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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-161/24

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 18 dicembre 2025. — OSA, z.s. contro Úřad pro ochranu hospodářské soutěže. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský soud v Brně. — Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Articolo 102 TFUE – Abuso di posizione dominante – Organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore – Tariffazione dei compensi per la concessione di una licenza di messa a disposizione di opere protette dal diritto d’autore – Stabilimenti alberghieri – Metodo di calcolo – Assenza di considerazione del tasso di occupazione delle camere – Prezzi non equi. — Causa C-161/24

Giurisprudenza europea62024CJ0161

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha affrontato la tariffazione di un organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore nei confronti degli alberghi, chiamato a corrispondere compensi per la messa a disposizione di opere tramite radio e televisori nelle camere. Ha ritenuto che il mancato conto del tasso di occupazione può essere rilevante ai fini dell’abuso di posizione dominante, purché il compenso sia eccessivo rispetto al valore economico dell’utilizzo delle opere. Ha inoltre chiarito che non occorre provare un danno diretto ai consumatori e che basta la potenziale incidenza sensibile sugli scambi tra Stati membri.

Abuso di posizione dominante da parte di un organismo di gestione collettiva nella tariffazione dei compensi per l’uso di opere protette negli alberghi, con particolare riguardo al mancato calcolo del tasso di occupazione delle camere.

La questione giuridica

Se l’articolo 102, secondo comma, lettera a), TFUE consenta di qualificare come abuso di posizione dominante la tariffazione di un organismo di gestione collettiva che, nel calcolare i compensi dovuti dagli alberghi per una licenza di messa a disposizione di opere protette tramite radio e televisori nelle camere, non tenga conto dell’effettivo tasso di occupazione; se tale pratica debba essere valutata come imposizione di prezzi eccessivi o di condizioni di transazione non eque; se occorra provare effetti negativi reali o potenziali sulla concorrenza e sul benessere dei consumatori; e se sia necessario dimostrare un’incidenza sostanziale sul commercio tra Stati membri.

Principio di diritto

L’articolo 102, secondo comma, lettera a), TFUE va interpretato nel senso che un organismo di gestione collettiva che non consideri il tasso di occupazione degli alberghi nel calcolo dei compensi per la licenza di messa a disposizione di opere protette può, alla luce di tutte le circostanze pertinenti, porre in essere un abuso consistente nell’applicazione di prezzi non equi, se il livello dei compensi risulta eccessivo rispetto alla natura e all’ampiezza dell’utilizzo delle opere e al valore economico da esso generato. Per accertare l’abuso non è necessario dimostrare un danno diretto ai consumatori, essendo sufficiente che la pratica sia idonea a pregiudicare una struttura di concorrenza effettiva; inoltre, per il requisito degli effetti sul commercio tra Stati membri, è sufficiente provare che la pratica può incidere sensibilmente sugli scambi, il che può desumersi dal fatto che l’organismo gestisce anche i diritti di titolari di altri Stati membri.

Norme richiamate

  • Articolo 102 TFUE
  • Articolo 267 TFUE
  • Direttiva 2001/29/CE
  • Articolo 3, paragrafo 1, direttiva 2001/29/CE

Abuso di posizione dominante nella tariffazione dei compensi per l’uso di opere protette negli alberghi

Si tratta di un rinvio pregiudiziale del Krajský soud v Brně in una controversia tra l’organismo di gestione collettiva ceco OSA e l’autorità nazionale garante della concorrenza. La Corte è stata chiamata a interpretare l’articolo 102 TFUE in relazione al metodo di calcolo dei compensi dovuti dagli stabilimenti alberghieri per la comunicazione al pubblico di opere protette tramite apparecchi radio e televisivi installati nelle camere.

Contesto normativo rilevante

La pronuncia si fonda principalmente sull’articolo 102 TFUE, in particolare sulla lettera a) del secondo comma, che vieta l’imposizione di prezzi o altre condizioni di transazione non eque da parte di un’impresa in posizione dominante. La Corte richiama anche l’articolo 267 TFUE, quale base del rinvio pregiudiziale, e l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE, che riconosce agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la comunicazione al pubblico delle loro opere.

Fatti del procedimento principale

L’autorità ceca aveva accertato che, tra il 19 maggio 2008 e il 6 novembre 2014, OSA aveva applicato agli alberghi compensi calcolati senza considerare il tasso di occupazione delle camere, richiedendo dunque il pagamento anche per le camere inoccupate. Tale pratica era stata considerata abusiva e sanzionata con un’ammenda, oltre al divieto di reiterazione.

