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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2623/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte d'appello, deducendo violazione dell'art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p. per mancata o apparente motivazione: la difesa sosteneva che le scuse offerte dall'imputato alle vittime di distinti reati improcedibili (minacce e percosse, per i quali era intervenuta remissione di querela) avrebbero dovuto essere valutate come elemento favorevole ai fini dell'attenuazione del trattamento sanzionatorio relativo al reato procedibile (ricettazione di arma da sparo clandestina).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Pur rilevando che la Corte territoriale non aveva dato argomentazione specifica su quel punto, la Cassazione ha ritenuto che il Tribunale di primo grado avesse motivato la negazione delle attenuanti generiche valorizzando il grave e numeroso curriculum di precedenti penali dell'imputato (criterio della vita anteatta ex art. 133 c.p.), elemento idoneo a giustificare la mancata concessione delle attenuanti. Inoltre la Corte ha affermato che le scuse rese in relazione a reati distinti e non più procedibili non possono produrre effetti attenuanti rispetto al reato per cui si procede (ricettazione). Per effetto del rigetto è stata altresì confermata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e), codice di procedura penale

    La norma disciplina i motivi di ricorso per cassazione relativi alla motivazione. Nel caso la Corte ha ritenuto infondato il motivo perché, sebbene la Corte d'appello non avesse argomentato specificamente, la motivazione del Tribunale (sulla base dei precedenti penali) era sufficiente a giustificare l'esito.

  • art. 133, codice penale

    L'articolo indica i criteri per la valutazione delle circostanze attenuanti generiche (tra cui la vita anteriore dell'imputato). La Corte ha dato rilievo al 'curriculum criminale' quale elemento decisivo per escludere le attenuanti.

  • art. 616, codice di procedura penale

    La norma consente la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese in base a tale disposizione.

Massime di principio

  • Le scuse o il ravvedimento manifestati rispetto a reati distinti e non più procedibili non producono effetti attenuanti automatici rispetto a un diverso reato per cui è in corso processo: la valutazione delle attenuanti va riferita al fatto specifico per cui si procede.
  • Per contestare la motivazione in cassazione è necessario dimostrare che nel complesso del giudizio non esista alcuna valutazione idonea a sorreggere la decisione: motivazioni adeguate in primo grado possono sopperire a carenze parziali della motivazione di secondo grado.
  • Il curriculum giudiziario (vita anteatta, precedenti penali) resta un criterio centrale nella valutazione delle circostanze attenuanti generiche e può prevalere su comportamenti post delictum, se questi ultimi non risultano riferiti allo stesso fatto.
  • Quando si invoca la mancanza di motivazione, è efficace evidenziare l'assenza totale di elementi valutativi nel giudizio di merito; se invece elementi rilevanti sono già emersi nel primo grado, la cassazione tende a considerare la motivazione complessiva della vicenda.
  • L'accoglimento di remissioni di querela rende improcedibili i reati oggetto di remissione e limita la rilevanza, ai fini sanzionatori, delle azioni riparatorie compiute in relazione a tali reati rispetto ad altri procedimenti.

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