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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37831/2022 del 06/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: nel frattempo (comunicazioni del 26/01/2022) era stata concessa al condannato la detenzione domiciliare richiesta, venendo meno l'interesse concreto alla decisione del ricorso. Per tale sopravvenuta inammissibilità non sono state irrogate sanzioni accessorie né condanne alle spese, in linea con la giurisprudenza consolidata citata nella sentenza.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Zambetti aveva chiesto il differimento provvisorio della pena, anche in forma di detenzione domiciliare. Il Magistrato di sorveglianza di Milano dichiarò l'istanza inammissibile perché non erano stati rappresentati elementi di novità rispetto a una procedura analoga già in corso e per la quale era stata disposta perizia. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che sussistevano elementi di novità che avrebbero imposto al giudice di trattare il merito e non di dichiarare l'inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, cod. proc. pen.

    L'articolo è richiamato come riferimento alle cause di inammissibilità previste dal codice; la Corte osserva che la declaratoria di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse è distinta dalle cause previste da questa norma e non comporta automaticamente le sanzioni ivi previste.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato insieme all'art. 591 per indicare le ipotesi codicistiche di inammissibilità o estinzione del motivo; la Corte sottolinea che la sopravvenuta mancanza di interesse non rientra nelle fattispecie che comportano le conseguenze sanzionatorie previste da questo comma.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U, n. 20/09/1996 Vitale; Sez. U, n. 7/25/06/1997 Chiappetta; Sez. 6, n. 22747/06/03/2003 Caterino; Sez. 2, n. 30669/17/05/2006 De Mitri)

    Sezioni Unite e sezioni semplici hanno stabilito che la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione del ricorso per cassazione non comporta la condanna del ricorrente alle spese del procedimento né al pagamento della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende

    La Corte applica tale orientamento: quando il ricorso diventa privo di interesse per effetto di eventi sopravvenuti favorevoli al ricorrente, la dichiarazione di inammissibilità non determina condanna a spese o sanzioni pecuniarie.

Massime di principio

  • Se dopo la proposizione di un ricorso sopravvengono atti o provvedimenti che soddisfano la richiesta del ricorrente (es. concessione della detenzione domiciliare), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta carenza di interesse è distinta dalle cause di inammissibilità previste dal codice (art. 591 e art. 606 c.p.p.): quando l'inammissibilità dipende dalla perdita di interesse non si applicano automaticamente le sanzioni accessorie o le condanne alle spese.
  • Il giudice di merito può dichiarare inammissibile un'istanza per mancanza di novità rispetto a procedimenti già pendenti; il ricorrente che addita "novità" deve dimostrare concretamente elementi nuovi e rilevanti non già valutati nella procedura in corso.
  • Prima di proseguire in Cassazione, è opportuno verificare lo stato sostanziale della posizione (eventuali provvedimenti sopravvenuti) per evitare ricorsi destinati a diventare privi di interesse.
  • In situazioni analoghe, il difensore dovrebbe tempestivamente comunicare alla Corte eventuali provvedimenti favorevoli sopravvenuti per ottenere la pronuncia di inammissibilità senza oneri, e documentare con precisione le novità se si contesta una declaratoria di inammissibilità per carenza di elementi nuovi.

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