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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27342/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto il reclamo contro l'ordine di esecuzione SIPE 724/22 relativo a due sentenze di patteggiamento. Il ricorrente sosteneva che il reato oggetto della prima sentenza di patteggiamento si era estinto di diritto per decorso del termine quinquennale ai sensi dell'art. 445 c.2 c.p.p. (8 ottobre 2019) e che, essendo estinto, non poteva essere revocata la sospensione condizionale della pena.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'estinzione "ipso iure" della sentenza di patteggiamento è condizionata all'assenza, nel quinquennio successivo, della commissione di altro delitto: l'elemento impeditivo è la commissione del delitto entro i cinque anni (non l'accertamento irrevocabile in quel momento). Pertanto la consumazione di altri reati nel quinquennio ha impedito l'effetto estintivo anche se l'accertamento definitivo è intervenuto successivamente. Inoltre la seconda sentenza di patteggiamento è idonea, ai sensi dell'art. 168, comma 1, n.1 c.p., a giustificare la revoca della sospensione condizionale. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 445, comma 2, cod. proc. pen.

    L'estinzione del reato oggetto di patteggiamento opera di diritto salvo che, nel quinquennio successivo, sia stata commessa altra condotta delittuosa: la norma consente l'operatività "ipso iure" ma questa è impedita dalla commissione di altro reato nel quinquennio, indipendentemente dal momento in cui tale condotta viene irrevocabilmente accertata.

  • art. 168, comma 1, n. 1, cod. pen.

    La commissione di un nuovo reato o la nuova condanna costituiscono titolo idoneo per la revoca della sospensione condizionale della pena; una successiva sentenza di patteggiamento può integrare tale titolo.

Massime di principio

  • L'estinzione automatica (ope legis) della pena derivante da patteggiamento è subordinata all'assenza di commissione di altri reati nel quinquennio successivo alla sentenza: ciò che conta è la data della commissione della nuova condotta, non la data in cui questa viene irrevocabilmente accertata.
  • La commissione, entro i cinque anni, di un reato impedisce l'effetto estintivo anche se la relativa condanna o altro accertamento definitivo intervengono successivamente.
  • Una successiva sentenza di patteggiamento o altra condanna può costituire titolo per revocare la sospensione condizionale ai sensi dell'art. 168 c.p.; pertanto la revoca può essere legittima anche se l'accertamento definitivo è posteriore al quinquennio, se la condotta è stata commessa nel quinquennio.
  • In casi analoghi la difesa dovrebbe documentare e provare tempestivamente l'assenza di fatti delittuosi nel quinquennio successivo alla sentenza di patteggiamento (date di commissione) o, se presenti contestazioni su date/elementi, impugnare le decisioni aventi ad oggetto le condotte successive opponendo elementi probatori sulla temporalità.
  • Per valutare la possibilità di impugnare una revoca della sospensione condizionale è cruciale distinguere tra momento della commissione del reato e momento dell'accertamento giudiziale; l'esito dipende dalla prova che la nuova condotta sia effettivamente avvenuta entro il quinquennio.

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