Questioni pregiudiziali sottoposte alla Corte

Il giudice del rinvio ha chiesto, in sostanza:

  • se la mancata considerazione del tasso di occupazione possa integrare un abuso di posizione dominante;
  • se la pratica debba essere qualificata come applicazione di prezzi eccessivi oppure di condizioni di transazione non eque;
  • se sia necessario dimostrare effetti reali o potenziali sulla concorrenza e sul benessere dei consumatori;
  • se occorra provare un’incidenza sostanziale sul commercio tra Stati membri.

Ragionamento della Corte sulle prime due questioni

La Corte richiama la propria giurisprudenza sulla comunicazione al pubblico nelle strutture alberghiere: la messa a disposizione di apparecchi radio e televisivi nelle camere costituisce una comunicazione al pubblico ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE, indipendentemente dall’effettiva fruizione da parte dei clienti. Tuttavia, ai fini dell’articolo 102 TFUE, il numero di persone che possono effettivamente fruire delle opere è un elemento pertinente per valutare l’ampiezza dell’utilizzo e il vantaggio economico ricavato dall’albergo.

La Corte afferma che il tasso di occupazione delle camere è quindi una circostanza che, in linea di principio, deve essere presa in considerazione, mediante un modello statistico o altro criterio oggettivo, stabile, facilmente accessibile e controllabile, per stabilire se il compenso sia non equo. Non si può escludere che un metodo di calcolo che ignori tale dato possa costituire abuso, soprattutto se esiste un metodo alternativo che tenga conto dell’occupazione a costo ragionevole e con una riduzione sostanziale dell’importo richiesto.

La Corte precisa che, quando l’asserita iniquità riguarda l’ammontare del compenso in quanto tale, la fattispecie va esaminata come possibile applicazione di prezzi eccessivi. Il giudice nazionale deve verificare il rapporto tra compenso richiesto, natura e ampiezza dell’utilizzo delle opere e valore economico generato da tale utilizzo. La Corte richiama anche la propria giurisprudenza in materia di confronto con le tariffe praticate in altri Stati membri, quale ulteriore indice di abuso.

Ragionamento della Corte sulla terza questione

Quanto agli effetti anticoncorrenziali, la Corte ribadisce che l’articolo 102 TFUE mira a reprimere non solo i danni diretti ai consumatori, ma anche le pratiche che alterano la struttura di concorrenza effettiva. L’autorità garante della concorrenza soddisfa il proprio onere probatorio se dimostra che la pratica è idonea a pregiudicare tale struttura, senza dover provare anche un pregiudizio diretto ai consumatori. Spetta poi all’impresa dominante, se del caso, dimostrare che eventuali effetti escludenti siano compensati da effetti positivi per i consumatori.

Ragionamento della Corte sulla quarta questione

In tema di commercio tra Stati membri, la Corte richiama il criterio consolidato secondo cui è sufficiente che la pratica sia idonea, sulla base di elementi oggettivi, a incidere in modo diretto o indiretto, attuale o potenziale, sugli scambi in misura non trascurabile. Per le tariffe degli organismi di gestione collettiva monopolistici, l’incidenza sul commercio può essere desunta dal fatto che essi gestiscano non soltanto i diritti di titolari nazionali, ma anche quelli di titolari di altri Stati membri.

Dispositivo e principio affermato

La Corte ha concluso che la mancata considerazione del tasso di occupazione degli alberghi può contribuire all’accertamento di un abuso di posizione dominante consistente nell’applicazione di prezzi non equi, purché il compenso risulti eccessivo alla luce dei parametri economici rilevanti. Ha inoltre stabilito che non occorre provare un danno diretto ai consumatori e che, per il requisito degli effetti sul commercio tra Stati membri, è sufficiente la potenziale incidenza sensibile sugli scambi.

Rilievo pratico per gli operatori

Per gli organismi di gestione collettiva, la pronuncia impone attenzione al criterio di determinazione delle royalties quando la licenza riguarda strutture ricettive. Per gli alberghi e per i difensori nei contenziosi antitrust, il tasso di occupazione emerge come parametro rilevante nella verifica della proporzionalità del compenso e dell’eventuale eccessività del prezzo richiesto.

Come è indicizzato

Materieconcorrenzaabuso di posizione dominantediritto d'autoreorganismi di gestione collettivasettore alberghiero

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