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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21094/2024 del 29/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli del 16/11/2023 che confermava il sequestro preventivo di beni (libreria "Libreria dei Borbone", quote societarie, azienda Creator Vesevo s.r.l., conti correnti e denaro) ritenuti profitto di reato in relazione a indagini su un'associazione per delinquere finalizzata alla monetizzazione illecita del "bonus cultura". I ricorrenti contestavano: 1) l'assenza di gravità indiziaria e la non configurabilità del reato di cui all'art. 640-bis c.p.; 2) la qualificazione come indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter) anziché truffa; 3) l'inutilizzabilità di atti di indagine compiuti oltre i termini; 4) l'illegittima escussione come testimoni di alcuni fruitori del bonus (che sarebbero dovuti essere subito indagati); 5) l'assenza di pertinenzialità e la erronea quantificazione del profitto, con dedotta lecita provenienza di alcune somme.

La decisione

La Corte ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto inammissibili i motivi che miravano a rimettere in discussione la qualificazione giuridica della condotta (art. 640-bis) perché già pacificamente definità dalla sentenza della Cassazione che aveva annullato e rinviato; ha respinto le doglianze sull'inutilizzabilità della prova come generiche e non specifiche; ha ritenuto legittima l'escussione iniziale dei titolari del bonus come sommari informatori, con trasformazione delle loro posizioni solo quando emersi indizi di reità; ha ritenuto corretta la scelta di disporre il sequestro anche per equivalente e ha giudicato adeguata, in sede cautelare, la quantificazione del profitto alla luce delle ammissioni e dei dati indiziari (es. utilizzi in un'unica soluzione da 500 euro). Conseguentemente i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati (tra l'altro) alle spese.

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che la condotta contestata costituisca truffa aggravata ai danni dello Stato, come già affermato dalla sentenza rescindente; la qualificazione in termini di 640-bis non poteva essere riesaminata nel giudizio di rinvio cautelare.

  • art. 316-ter cod. pen.

    La difesa proponeva la derubricazione in indebita percezione di erogazioni pubbliche; la Corte ha escluso la possibilità di tale derubricazione in sede di riesame cautelare quando la Cassazione ha già accertato la natura truffaldina del comportamento.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Il giudice del rinvio è vincolato ai principi affermati dalla Cassazione nella decisione rescindente e limitato all'esame dei punti oggetto dell'annullamento, salvo sopravvenienza di nuovi elementi di fatto.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Rilevanza dell'articolo in quanto norma di riferimento per i ricorsi contro le ordinanze cautelari; le impugnazioni avverso ordinanze emesse ai sensi dell'art. 324 sono sindacabili in Cassazione solo per violazione di legge.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Il giudizio di cassazione avverso ordinanze di riesame è consentito solo per violazione di legge; le censure sulla motivazione sono ammissibili solo se vi è totale assenza o apparente motivazione.

  • art. 407, comma 3 e art. 505 cod. proc. pen.

    art. 407, comma 3; art. 505

    Richiamati dalla difesa per contestare inutilizzabilità di atti compiuti oltre i termini; la Corte ha ritenuto la doglianza generica e non sufficientemente circostanziata per essere accolta.

  • art. 63, comma 2, cod. proc. pen.

    Rilevato nel contesto della contestazione sulla qualità delle escussioni: la Corte ha condiviso che i titolari del bonus possono essere escussi come sommari informatori e solo successivamente acquisire status difensivo quando emergono indizi.

  • principio della confisca per equivalente (giurisprudenza: Sez. U n. 42415/2021)

    Sez. U, n. 42415 del 27/5/2021

    Si conferma la possibilità di sequestrare beni anche non direttamente acquistati con il profitto del reato (confisca per equivalente) e che la prova dell'origine lecita di specifiche somme non impedisce l'adozione della misura cautelare patrimoniale se vi è ragionevole sospetto di accrescimento patrimoniale illecito.

Massime di principio

  • Se la Corte di legittimità, in sede rescindente, ha già qualificato la fattispecie (es. come truffa ai sensi dell'art. 640-bis), il giudice del rinvio non può rideterminare la qualificazione giuridica in sede cautelare e resta vincolato alla ricostruzione operata dalla Cassazione relativamente ai punti oggetto dell'annullamento.
  • Le censure sull'inutilizzabilità della prova devono essere specifiche e dettagliare quali atti sono ritenuti viziati; eccezioni generiche vengono rigettate in sede cautelare.
  • L'escussione iniziale di soggetti poi coinvolti può avvenire nella veste di sommari informatori e le loro dichiarazioni non sono automaticamente inutilizzabili: vanno valutati i momenti in cui sono emersi indizi tali da imporre il riconoscimento delle garanzie difensive.
  • In fase cautelare, indizi obiettivi e coerenti (es. utilizzi in un'unica soluzione del buono da 500 euro) possono legittimare la quantificazione del profitto e il sequestro anche in via preventiva; la verifica definitiva della misura e delle quantità compete al merito.
  • La confisca per equivalente rende aggredibili anche beni acquistati prima del reato o non direttamente pertinenti, quando si ritenga che il patrimonio complessivo rappresenti l'accrescimento derivante dall'attività illecita; la prova dell'origine lecita di una somma non è di per sé ostativa alla misura cautelare patrimoniale.

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