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Sentenza

Sentenza n. 2237/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202407252

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania n. 1201/2024, relativa all’impugnazione del decreto di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di opere abusive e dell’area pertinenziale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato la sentenza del TAR Campania che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro il decreto dirigenziale con cui il Comune di Napoli, accertata l’inottemperanza all’ordine di demolizione, aveva disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’immobile abusivo ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. 380/2001. L’appellante ha dedotto error in procedendo e in iudicando, violazione degli artt. 24 e 113 Cost., violazione dell’art. 2 c.p.a., ammissibilità del ricorso di primo grado e deficit istruttorio. Ha contestato la conclusione del TAR secondo cui il ricorso era inammissibile perché riproduceva motivi già dedotti contro il precedente diniego di condono e ordine di demolizione, senza formulare autonome censure relative all’atto acquisitivo. La vicenda riguardava opere realizzate al settimo piano di un edificio, per le quali la domanda di condono era stata rigettata e l’ordine di demolizione era stato già impugnato senza successo, con sentenza del TAR confermata dal Consiglio di Stato. Il giudicato aveva accertato sia la legittimità della procedura sia la mancata ultimazione delle opere entro il termine rilevante per il condono, secondo i criteri strutturale e funzionale, nonché il rispetto delle garanzie partecipative.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Ha rilevato che l’ordinanza di demolizione è l’atto presupposto del successivo provvedimento di acquisizione gratuita. Poiché la legittimità dell’ordine di demolizione era stata definitivamente accertata con giudicato, le censure rivolte contro la successiva acquisizione che miravano in realtà a rimettere in discussione vizi o presupposti dell’ordine demolitorio erano inammissibili per difetto di interesse: l’atto acquisitivo non produce, rispetto a tali profili, una lesione autonoma, già verificatasi con l’ordine di demolizione ormai inoppugnabile. Il giudice ha inoltre affermato che l’acquisizione, nel sistema sanzionatorio edilizio, è un atto dovuto e vincolato conseguente all’inottemperanza a un legittimo ordine di demolizione. Restano contestabili soltanto eventuali vizi propri dell’atto acquisitivo, che nel caso concreto non erano stati individuati. La riproposizione delle medesime questioni già definite è stata ritenuta contraria al ne bis in idem e alla stabilità del giudicato esterno. L’appellante è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 4.000 euro oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere abusive e dell’area pertinenziale in caso di inottemperanza all’ordine di demolizione

    Il provvedimento di acquisizione conseguente all’inottemperanza a un ordine di demolizione legittimo è un atto dovuto e vincolato; una volta consolidato l’ordine demolitorio, l’acquisizione può essere contestata soltanto per vizi propri.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Nel precedente giudizio era stato definitivamente accertato che il Comune aveva regolarmente comunicato i motivi ostativi e che la parte non aveva presentato osservazioni nei termini.

  • art. 2 c.p.a.

    La censura relativa alla violazione del giusto processo è stata disattesa, non risultando illegittima la dichiarazione di inammissibilità delle doglianze rivolte contro un atto già presupposto e definitivamente consolidato.

  • art. 24 Cost.

    Il richiamo al diritto di difesa non consente di riaprire, attraverso l’impugnazione dell’atto consequenziale, questioni già definite con giudicato.

  • art. 113 Cost.

    tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione

    La tutela giurisdizionale dell’atto acquisitivo resta circoscritta ai suoi vizi propri, senza estendersi a contestazioni ormai precluse relative all’ordine di demolizione.

Massime di principio

  • Quando l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale consegue all’inottemperanza a un ordine di demolizione, l’ordine demolitorio costituisce l’atto presupposto e l’acquisizione è, in presenza dei relativi presupposti, un atto dovuto e vincolato.
  • Divenuto inoppugnabile o definitivamente accertato l’ordine di demolizione, l’impugnazione del successivo provvedimento di acquisizione è ammissibile soltanto per vizi propri di quest’ultimo atto; non possono essere nuovamente dedotti i vizi o i presupposti riferibili all’ordine demolitorio.
  • Il provvedimento di acquisizione non presenta una lesività autonoma rispetto alle doglianze che riguardano esclusivamente l’ordine di demolizione, poiché la lesione derivante da tali profili si è già prodotta con l’atto presupposto.
  • La riproposizione, contro l’atto consequenziale, di questioni già decise con sentenza passata in giudicato è preclusa dal giudicato esterno e dal principio del ne bis in idem.
  • L’acquisizione gratuita prevista dall’art. 31 del d.P.R. 380/2001 presuppone un ordine di demolizione legittimo e la sua inosservanza; una volta accertati definitivamente tali presupposti, il giudice non può riesaminare le medesime questioni nell’impugnazione dell’atto acquisitivo.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniGiudizio di ottemperanza
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereLegittimazione e interesse a ricorrereNullità del provvedimentoDecadenza e tardività

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