Cassazione Penale, Sentenza n. 39626/2024 del 29/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 314 cod. proc. pen., sostenendo che la Corte territoriale non abbia specificato se la condotta ostativa fosse dolosa o colposa e non abbia svolto un esame critico degli elementi che hanno portato al rigetto della domanda di riparazione; lamenta inoltre che la Corte abbia semplicemente ripreso le argomentazioni dei provvedimenti cautelari senza valutare autonomamente il comportamento dell'indagato nella fase cautelare
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello, che, in qualità di giudice della riparazione e con autonomia di giudizio ex art. 314 c.p.p., ha valutato in termini oggettivi la sussistenza di una condotta di colpa grave del Masiello. Nonostante l'assoluzione penale, la Corte territoriale ha ritenuto che il possesso di un quantitativo di stupefacente (marijuana e hashish) ben oltre la soglia indicativa per l'uso personale (d.m. 11/04/2000) costituisse comportamento macroscopicamente negligente e imprudente, idoneo a giustificare l'intervento dell'Autorità e dunque ostativo al riconoscimento dell'indennizzo. Perciò la domanda di riparazione è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione valuta autonomamente se la persona ha contribuito con dolo o colpa grave alla propria detenzione. La colpa rilevante è quella oggettiva (componente materiale), valutata secondo il parametro "id quod plerumque accidit", e non coincide con la "colpa penale"; essa esclude l'indennizzo quando consiste in violazione macroscopica di regole o condotte gravemente negligenti e prevedibili come idonee a provocare l'intervento dell'Autorità giudiziaria
d.m. 11 aprile 2000 (valori-soglia per uso personale)
Fornisce i criteri/valori-soglia indicativi per distinguere il possesso per uso personale da quello per spaccio; il possesso di quantità eccedenti tali soglie, anche se poi penalmente ritenuto non rilevante, può integrare un illecito amministrativo e costituire indice di grave negligenza ostativa al riconoscimento della riparazione
Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez. 4, n. 10653 del 12/07/2012 - Leka)
Confermato l'indirizzo secondo cui il possesso di quantità di stupefacenti eccedenti il valore-soglia può costituire comportamento gravemente colposo, ostativo all'indennizzo, in quanto idoneo a provocare l'intervento della polizia giudiziaria
Massime di principio
- Il giudice della riparazione valuta autonomamente, con criterio ex ante e oggettivo, se la condotta dell'interessato abbia contributo con dolo o colpa grave alla sua detenzione: non conta l'esito penale ma la prevedibilità oggettiva dell'intervento dell'Autorità
- La "colpa grave" rilevante ai fini della riparazione è un concetto oggettivo e materiale: comportamenti macroscopicamente negligenti o imprudenti che, secondo il parametro id quod plerumque accidit, potevano ragionevolmente determinare l'intervento della polizia o dell'Autorità giudiziaria
- Il possesso di sostanze stupefacenti in quantità superiori ai valori-soglia del d.m. 11/04/2000, pur non sufficiente a condannare penalmente, può integrare una forma di grave negligenza o un illecito amministrativo tale da escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione
- Per ottenere la riparazione è utile dimostrare elementi oggettivi che escludano la prevedibilità dell'intervento dell'Autorità (es. quantità compatibili con uso personale, assenza di altre circostanze indizianti) e contestare con argomentazione specifica e critica l'esistenza di condotte macroscopicamente negligenti
- La Corte di Cassazione richiede che il giudice della riparazione dia un percorso logico-motivazionale autonomo: se il giudice ha svolto tale valutazione critica e motivata, la sua decisione di rigetto sarà difficile da riformare in sede di legittimità
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