Cassazione Penale, Sentenza n. 30655/2023 del 14/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto di revoca/parziale revoca della confisca disposto dalla Corte d'appello. Il Procuratore generale denunciava violazione di legge per presunta carenza o errata valutazione della motivazione e pererrata delimitazione del perimetro della pericolosità sociale e della confiscabilità di numerose società e beni, nonché contestava l'ammissione dell'appello di UNICREDIT. I Rappa (Filippo, Sergio, Maurizio) deducevano: violazione dell'art. 18, comma 3, D.lgs. 159/2011 per presunta decorrenza del termine quinquennale; violazione dell'art. 24 D.lgs. 159/2011 e dell'art. 649 c.p.p. per pretesa preclusione per ne bis in idem e per la mancata correlazione tra la proposta di confisca (quote societarie) e la pronuncia che aveva colpito specifici immobili di Villa Heloise; mancata disponibilità diretta del de cuius sui beni e l'illegittimità della confisca di singoli beni aziendali senza confisca totalitaria delle partecipazioni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale percheé le doglianze attengono alla motivazione di merito e non a vizi di legge deducibili in sede di legittimità; ha, invece, rigettato come infondati i ricorsi proposti da Rappa Filippo, Rappa Sergio e Rappa Maurizio. In sostanza la decisione di merito è confermata: la Corte d'appello aveva revocato la confisca di molti beni societari ma aveva mantenuto la confisca delle unità immobiliari realizzate su terreni acquistati illecitamente (via dei Cantieri e via Di Blasi) ritenute frutto o reimpiego dell'attività illecita e pertanto confiscabili anche se edificate con capitali leciti e formalmente intestate a società terze; inoltre la Corte ha ritenuto legittimo procedere alla confisca di singoli beni aziendali anche in assenza di confisca totalitaria delle quote quando quei beni risultano 'contaminati' dall'origine illecita.
Norme richiamate
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
richiamato dal Procuratore generale per contestare la motivazione d'appello; la Cassazione rileva che le doglianze sulla motivazione attengono al merito e non integrano un vizio di violazione di legge deducibile in sede di legittimità
art. 18, comma 3, D.lgs. 159/2011
termine quinquennale per l'azione di prevenzione ereditaria va computato tra la morte del proposto e la data della proposta, non tra morte e decreto; la contestazione dei ricorrenti in proposito è stata respinta
art. 24, D.lgs. 159/2011
regime della confisca di prevenzione: la confisca è ammissibile quando i beni risultino frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego; può colpire beni anche intestati a terzi quando la buona fede non sia provata e sussista un rapporto di inscindibile collegamento con la provenienza illecita
art. 20, comma 1, D.lgs. 159/2011
consente al Tribunale, anche d'ufficio, di disporre il sequestro dei beni riconducibili al proposto quando emergano elementi di sproporzione o di provenienza illecita; giustifica il sequestro/confisca anche di beni non specificamente indicati nella proposta
art. 24, comma 1-bis, D.lgs. 159/2011
prevede che la confisca di partecipazioni totalitarie si estenda ai beni aziendali; la Corte ha osservato che la norma non impedisce la confisca di singoli beni aziendali quando questi risultino illeciti
art. 649 cod. proc. pen.
invocato dai ricorrenti per ne bis in idem rispetto a precedente decisione penale; la Corte ha chiarito che non c'è automatismo tra confisca penale e confisca di prevenzione e che il giudicato penale preclude nuova pronuncia solo se i giudizi hanno medesimo oggetto e stessi presupposti
art. 4 legge 27 dicembre 1956, n. 1423 richiamato da art. 3-ter legge 31 maggio 1965, n. 575
norme richiamate sul ricorso per cassazione nel procedimento di prevenzione: il sindacato in Cassazione è limitato alla violazione di legge e non all'apprezzamento della motivazione di fatto
art. 2-ter, L. 31 maggio 1965, n. 575
richiamata per i principi di estensione del sequestro/confisca; la giurisprudenza interpretativa consente l'estensione dell'ablazione anche ai beni conseguenti per accessione
Massime di principio
- In sede di Cassazione nel procedimento di prevenzione il sindacato è principalmente di diritto: le censure sulla valutazione motivazionale dei fatti sono spesso inammissibili se ripropongono questioni di merito già esaminate dal giudice d'appello
- Il Tribunale ha poteri investigativi e può disporre sequestro/confisca anche di beni non specificamente indicati nella proposta quando emergano elementi che li collegano alla pericolosità o alla provenienza illecita (art. 20 D.lgs. 159/2011)
- La confisca di prevenzione può colpire beni intestati a terzi quando i beni sono il frutto o il reimpiego di attività illecite e la buona fede del terzo non è provata; l'interesse pubblico a rimuovere beni di origine illecita prevale rispetto agli interessi patrimoniali dei terzi
- Una precedente pronuncia penale favorevole (revoca di confisca su quote societarie) non impedisce automaticamente una confisca di prevenzione di altri beni (es. immobili edificati su terreni acquisiti illecitamente): il ne bis in idem opera solo se i giudizi hanno identico oggetto e presupposti
- La confisca di singoli beni aziendali non richiede necessariamente la confisca totalitaria delle partecipazioni societarie: se alcuni beni aziendali risultano 'contaminati' dall'origine illecita, possono essere confiscati separatamente
- Il termine quinquennale previsto dall'art. 18, comma 3, D.lgs. 159/2011 va valutato tra la morte del proposto e la data della proposta di prevenzione, non in relazione alla data del decreto
- Quando beni leciti sono inscindibilmente legati a beni di provata provenienza illecita (es. edificazione resa possibile grazie a terreni acquistati illecitamente), la confisca può investire l'intero risultato economico in ragione del principio di pertinenza prevenzionale
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