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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24899/2023 del 08/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere disposta per il reato di cui all'art. 416-bis c.p.. Tre motivi: 1) carenza della motivazione (presunta motivazione per relationem senza specifiche risposte alle doglianze); 2) vizio nella valutazione della gravità indiziaria, poiché i gravi indizi si fonderebbero principalmente sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia senza adeguata valutazione della loro attendibilità né riscontri individualizzanti; 3) contestazione della sussistenza delle esigenze cautelari e della presunta esclusiva adeguatezza della custodia cautelare in carcere.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato. La Corte ha ritenuto che: 1) l'ordinanza impugnata non si risolve in una mera motivazione per relationem poiché il Tribunale del riesame ha svolto un'autonoma valutazione degli elementi indizianti e ha fornito adeguata motivazione, anche se parte consistente dell'ordinanza ricostruisce il contesto associativo; 2) la gravità indiziaria è adeguatamente motivata mediante convergenti fonti (dichiarazioni dei collaboratori, intercettazioni) e riscontri oggettivi, in particolare conversazioni che documentano il ruolo del ricorrente nella gestione della cosiddetta "bacinella comune"; 3) sussiste la presunzione di pericolosità ed adeguatezza della custodia cautelare in carcere nel caso di associazione mafiosa e il ricorrente non ha fornito elementi concreti per superarla. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Reato contestato (associazione di tipo mafioso). La norma è posta alla base della misura cautelare; la Corte ritiene che per tale reato la ricostruzione del contesto associativo e le convergenti fonti indizianti (dichiarazioni di collaboratori e intercettazioni) possano legittimare la conclusione sulla gravità indiziaria

  • principio giurisprudenziale: duplice presunzione di pericolosità e adeguatezza della custodia cautelare in carcere nei delitti di associazione mafiosa

    Nel contesto di reati associativi gravi il giudice applica una presunzione che rende più agevole l'applicazione della custodia cautelare in carcere; il ricorrente deve fornire elementi concreti per superare tale presunzione e dimostrare l'adeguatezza di misure meno afflittive

  • art. 94 disp. att. cod. proc. pen. (adempimenti di cancelleria)

    Richiamato per gli adempimenti consequenziali alla dichiarazione di inammissibilità (trasmissione atti alla cancelleria per gli effetti previsti dalla norma)

Massime di principio

  • Nei procedimenti per associazione mafiosa (art. 416-bis) una motivazione che ricostruisce il contesto associativo in modo dettagliato è rilevante e può giustificare la custodia cautelare anche se gran parte dell'ordinanza è dedicata al quadro generale: non è per ciò sola una motivazione apparente
  • La mera censura generica della "motivazione per relationem" è debole: il ricorrente deve indicare con precisione quali specifiche doglianze non siano state affrontate dal giudice per dimostrare carenza motivazionale
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se convergono con altre fonti (intercettazioni, ruoli attivi emersi dalle conversazioni, riscontri oggettivi), possono costituire elemento valido ai fini della gravità indiziaria anche in assenza di ogni singolo riscontro individuale
  • Per superare la presunzione di pericolosità e l'adeguatezza della custodia cautelare in carcere il difensore deve proporre elementi concreti e specifici (es.: prova di idonee misure meno afflittive, gravi e concreti elementi di inattendibilità delle dichiarazioni, impossibilità reale di reiterazione del reato) e non solo affermazioni generiche
  • Le impugnazioni cautelari devono essere ben articolate: contestazioni vaghe dei criteri valutativi adottati dal giudice di merito sono difficili da accogliere dinanzi ai giudici superiori

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