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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8535/2022 del 14/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per riparazione per ingiusta detenzione: Iudicone era stato arrestato in relazione a un procedimento per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e poi assolto con verdetto confermato in appello. La difesa ha denunciato vizi ai sensi delle lett. b), c) e e) dell'art. 606 c.p.p., sostenendo che la Corte d'appello della riparazione aveva erroneamente valorizzato condotte non pertinenti o elementi riferibili ad altri reati (ad es. lavori di ristrutturazione dell'immobile in cui terzi avrebbero commesso reati) e che la condotta contestata era occasionale e non poteva ritenersi concausa dell'errore giudiziario che determinò l'arresto.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello che aveva individuato elementi concreti di 'contiguità' dell'istante al sodalizio criminoso (collaborazione con lo zio apicale del gruppo, condanna definitiva per acquisto di 253 g di eroina in concorso con lo stesso, rinvenimento di armi presso un'abitazione dell'istante in ristrutturazione) idonei a integrare una colpa grave ostativa al diritto alla riparazione. La Corte ha ricordato il principio di autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio di cognizione e la necessità di motivare su fatti concreti che dimostrino negligenza grave o condotte che abbiano contribuito, anche come concausa, a determinare la falsa apparenza di responsabilità penale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero, liquidate in euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    richiamato nella sentenza come norma per l'adozione dei provvedimenti richiesti dal Procuratore generale

    norma richiamata per le statuizioni conclusive in caso di rigetto del ricorso; nessuna interpretazione sostanziale della norma nel testo

  • art. 606 c.p.p.

    lett. b), c) e e) (motivi di impugnazione invocati dal ricorrente)

    gli errori denunciati erano riferiti ai vizi di motivazione e valutazione degli elementi probatori ai sensi di detta disposizione; la Corte ha ritenuto il motivo infondato

  • Giurisprudenza citata

    Sez. U., sent. n. 34559 del 26/6/2002 (Rv. 222263); Sez. 4, sent. n. 9212 del 13/11/2013 (Rv. 259082); Sez. 4 n. 11150 del 19/12/2014 (dep. 2015, Rv. 262957)

    richiamati i precedenti che definiscono i criteri per la valutazione autonoma del giudice della riparazione (esame ex ante della condotta del detenuto, valutazione autonoma rispetto al giudizio di merito, necessità di fatti concreti per ritenere dolo o colpa grave)

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta autonomamente se il detenuto abbia concorso con dolo o colpa grave a determinare la propria detenzione, esaminando fatti concreti e la condotta prima e dopo la privazione della libertà.
  • L'assoluzione nel giudizio di merito non determina automaticamente il diritto alla riparazione: se emergono comportamenti del detenuto che hanno creato o contribuito a creare l'apparenza di responsabilità penale, la riparazione può essere esclusa.
  • Elementi come rapporti di collaborazione continuativa con soggetti apicali del sodalizio, precedenti condanne collegate allo stesso circuito criminale o il rinvenimento di elementi probatori (es. armi) presso luoghi riferibili al ricorrente possono integrare una 'contiguità' tale da configurare colpa grave ostativa.
  • La valutazione deve essere motivata su fatti precisi e non su mere supposizioni; la condotta occasionale e non provata non costituisce di per sé concausa idonea a escludere la riparazione.
  • In sede di riparazione si valuta l'evento causale (se la condotta del detenuto ha effettivamente ingenerato la falsa apparenza che ha portato all'arresto), non la configurabilità astratta di reato.

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