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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32404/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di indennizzo per riparazione da ingiusta detenzione conseguente ad arresto e custodia cautelare in relazione al reato di concorso nell'arruolamento di foreign fighters (art. 270‑quater, comma 1, c.p.). VEAPI era stato condannato in primo e secondo grado ma la condanna era stata annullata dalla Corte di cassazione e, nel giudizio di rinvio, era intervenuta sentenza assolutoria. La Corte d'appello (giudice della riparazione) ha esaminato il materiale probatorio (ordinanze cautelari, sentenze, intercettazioni, tabulati, perquisizioni, file informatici, dichiarazioni e nota DIGOS) e ha ritenuto che il comportamento del VEAPI — frequentazione e contiguità con l'Imam BOSNIC noto per attività di proselitismo e radicalizzazione, l'invito di quel soggetto a conferenze, l'ospitalità fornita alla delegazione, contatti successivi con i reclutati, il possesso di materiale propagandistico e taluni dialoghi intercettati di tenore ambiguo — costituisse colpa grave idonea a concorrere a creare la falsa apparenza di responsabilità che aveva dato causa all'adozione della misura cautelare, ostando così al riconoscimento dell'indennizzo.

La decisione

Il ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Venezia è stato rigettato. La Corte di legittimità ha confermato che il giudice della riparazione può svolgere una valutazione autonoma ed ex ante della condotta del richiedente, limitata però a verificare se vi sia stata dolo o colpa grave che abbia etiologicamente contribuito alla privazione della libertà. Ha ritenuto congrua la motivazione della Corte d'appello: dall'insieme degli elementi (contatti con l'Imam radicale, modalità dell'invito e dell'ospitalità, acquisizioni informatiche e intercettazioni di tenore ambiguo, nota DIGOS relativa alla convocazione per identificazione) emergeva una condotta di gravissima imprudenza/contiguità del VEAPI, idonea ad ostare al diritto all'indennizzo. È stato altresì ritenuto legittimo l'uso, nel procedimento di riparazione, di atti e informazioni acquisite d'ufficio purché conosciute o conoscibili dalle parti e pertinenti alla valutazione.

Norme richiamate

  • art. 270‑quater, comma 1, codice penale

    Norma che disciplina il reato di arruolamento di combattenti per attività terroristica; la fattispecie è quella che motivava l'iniziativa cautelare iniziale nei confronti del ricorrente

  • art. 299A codice di procedura penale

    Norma richiamata in relazione a istanze incidentali nel corso del procedimento cautelare (menzionata quale parte del quadro procedurale seguito), senza che la pronuncia modifichi la sua interpretazione sostanziale

  • art. 314, comma 1, codice di procedura penale

    Dispone il rimedio dell'indennizzo per ingiusta detenzione; la Corte ha applicato il principio secondo cui l'indennizzo può essere escluso se l'interessato ha dato o concorso a dar causa alla detenzione con dolo o colpa grave

  • art. 606, lett. e), codice di procedura penale

    Richiamato in tema di vizio per manifesta illogicità della motivazione: la Corte precisa che il giudizio di legittimità interviene solo per vizi manifesti

  • artt. 213 e 738, comma terzo, codice di procedura civile

    Articoli invocati per giustificare i poteri istruttori del giudice di riparazione: il giudice può chiedere d'ufficio informazioni alla pubblica amministrazione, incluse autorità di polizia, per acquisire documenti pertinenti

  • art. 657 codice di procedura penale

    Richiamato con riguardo alla computabilità di periodi di detenzione; la pronuncia menziona il riferimento giurisprudenziale sull'acquisizione di documenti per valutazioni connesse alla riparazione

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice svolge una valutazione autonoma ed ex ante della condotta del richiedente: non valuta la responsabilità penale ma se vi sia dolo o colpa grave che abbia etiologicamente contribuito alla misura cautelare.
  • La colpa grave ostativa all'indennizzo non richiede la prova di un reato: è sufficiente una condotta di eclatante negligenza, imprudenza o contiguità che abbia creato la falsa apparenza di pericolosità o colpevolezza.
  • Elementi non idonei ad affermare una responsabilità penale piena (es. intercettazioni equivoche, possesso di materiale propagandistico) possono comunque essere valutati nel giudizio di riparazione per accertare una condotta gravemente colposa, se concatenati in modo credibile ad altri riscontri fattuali.
  • Il giudice della riparazione può avvalersi di poteri istruttori e acquisire d'ufficio documenti e informazioni (anche di polizia) purché pertinenti e conosciuti o conoscibili dalle parti; l'acquisizione è lecita se rispettato il contraddittorio procedimentale.
  • Non è consentito al giudice della riparazione di dichiarare provati fatti che il giudice di cognizione ha ritenuto non provati; tuttavia può offrire diversa valutazione degli stessi elementi purché motivata e non in contrasto con statuizioni inevitabili del giudice di merito.
  • Per il richiedente che chiede l'indennizzo resta comunque un onere probatorio, ma il principio solidaristico dell'istituto giustifica un uso attivo dei poteri istruttori da parte del giudice quando le allegazioni risultino incomplete.
  • In pratica, in situazioni analoghe occorre valutare non solo se vi sia stata un'assoluzione, ma anche il comportamento anteriore e contestuale del detenuto: inviti a soggetti noti per attività estremiste, ospitalità, contatti ripetuti con soggetti poi coinvolti e possesso di materiale propagandistico, se provati, possono compromettere il diritto all'indennizzo.

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