Cassazione Civile, Sentenza n. 22040/2024 del 05/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La C.A.M. aveva pagato a Telecom Italia € 80.538,64 per lo spostamento di impianti di telecomunicazione che ostacolavano la costruzione di un posteggio multipiano su area comunale; avendo pagato con riserva di rivalsa, ha chiesto il rimborso. Telecom ha eccepito difetto di legittimazione e ha contestato il diritto al rimborso sulla base della titolarità e del contenuto della servitù di condotte telefoniche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il quinto motivo di ricorso della C.A.M. (omesso esame di fatto decisivo) ritenendo che la Corte d'appello non avesse esaminato la lettera del Comune di Roma del 21/10/2010 né la condotta di Telecom rispetto a quella nota, fatti non contestati e potenzialmente decisivi ai fini della ripetizione di quanto pagato. Per tale ragione la sentenza d'appello è cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Roma, altra composizione, per un nuovo esame. Gli altri motivi di ricorso sono dichiarati assorbiti. Il giudice del rinvio regolerà anche le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 92 d.lgs. n. 259/2003 (Codice delle comunicazioni)
"Il proprietario ha sempre facoltà di fare sul suo fondo qualunque innovazione, ancorché essa importi la rimozione od il diverso collocamento degli impianti, dei fili e dei cavi, né per questi deve alcuna indennità, salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che costituisce la servitù."
La norma tutela la facoltà del proprietario di innovare il fondo servente e stabilisce che l'esercente il servizio (gestore) è generalmente tenuto a sostenere gli oneri per rimozione o spostamento dei suoi impianti, salvo diversa previsione nell'autorizzazione o nell'atto che costituisce la servitù.
art. 122 r.d. n. 1775/1933
Richiamata insieme al Codice delle comunicazioni per regolare i rapporti inerenti le servitù di condotte telefoniche; viene intesa come norma che attribuisce obblighi di spostamento al titolare della servitù quando l'innovazione del proprietario lo richieda, ma il contenuto concreto dipende dall'atto costitutivo della servitù.
art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.
Consente la cassazione per omesso esame di un fatto storico decisivo quando risultante dagli atti e oggetto di discussione. La Corte ha applicato questa disposizione per censurare la mancata considerazione della lettera del Comune e della condotta di Telecom.
artt. 112, 115, 116, 167, 342 cod. proc. civ.
Norme processuali richiamate nelle doglianze sul corretto esercizio dell'onere della prova, sull'istruzione della causa e sulla valutazione delle eccezioni e delle prove in sede d'appello; la Corte ha ritenuto tuttavia prevalente il vizio per omesso esame di fatti decisivi.
art. 2697 cod. civ.
Principio sul riparto dell'onere della prova; richiamato nel ricorso per sostenere che Telecom avrebbe dovuto provare la base dell'eccezione relativa alla servitù.
Cass. Sez. U, Sent. n. 8053/2014
Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui l'omesso esame di elementi non integra automaticamente il vizio di cui all'art. 360 n.5 se il fatto storico è comunque stato considerato nel complesso; la Corte ne ha tratto parametri per valutare la decisività dell'omessa analisi.
Cass. Sez. 2, Sent. n. 29617/2022
Richiamata per i principi su limiti dell'esercizio della servitù e sulla conseguente responsabilità del gestore di rimuovere o spostare impianti che ostino all'uso del fondo servente, a meno che l'autorizzazione non disponga diversamente.
Massime di principio
- Quando il proprietario (o il concessionario del Comune) sostiene spese per lo spostamento di impianti di rete, il diritto di ottenere il rimborso dipende dall'esistenza e dal contenuto dell'atto che costituisce la servitù o dall'autorizzazione amministrativa: se l'atto prescrive che l'operatore sopporti gli oneri, il rimborso è dovuto.
- Chi alegga di avere titolo per agire in nome o per conto del proprietario (es. concessionario comunale) deve produrre l'atto amministrativo o negoziale che attribuisce quella rappresentanza o i relativi poteri, perché la legittimazione è elemento decisivo.
- Il gestore della rete, in linea di principio, è tenuto a rimuovere o spostare i propri impianti necessari per consentire innovazioni del proprietario; l'onere economico grava sul gestore salvo diversa pattuizione o disposizione concessoria.
- Nei giudizi d'appello e in cassazione, il mancato esame di documenti o fatti decisivi (es. comunicazioni/amministrative non valutate) può comportare la cassazione per omesso esame ai sensi dell'art. 360 n.5 c.p.c.; pertanto il giudice di merito deve motivare esplicitamente sulla rilevanza di tali elementi.
- Se il pagamento è effettuato 'con riserva di rivalsa' è essenziale documentare l'animus e le comunicazioni intercorse con il gestore per rafforzare la richiesta di ripetizione; l'assenza di contestazione della controparte su fatti rilevanti può assumere rilievo probatorio.
- La parte che invoca l'esistenza o il contenuto di una servitù o di una clausola autorizzativa deve produrre l'atto costitutivo della servitù; il semplice richiamo normativo senza prova documentale può non essere sufficiente.
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