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Sentenza

Sentenza n. 6880/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima) n. 00117/2025.

Giustizia amministrativa202503233

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Emilia-Romagna che aveva respinto il ricorso contro la disciplina regionale sul distanziamento dai luoghi sensibili, la mappatura comunale e la comunicazione comunale di cessazione o delocalizzazione della sala bingo

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni pubbliche)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società appellante contestava la disciplina regionale e gli atti comunali applicativi in materia di contrasto al gioco d'azzardo patologico e localizzazione delle sale giochi e delle sale scommesse entro 500 metri dai luoghi sensibili. Deduceva che la mappatura comunale e la conseguente comunicazione di cessazione o delocalizzazione producessero un effetto sostanzialmente espulsivo dell'attività dal territorio comunale, in violazione della disciplina regionale e dei principi costituzionali di libertà di iniziativa economica, proporzionalità e ragionevolezza. Censurava inoltre la sentenza di primo grado per avere escluso l'effetto espulsivo e per non avere considerato l'impossibilità concreta di individuare aree idonee alla delocalizzazione, lamentando un sacrificio sproporzionato dell'attività imprenditoriale rispetto alle esigenze di tutela della salute pubblica. Nel corso del giudizio il Comune adottava un'ordinanza di chiusura definitiva della sala bingo; la società proponeva avverso tale atto un autonomo ricorso, cautelarmente accolto dal TAR in attesa della definizione dell'appello. Successivamente, la società dichiarava il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione dell'appello e il Codacons aderiva a tale dichiarazione.

La decisione

Il Consiglio di Stato non ha esaminato nel merito le censure contro la disciplina regionale, la mappatura comunale, la comunicazione di cessazione o delocalizzazione e la sentenza del TAR. Ha dichiarato l'appello improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l'interesse a ricorrere è una condizione dell'azione che deve permanere dall'introduzione del giudizio fino alla decisione. La dichiarazione della parte appellante di non avere più interesse alla decisione di merito ha quindi impedito la prosecuzione del giudizio, secondo la natura soggettiva del processo amministrativo. Le spese sono state integralmente compensate tra le parti, in ragione della particolarità della questione e dell'assenza di precedenti editi negli stessi termini.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    «improcedibile quando nel corso del giudizio sopravviene il difetto di interesse delle parti alla decisione»

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta una pronuncia di rito di improcedibilità.

Massime di principio

  • L'interesse a ricorrere costituisce una condizione dell'azione che deve sussistere non solo al momento della proposizione del ricorso, ma per tutta la durata del processo fino alla decisione.
  • La sopravvenuta dichiarazione della parte di non avere più interesse alla decisione di merito comporta l'improcedibilità del ricorso o dell'appello, senza necessità di esaminare le censure sostanziali.
  • Nel processo amministrativo, avente natura soggettiva, la dichiarazione della parte interessata di sopravvenuta carenza di interesse giustifica una sentenza di rito; tale carenza è rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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