore e Dezi; (4) illogicità della decisione in ordine al delitto di estorsione, contestando che le intercettazioni e gli episodi riferiti dimostrino minacce idonee a integrare il reato.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato tutti i motivi di ricorso come infondati. In particolare: (i) ha ritenuto corretta l'interpretazione del principio di correlazione, osservando che non è meccanicistica ma finalizzata a tutelare il diritto di difesa e che nel caso di specie gli elementi posti a base della decisione erano noti e affrontati nella difesa; (ii) ha confermato che l'elemento consumativo dell'appropriazione indebita si è concretizzato nella mancata restituzione dei 20.000 euro consegnati con vincolo di destinazione per l'acquisto di un esercizio commerciale, e che la mera intenzione di restituire non impedisce la consumazione del reato; (iii) ha ritenuto provata, sulla base delle risultanze e delle intercettazioni, la consapevolezza e il concorso dell'imputato nella vicenda usuraria; (iv) ha confermato la sussistenza dell'estorsione in ragione delle espressioni minacciose e della loro idoneità intimidatoria, anche se non si richiede l'effettiva paralisi della volontà della vittima. Ne consegue la conferma della condanna pronunziata in primo e secondo grado.
Norme richiamate
art. 646 c.p.
Il reato di appropriazione indebita può avere ad oggetto anche denaro consegnato con vincolo di destinazione; la consumazione avviene al momento in cui l'agente compie un atto di dominio con volontà di tenerlo come proprio (atto istantaneo).
art. 521 c.p.p.
Il principio di correlazione tra accusa e decisione non va interpretato in modo meccanico; rileva se la diversa ricostruzione altera radicalmente struttura del fatto, nesso causale o elemento psicologico tale da pregiudicare il diritto di difesa.
art. 522 c.p.p.
Rinvio in tema di nullità: la doglianza sulla violazione degli obblighi di motivazione va valutata alla luce della effettiva possibilità di difesa esercitata dall'imputato.
art. 606 c.p.p. (lett. c) e lett. e))
Limiti del sindacato in Cassazione: è sindacabile la violazione di norme processuali e la manifesta illogicità della motivazione, non invece una diversa valutazione del merito dei fatti riproposta come alternativa ricostruzione.
Massime di principio
- Il principio di correlazione tra accusa e decisione va valutato in funzione della tutela del diritto di difesa: non ogni diversa ricostruzione dei fatti determina nullità, ma solo quelle che cambiano radicalmente struttura, nesso causale o elemento psicologico del reato.
- L'appropriazione indebita si consuma quando chi detiene denaro con vincolo di destinazione si comporta come proprietario opponendo la volontà di non restituire; una successiva intenzione astratta di restituire non impedisce la consumazione del reato.
- In tema di usura, la responsabilità può essere riconosciuta anche per concorso nella vicenda se emerge, attraverso elementi oggettivi (intercettazioni, dichiarazioni), la consapevolezza dell'imputato circa l'ammontare e le condizioni usurarie e il suo coinvolgimento nella ricerca del prestito.
- Per l'estorsione non è necessario che la vittima abbia effettivamente subito un completo stato di paura: rileva l'idoneità delle minacce e il contesto (personalità dell'agente, condizioni della vittima, modalità delle minacce) valutati concretamente dai giudici di merito.
- In Cassazione è limitato il sindacato sulla valutazione probatoria di fatto: non è consentito sostituire la ricostruzione dei giudici del merito con una diversa, salvo vizi logico-giuridici nella motivazione o violazioni di legge.
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