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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43257/2023 del 24/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza con cui la Corte d'appello di Napoli aveva confermato l'assoluzione di Vanacore per i reati di usura e di estorsione. Deducevano: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sul punto dell'usura, sostenendo che l'usura si consuma già con la promessa e che quindi il mancato incasso di cambiali e assegni era irrilevante perché l'accordo usuraio si sarebbe comunque perfezionato; (2) vizio logico riguardo all'estorsione, sostenendo che la minaccia di incassare l'assegno era finalizzata a ottenere ulteriori cambiali. I ricorrenti sostenevano che la decisione dei giudici di merito non avrebbe tenuto conto correttamente degli elementi costitutivi dei reati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i motivi proposti si risolvessero in una richiesta di nuova valutazione delle prove, attività non consentita al giudice di legittimità. I giudici di merito avevano infatti condivisibilmente ricostruito che era insorta una controversia sul calcolo degli interessi, che le cambiali non erano state azionate né negoziate e che il trattenimento dell'assegno e l'azione esecutiva intrapresa non integravano la novazione dell'obbligazione né dimostravano l'elemento soggettivo dell'usura. Parimenti veniva esclusa la condotta estorsiva in quanto le pressioni erano riconducibili alla lite sulle divergenze circa gli interessi. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, dl. n. 137 del 2020

    il procedimento si è celebrato con contraddittorio scritto ai sensi di tale disposizione; si tratta della norma che ha disciplinato modalità processuali in periodo emergenziale

  • art. 616 cod. proc. pen.

    previene la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e a una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorsi dichiarati inammissibili

Massime di principio

  • La Cassazione non è competente a riformare decisioni quando il motivo di ricorso si risolve in una richiesta di riesame delle prove: i vizi devono essere di diritto o consistenti in contraddizioni logiche rilevanti, non in una diversa valutazione fattuale.
  • Per l'accertamento dell'usura è necessario dimostrare sia l'an (accordo e tasso usurario) sia il dolo specifico; il mero trattenimento di garanzie (assegni, cambiali) non è automaticamente indice di usura se i giudici ritengono che non vi sia stata novazione o incremento usurario degli interessi.
  • La condotta di incassare un titolo o di esercitare azioni esecutive non si qualifica automaticamente come estorsione: occorre provare la minaccia illegittima finalizzata a costringere la vittima a un comportamento a vantaggio dell'autore, e non semplicemente l'esercizio di un diritto di credito contestato.
  • In contenziosi su interessi e garanzie (assegni, cambiali) i contrasti sul calcolo e sulla volontà delle parti possono legittimare comportamenti assertivi del creditore senza che ciò configuri reati, se manca la prova del soggetto con intenzioni illecite.
  • Chi intende impugnare decisioni penali in Cassazione deve formulare motivi che attengano a violazioni di norme o a profili di diritto interpretabili come vizio logico-giuridico, evitando di trasformare il ricorso in un mezzo per rivedere massivamente la prova.

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