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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12144/2024 del 22/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione: in primo luogo l'affidamento in prova al servizio sociale, in subordine la detenzione domiciliare e la semilibertà. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta di affidamento in prova ritenendo sussistente pervicacia nella commissione di reati e mancanza di documentata attività lavorativa o risocializzante, e ha ritenuto non ammissibili misure alternative che non impongano limiti temporali e spaziali. Il ricorrente ha impugnato per cassazione per violazione dell'art. 125 c.p.p. e dell'art. 111 Cost. e per omessa pronuncia sulle misure domicialiare e di semilibertà.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente all'omessa pronuncia sulla richiesta di detenzione domiciliare: l'assenza di motivazione sul punto integra violazione dell'art. 125 c.p.p. e comporta annullamento con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Roma per nuovo esame della detenzione domiciliare. La richiesta di semilibertà è stata dichiarata originariamente inammissibile (pena da eseguire superiore a sei mesi) e quindi la censura relativa è inammissibile. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Imposizione dell'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; l'omessa pronuncia o la carenza argomentativa su una richiesta ammissibile integra vizio rilevante in Cassazione e può determinare l'annullamento.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato come parametro costituzionale collegato al diritto al giusto processo e all'obbligo di motivazione; nel caso la Cassazione ha valorizzato la garanzia del contraddittorio e della motivazione, sebbene la decisione si sia concentrata sull'art. 125 c.p.p.

  • ordinamento penitenziario (richiami generali)

    Richiamato nella parte in cui il Tribunale esclude misure alternative che non prevedano limiti temporali e spaziali ritenendole non previste dall'ordinamento penitenziario; la Corte segnala però che ciò non esonera il giudice dall'obbligo di pronunciarsi sulle misure effettivamente richieste e ammissibili.

Massime di principio

  • Il giudice deve pronunciare espressamente su ciascuna richiesta di misura alternativa che risulti ammissibile: l'omessa pronuncia configura violazione dell'art. 125 c.p.p. e può comportare annullamento con rinvio.
  • Le richieste manifestamente inammissibili (es. semilibertà quando la pena da eseguire è superiore ai limiti previsti dalla normativa) non sono sindacabili in Cassazione sul profilo della mancata pronuncia, essendo infondate fin dall'origine.
  • Una formula o clausola di stile nella istanza (es. richiesta che le limitazioni non ostacolino il percorso rieducativo) non va interpretata come domanda di misure non previste dall'ordinamento: il giudice non può rifiutare per tale motivo di pronunciarsi sulle misure effettivamente richieste.
  • La Corte di cassazione può disporre la sospensione dell'esecutività e l'annullamento parziale con rinvio per consentire al giudice di merito di esaminare specifiche misure alternative omesse nella motivazione.
  • In sede di valutazione dell'affidamento in prova il giudice può considerare la pervicacia nella commissione di reati e l'assenza di attività lavorativa/risocializzante come elementi ostativi, purché motivati; ma ciò non esonera dalla valutazione e dalla decisione anche delle misure subordinate presentate dall'istante.

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