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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17184/2022 del 03/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 15/07/2020 che aveva rigettato l'istanza di ammissione alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale per la porzione residua della pena relativa ai reati di tentato sequestro di persona e omicidio volontario. Il ricorrente, assistito dall'avv. Marco Ferrero, ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, denunciando argomentazioni illogiche, contraddittorie e non conformi ai criteri ermeneutici applicabili all'istituto dell'affidamento in prova.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta rinunzia del ricorrente, che il 10/02/2022 ha rinunciato ritualmentee al ricorso in quanto era stato ammesso alla misura alternativa dall'07/04/2021. Il Procuratore Generale aveva chiesto l'inammissibilità. La Corte, richiamando la sentenza della Corte costituzionale n.186/2000 e rilevando l'assenza di elementi di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, ha comunque applicato l'art. 616 cod. proc. pen.: ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della cassa delle ammende di euro 500,00. Decisione resa il 26/04/2022.

Norme richiamate

  • Sentenza Corte costituzionale n.186

    «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità»

    La Corte costituzionale è richiamata per il principio secondo cui va valutato se la parte abbia determinato la causa di inammissibilità per propria colpa; nella fattispecie il giudice non ha riscontrato elementi di colpa nel comportamento del ricorrente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Predispone le conseguenze per il ricorso dichiarato inammissibile: il giudice può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende, qui equitativamente fissata in euro 500,00.

Massime di principio

  • Se, prima della decisione della Corte suprema, il ricorrente ottiene l'oggetto del gravame (es. viene ammesso alla misura alternativa richiesta), il ricorso può risultare inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse.
  • La rinunzia formale depositata in cancelleria è idonea a determinare l'inammissibilità del ricorso; la decorrenza e la formalità della rinunzia sono rilevanti.
  • Anche quando la rinunzia deriva da una causa sopravvenuta non imputabile al ricorrente, il giudice può applicare le conseguenze di cui all'art. 616 cod. proc. pen., con condanna alle spese e al versamento di una somma alla cassa delle ammende; tuttavia il giudice valuta l'eventuale colpa alla luce dei principi della Corte costituzionale (es. sent. n.186/2000).
  • Per evitare oneri economici, il ricorrente che intenda rinunziare dovrebbe documentare l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e chiedere espressamente l'esclusione di responsabilità aggravata, ma non è garantito che ciò eviti l'applicazione di art. 616.
  • Se il motivo del ricorso è la contestazione della motivazione del Tribunale di sorveglianza sull'ammissibilità di una misura alternativa, valutare attentamente il rischio di sopravvenuta perdita di interesse (p.es. concessione della misura in sede esecutiva) prima di proseguire in Cassazione.

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